martedì 29 giugno 2010

Corleone. Estorsioni ad un commerciante, arrestato il pregiudicato Liborio Corato

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Corleone, hanno tratto in arresto, su ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della Procura della Repubblica, Liborio Corato, 32enne pregiudicato di Corleone, con la pesante accusa di estorsione. Le indagini dei Carabinieri, coordinati dalla Procura, sono durate circa 3 mesi e sono state condotte con i più classici metodi e cioè tramite la ricerca e il sequestro di documenti, l’escussione di testimoni, le osservazioni e i pedinamenti.
Esse hanno permesso di appurare che Corato, attraverso più azioni violente e minacciose, aveva da circa un anno costretto un commerciante di auto della Provincia di Palermo e i suoi familiari a farsi consegnare diverse somme di denaro, per un totale di circa 13.000 euro e ne pretendeva altri 7.000. Al fine di ottenere l’ingiusto profitto, il pregiudicato non aveva risparmiato alla sua vittima diversi atti intimidatori, nonché esplicite minacce di morte anche nei confronti dei più stretti familiari. Dagli elementi raccolti, infatti, sembra che l’arrestato molte volte aveva seguito il commerciante, minacciandolo con una mazza da baseball e addirittura con una pistola. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale “Cavalacci” di Termini Imerese a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Palermo, 29 giugno 2010
NELLA FOTO: Liborio Corato

Sicilia.Tanti sindaci, in segno di protesta, hanno consegnato la fascia tricolore ai prefetti

Delegazioni di sindaci siciliani hanno incontrato, questa mattina, i prefetti per consegnare simbolicamente e in segno di protesta le fasce tricolori. L'iniziativa è stata organizzata dall’Anci-Sicilia per mantenere alta l'attenzione sui problemi (derivanti dal decreto 78 - oggi in discussione al Senato - e dalla delicata vicenda dei precari) «che stanno mettendo inginocchio molte amministrazioni locali». In particolare, a Palermo, una decina di amministratori, guidati da Giuseppe Siviglia, Vincenzo Di Girolamo e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente vice presidente vicario, vice presidente e segretario generale dell'Associazione dei comuni siciliani, sono stati ricevuti in prefettura facendosi portavoce dei disagi degli enti locali e sottolineando i "gravi problemi di ordine pubblico che si accompagnano ad un progressivo dramma sociale». Durante l'incontro, cui hanno preso parte, tra gli altri, anche i sindaci dei comuni di Corleone, Termini Imerese, Vicari, Petralia Sottana, Prizzi, Lascari e Chiusa Sclafani, Giuseppe Siviglia, anche in qualità di sindaco di San Giuseppe Jato, ha ribadito: «La manovra finanziaria, oltre ad operare un pesantissimo taglio dei trasferimenti ai comuni, inasprisce il sistema sanzionatorio per chi viola il patto di stabilità, costringendoci a sbattere la porta in faccia ai precari che, da oltre vent'anni, lavorano nella pubblica amministrazione. Non solo tra questi c'è gente che ha sempre lavorato con grande impegno e professionalità, ma molti di loro sono stati le colonne di servizi importanti come l'anagrafe o la polizia municipale. Non rinnovare il contratto a queste persone significa non essere in grado di offrire alle città i servizi essenziali». «Stiamo chiedendo - ha aggiunto Mario Emanuele Alvano - per i comuni siciliani l'attenzione dovuta ad una situazione così drammatica, tenuto conto che oltre al taglio dei fondi e alle sanzioni aggravate, a differenza del resto d'Italia, la Sicilia si trova a fare i conti anche con un bacino di precari che, in molte amministrazioni, garantisce servizi vitali per i cittadini». Al termine dell'incontro i rappresentanti dell'Anci Sicilia hanno ribadito che, in assenza di risposte concrete, sono pronti ad organizzare un'ulteriore manifestazione nella capitale. (AGI)

Marcello Dell'Utri condannato a sette anni, riconosciuti i rapporti con Cosa nostra

Questo il verdetto della Corte d'appello presieduta da Claudio Dall'Acqua (a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare). La sentenza assolve però il senatore del Pdl per "le condotte successive al 1992"
PALERMO - Sette anni di carcere per Marcello Dell'Utri, ma è assolto per le "condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste". Questo il verdetto della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo presieduta da Claudio Dall'Acqua (a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare). In primo grado, il senatore del Pdl era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Oggi, dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici d'appello riscrivono la sentenza in uno dei punti più delicati del processo, quello della trattativa che secondo la Procura e il Tribunale sarebbe intercorsa fra l'organizzazione mafiosa e Marcello Dell'Utri alla vigilia della nascita di Forza Italia. La Corte ritiene invece provato che Dell'Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino nel 1992. LEGGI TUTTO
La gaffe letteraria del "bibliofilo" Dell'Utri

Per Cuffaro, i pm di Palermo hanno chiesto la condanna a dieci anni di carcere

I pubblici ministeri hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche. "I fatti di cui lo accusiamo - dicono i magistrati - sono veramente gravi". Cuffaro è accusato di concorso in associazione mafiosa
I pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a dieci anni di reclusione per l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, senatore dell'Udc. L'ex governatore è accusato di concorso in associazione mafiosa nel processo che si svolge con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania. La pena richiesta tiene conto della riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato. I pm hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche per il senatore Udc "perché - dicono - i fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il suo ruolo di governatore regionale: per questa sua veste poteva partecipare in alcuni casi al Consiglio dei ministri". "Abbiamo dimostrato - hanno detto - che il sistema di controinformazioni messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme ad Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia ed esponenti politici o a lui collegati. E' proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l'accusa di concorso in associazione mafiosa". Le testimonianze di pentiti e di soggetti vicini all'imputato hanno dato, secondo i pm, ulteriore conferma alle accuse. "Fin dal 1991 i contatti con Angelo Siino - ha detto Del Bene - dimostrano l'esistenza del patto politico-mafioso stretto da Cuffaro con esponenti di Cosa nostra".
La replica. "La mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia mi impongono il rispetto per il ruolo dei pubblici ministeri", ha detto Cuffaro al termine della requisitoria dei pm. "E' chiaro - ha aggiunto - che non condividiamo le loro conclusioni e che, insieme ai miei avvocati, porteremo il nostro contributo per fare emergere la verità".
(La Repubblica, 28 giugno 2010)

Corleone. Campi di lavoro antimafia. Ma come sono questi giovani d'oggi?

Di ritorno da Corleone, durante la lunga attesa per la partenza con l'ennesimo aereo notturno, che non parte mai prima delle ore 23,30, mi sono soffermato a leggere un articolo pubblicato su Panorama, che fotografa una tendenza giovanile molto distante dalla politica. Quindi ho riflettuto sui 24 volontari che avevo lasciato a Corleone e sui 17 che sono tornati in Toscana due giorni fa. Data di nascita 1993 e 1994 con una punta di anzianità spuntata da Jacopo referente della Rete degli Studenti medi di Grosseto, classe 1992!! Il loro impegno? La mattina il lavoro nei terreni confiscati ai mafiosi corleonesi; il pomeriggio lo studio e le testimonianze dell'antimafia sociale; la sera attività di socializzazione e aggregazione nel paese di Bernardo Provenzano, Totò Riina e Luciano Liggio. E poi... a coordinare questo campo di lavoro c'è una giovane ragazza, laureata in architettura di Corleone!!! Anche parlando con loro emerge lo stesso giudizio di distanza dalla politica. Eppure io sono ancora convinto che quello che stanno facendo queste ragazze e ragazzi non è solo volontariato, ma nel loro impegno vi è un valore aggiunto di grande rilevanza, che offre speranza ai tanti che, come me, sono convinti i giovani sono ancora oggi attenti, sensibili ed energici al cambiamento "dell'oggi" e alla costruzione di un nuovo "domani".
Come si chiama tutto questo? Tralasciamo la denominazione e previligiamo il contenuto!
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

Famiglia Cristiana: Ormai c'è anche Aldo Brancher, il "ministro del nulla"

«Siamo arrivati al colmo della nomina di un “ministro del nulla”, in funzione dell'ennesima legge “ad personam” per sottrarre i politici alla Giustizia, mentre si tradisce la Costituzione sui temi della legge uguale per tutti, della libertà di stampa e dei fini sociali in tema di economia di mercato». Partendo dal caso Brancher, è il durissimo commento sul caso della nomina a ministro di Aldo Brancher, dato da Famiglia Cristiana nel numero in uscita questa settimana. «Al Parlamento non si chiede di discutere, ma solo di approvare le decisioni del Governo - scrive ancora Beppe Del Colle nell'editoriale -; la maggioranza è divisa su tutto, tranne che sull'ossequio devoto (almeno a parole) al capo del Governo».
L’Unità, 29 giugno 2010

lunedì 28 giugno 2010

Corleone. Successo del V Festival della canzone, organizzato dall'Istituto comprensivo "G. Vasi"

È stato un grande successo di spettacolo e di pubblico la V edizione del Festival della canzone, organizzato dall’Istituto Comprensivo “G. Vasi” di Corleone, che si è svolto sabato sera in villa comunale. Sono stati 28 (6 ragazzi e 22 ragazze) i partecipanti alla gara canora, ancora una volta molto partecipata. La prima classificata è stata Eleonora Vizzini con la canzone “Sono come tu mi vuoi” (versione Irene Grandi); la seconda classificata Simona Gennaro con la canzone “Per tutta la vita” (Noemi); la terza classificata Alessandra Benigno con la canzone “Uguale a lei” (Laura Pausini). A Giovanni Gennusa (Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi) è stato conferito il premio speciale della giuria. Ad Alessia D’Antoni (Credimi ancora di Marco Mengoni) il premio per la miglior presenza scenica. A Francesca Mattone (Ricomincio da qui di Malika Ayane) il premio per la migliore interpretazione. A Lorena Gariffo, infine, (Cu’mmè di Murulo) il premio per la migliore voce. La giuria era composta da Gianni Zichichi, Concetto Mancuso, Salvatore Giacopello, Totino Gianportone e Giuseppe Di Benedetto.
FOTO: Le vincitrici sul palco.
GUARDA LE FOTO DELLE PRIME TRE CLAFFICATE

Le polemiche nel Pd siciliano. Lumia: "Se Giuseppe Lupo pensa..."

Giuseppe Lupo deve mettersi d’accordo con se stesso e soprattutto deve documentarsi prima di riportare o commentare il pensiero altrui, così da evitare interpretazioni strumentali. Ho riproposto con forza l’assetto autonomo e federato previsto dallo statuto, che io ho fortemente voluto come presidente dell’Assemblea, perché nonostante sia passato quasi un anno dal congresso non è stato ancora fatto nulla. Lupo, quindi, piuttosto che invocare responsabilità astratte sul buon funzionamento degli organismi dirigenti si chieda chi ha il dovere di farli funzionare.
Anche sulla linea politica sia meno confuso: non può contraddirsi nello stesso discorso, un giorno dire una cosa e il giorno dopo dire l’esatto contrario. Se non è d’accordo con la stagione delle riforme ci spieghi come mai in questi mesi non è mai stata presentata una mozione di sfiducia?
Se, invece, pensa come noi, che la stagione delle riforme debba continuare, al fine di scardinare i sistemi di potere nella sanità, nell’acqua, nei rifiuti, nell’energia ... se, invece, crede come noi, che andare al voto significherebbe fare un regalo al centrodestra, riconsegnargli la guida della Sicilia e collocare il Pd in una posizione marginale e in alcune sue frange consociativa … se, invece, considera come noi, che sia necessario liberare il voto dei siciliani dal clientelismo e dal condizionamento mafioso attraverso le riforme di cui la Sicilia e siciliani hanno bisogno … lo dica senza ambiguità, la smetta di fare illazioni e proponga un progetto concreto e realistico su cui confrontarci dentro il partito e nella società.
Giuseppe Lumia

LA LETTERA. Ci scrivono da Campofiorito: "Ecco perchè abbiamo lasciato la maggioranza al Comune..."

Da qualche settimana a Campofiorito c'è stato un piccolo terremoto politico. Il consigliere Antonino Scarpinato, dopo mesi di polemiche, ha lasciato il gruppo del Pd, passando all'opposizione. La maggioranza Udc-Pd (7 consiglieri su 13), uscita vittoriosa dalle ultime elezioni comunali, sarebbe diventata minoranza, se in suo soccorso non fossero arrivati due consiglieri di opposizione del Pdl, che hanno lasciato il loro gruppo, costituendone uno autonomo a sostegno dell'amministrazione comunale. In questa lettera che pubblichiamo, Scarpinato spiega i motivi che l'hanno portato a fare una scelta così traumatica. Ovviamente, anche i consiglieri e l'assessore tirati in ballo, se lo riterranno opportuno, potranno fare le loro considerazioni, che pubblicheremo regolarmente su questo giornale. Per chi come me ha vissuto tanti anni a Campofiorito ed ha lavorato politicamente al fianco del gruppo dirigente del Pci, del Pds e dei Ds, è particolarmente doloroso prendere atto di queste spaccature. Conosco i protagonisti di oggi, ma ho conosciuto anche i loro padri e i loro nonni, protagonisti delle epiche lotte per la terra (nella foto sopra) e della costruzione di un forte Partito Comunista, che rappresentava più di un terzo dell'elettorato di Campofiorito. E' un peccato avere cancellato un patrimonio di passioni, di lotte e di conquiste. Se ci sono i margini per un passo indietro, fatelo! (d.p.)

Egregio Signor Direttore,
in merito agli ultimi eventi politici sorti all’interno della maggioranza del comune di Campofiorito e del Consiglio Comunale tutto, Le invio alcune mie riflessioni. Non sono affatto stupito se la mia provocatoria dichiarazione di voto contrario al bilancio di previsione sia stata volutamente ignorata dai consiglieri comunali, che come me, provengono dagli ex Democratici di Sinistra. Infatti nessun chiarimento politico c’è stato da quel consiglio comunale del 29 aprile 2010 ad oggi. E’ evidente che la mia presenza e quella dei compagni a me vicini e che rappresento in questo Consiglio Comunale è mal digerita e soprattutto è parecchio scomoda. Il chiarimento agli ex DS non interessa e ciò è dimostrato dall’affannosa ricerca di nuovi sgabelli, provenienti dalle file dell’opposizione. LEGGI TUTTO

“I politici non profaneranno il dolore di via D’Amelio”

di Martina Miliani
Parla tutto d’un fiato Salvatore Borsellino. E soprattutto ringrazia, per la possibilità che gli abbiamo dato, di raccontare questa storia: “Sa non sono molto bene accetto da certa stampa, mi hanno dato del sovversivo”. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, parla di stragi di Stato, di equilibri politici e di agende rosse che scompaiono improvvisamente. Parla di illusioni, ma anche della voglia di continuare a lottare per ottenere la verità, su quella strage fa gli ha portato via il fratello. Parla anche di speranza, Salvatore Borsellino: spera che la morte di Paolo non sia stata vana.

Cos’è cambiato nella sua vita da quel 19 luglio?
“E’ cambiata molto la mia vita. Ma ho attraversato diverse fasi da allora. Fino al ‘97, vedendo la reazione della società civile e delloStato alla strage, nutrivo la fortissima speranza che la morte di miofratello fosse almeno servita a cambiare le cose. Poi ho capito cheera tutta un’illusione: spenta, la reazione della società civile, fasulla, quella dello Stato. Ma dal 2004 ho ricominciato a parlare:avevo la certezza che la strage di via d’Amelio non fosse una strage di mafia ma una strage di Stato”. LEGGI TUTTO
domenica 27 giugno 2010

domenica 27 giugno 2010

Campo di lavoro in Toscana. Serravalle Pistoiese V giorno. Oggi si fa i turisti, via!

Stamattina, siamo in tanti, tocca prendere il pulmino della Croce Verde: oltre a noi tre, ci sono Marta, Maria, Sara e Jessica: la nuova conoscenza di oggi; anche lei, come Sara, svolge servizio civile all'ARCI. A Davide, unico maschietto della spedizione, tocca guidare il pulmino. Dove si va? Oggi si va a L U C C A! Lucca è davvero una città bellina bellina, proprio da guardare, tant'è che studi recenti la ricollegano alle origini del verbo inglese “to luck” (guardare, appunto), il verbo in origine aveva due “C” ma, come si fa coi doppioni delle figurine venne scambiata co' Fiorentini he pe' hodesto aspetto si sanno essere um po hinino harenti, via! a “K” dello scambio pare fosse stata vinta da un nobile cavaliere fiorentino durante una giostra medievale, a spese di tale Martìn che, come è noto, per un punto perse la “K”. La stessa K poté essere scambiata perché anch'essa doppia: notoriamente usata nell'espressione Fiorentina: a noi a ikkè ci serve la C?! Lucca oggi rimane una splendida città toscana di 5 lettere, di cui la “C” doppione rievoca le predette vicende storiche (...tanto a Firenze non la si continua ad usare! ...sicchè!). (Gli studi recentissimi sono stati effettuati stamane in pulmino dalle menti eccelse che lo popolavano e pubblicate sull'illustre rivista scientifica “iddiario da mandà al Pascucci”). Stupidaggini a parte, non siamo venuti per fare i turisti e basta ma per far visita al circolo ARCI “Il Lampadiere”. Il nome rende bene, infatti si tratta, potremmo dire, quasi di un lume nell'oscurità: è l'unico circolo ARCI di Lucca! Se fate conto che quasi in ogni paesino, paesone o città della Toscana sono più i circoli ARCI che i piccioni sui monumenti, Lucca pare un po' una pecorella nera nell'ovile rosso (o rosa) regionale. Ogni tanto da lì arrivano notizie di intolleranza e segni di un estremismo non tipici della Regione.
Ad ogni modo il circolo del Lampadiere (che in realtà prende il nome da una poesia di Tom Benettollo, amato e compianto presidente dell'ARCI Nazionale) è una bella realtà che gestisce al suo interno un ristorante nel quale si alternano una trentina di volontari e pochi dipendenti fra sala e cucina. Il circolo ospita anche una mostra di disegni dei ragazzi del liceo artistico e una biblioteca per lo scambio gratuito dei libri. I tesserati sono più di 1000! Da loro viene il sostegno principale per pagare le spese, tra cui l'affitto è una voce importante: infatti il circolo sorge in un antico edificio molto ben tenuto sito in via del fosso: una delle più belle stradine (in parte chiusa al traffico) all'interno delle mura lucchesi, le cui due corsie sono separate dall'alveo del fiume Serchio. Molti dei tesserati sono giovani e si ritrovano spesso al circolo a socializzare, nonostante le proteste di qualche vicino. La piacevole chiacchierata coi volontari comincia prima di pranzo e finisce dopo il caffè. Verso le 15:00 andiamo via in direzione delle mura di cinta che, ancora intatte e stupende, circondano Lucca e la fanno apparire proprio come una bomboniera!
Le foto fatte sono innumerevoli, ne trovate alcune allegate al diario (e una tradisce anche un po' di nostalgia verso il nostro paesino siciliano...vediamo se la riconoscete!) Comodamente torniamo verso Serravalle. Sull'autostrada, all'altezza di Montecatini Terme, notiamo una bella collina coperta da un uliveto florido ma squarciato nella sua sommità. Qui si erge un palazzone enorme e marrone... “una picata!” si direbbe da noi: uno scempio! Si tratta di un complesso alberghiero sequestrato alla banda della magliana: il più grande in Toscana, ma non ancora assegnato.
Stasera sul palco centrale alla festa della CGIL si parla de “la distruzione della scuola pubblica, opinioni a confronto”... a qualcuno di questi “opinionisti” abbiamo sentito dire, tra le proteste del pubblico: “lei si sbaglia, non è possibile che in Italia ci siano leggi incostituzionali...”
C'è un momento della serata in cui capisci che la stanchezza ti sovrasta...e ti pare di sentire minchiate!
Quindi sarà il caso di andare a letto.
Buonanotte!

Massimo Ciancimino: “Il mio torto? Dire la verità”

di Massimo Ciancimino
Ho appena finito di leggere l’articolo di Felice Cavallaro su ‘I love Sicilia’ e credo sia giusto “riportare la barra dritta”, come dice lo stesso inviato di punta del Corriere della Sera nella sua rubrica ‘L’Infelice’. Mi verrebbe subito da controbattere alla descrizione,totalmente fuorviante, che viene fornita sulla mia persona. Mi viene detto che sono “sbruffone”, “beffardo e canzonatorio”. Ho la netta sensazione che stavolta, il vostro editorialista di punta abbia toppato. E vi spiego perché.

Lungi da me l’idea di volermi giustificare o dare spiegazioni, anche se certamente avrei preferito potere replicare, punto su punto, ad alcune imprecisioni o cattiverie che sono state dette sul mio conto. Evidentemente, siamo alle solite: tutti pronti a puntare il dito su chi parla su, chi racconta le reali collusioni del proprio padre con Cosa nostra – cosa non facile vi assicuro – e non solo.
Vengo criticato come sempre sul mio comportamento progressivo al limite della “paraculaggine” con noti ed illustri esponenti della Procura di Palermo e di Caltanissetta. Niente e nulla su tanti che ancora oggi, pur sapendo tante cose utili alle inchieste dei giudici, tacciono in un confortante e sempre rassicurante silenzio. Io ho il torto di parlare, di raccontare scomode verità. Ma per questo sono uno “sbruffone”, io. LEGGI TUTTO

“Ciancimino? Più coerente la figlia di Riina”

di Gianni Parlatore
Avvocato Michele Costa, lei ha più volte criticato il modo in cui è stato costruito e gestito il personaggio Ciancimino. Cosa lo ha condotto a formulare un giudizio così negativo sul figlio di don Vito?
“Onestamente che Massimo Ciancimino venga presentato, anche da una parte dei giornalisti, come una sorta di eroe civile mi pare inaccettabile. Innanzitutto voglio precisare, che da un punto di vista rigorosamente giuridico, Ciancimino è un testimone fasullo. Un testimone credibile e affidabile è esclusivamente colui che dice tutta la verità e nient’altro che la verità. Il testimone che racconta, invece, solo una parte di verità o che omette o falsifica anche una minima parte di racconto, non può essere considerato affidabile. Poi, non capisco un’altra cosa: se Ciancimino, che collaborava con suo padre e che conosceva mafiosi del calibro di Provenzano, con queste dichiarazioni a rate e con questo continua tira e molla rischia di inquinare le prove, perché non viene indagato, in un contesto in cui anche per molto meno, altre persone sono state arrestate o processate?”.
In un suo commento di qualche giorno fa ha anche detto che non accetta il fatto che Massimo Ciancimino pretenda di essere affrancato dalle responsabilità paterne. Perché?
“Sì è così, perché anche se è vero che le responsabilità dei padri non possono ricadere sui figli, è pur vero che Ciancimino jr ha goduto dei benefici dell’eredità paterna. E’ facile dire certe cose solo dopo aver goduto di certi privilegi. Da questo punto di vista, ho ritenuto più coerente la figlia di Riina quando disse che lei amava suo padre. Era una affermazione che non si poteva contestare”.
Che effetto le ha fatto vedere seduti allo stesso tavolo Salvatore Borsellino e Massimo Ciancimino in occasione della presentazione di un libro avvenuta a Palermo qualche tempo fa?
“Ho già criticato quella circostanza e per questo sono stato attaccato. Parto, però, da una considerazione più generale. La mafia, nella storia siciliana e palermitana, ha avuto un andamento ondeggiante: talvolta i salotti buoni della città la ossequiavano, talvolta emergeva da parte della cosiddetta intellighenzia un maggiore “dissociamento”. Ora mi pare che siamo tornati alla fase di riqualificazione della mafia. Mi chiedo se arriveremo perfino a intitolare una strada o una piazza a don Vito Ciancimino. Le faccio un altro esempio: qualche giorno fa alla festa dell’Unità di Bologna è stato invitato Ciancimino. Dieci o venti anni fa si invitavano i figli delle vittime, ora invece quelle dei carnefici. E questo mi fa davvero imbufalire, mi fa dire che non mi riconosco davvero in questa città e in questo Stato”.
Ciancimino intanto continua a partecipare a convegni, dibattiti, show televisivi. C’è il rischio che un testimone potenzialmente chiave per ricostruire i periodi più tormentati e oscuri della storia siciliana si trasformi in un divo, in un evento mediatico?
“Senza dubbio. Già questo sospetto, di un’immagine altamente mediatica costruita ad hoc, fu lanciato da un noto studioso come Klaus Davì qualche tempo fa. In tutta questa vicenda è, infatti, importante il ruolo svolto dai giornalisti. Ho letto quanto scritto da Felice Cavallaro secondo cui Ciancimino ha mandato a quel paese Riina e Provenzano. Mi permetto di aggiungere solo una piccola postilla: Ciancimino ha fatto questo solo dopo che i due boss mafiosi erano in carcere, e dopo tanti anni dalla morte del padre che frequentava questi elementi. Capisco Francesco La Licata che col suo libro ha realizzato uno scoop giornalistico, però quando si parla di morti, dello sfacelo di un intero Paese occorre molta prudenza e attenzione. Non voglio arrivare al punto di dover dire ai miei figli che in questa nazione, per essere ricordati e apprezzati, conviene essere un delinquente piuttosto che un fedele servitore dello Stato che ha sacrificato la propria vita per questo scopo.”
Diversi magistrati della procura di Palermo hanno ritenuto credibile il racconto di Ciancimino jr. Lei che idea si è fatto?
“La mia idea è che ci sono tanti fatti non chiari, cose che non tornano. Faccio un esempio. Ciancimino ha detto che Giusto Sciacchitano, ex sostituto procuratore aggiunto e dal 1993 alla Direzione nazionale antima era il garante degli interessi della sua famiglia presso la procura di Palermo. Perché questa vicenda non è stata indagata a dovere? Ciancimino ha anche tirato in ballo la memoria scritta da Falcone prima di morire. Che ci spieghi tutto quello che sa, ma davvero tutto questa volta. E’ ora di smetterla di scherzare con queste cose, facendo strale della verità e dei morti di mafia, non lasciando riposare in pace neppure chi non c’è più per aver provato a combattere Cosa nostra”.
venerdì 25 giugno 2010

San Cataldo. Guardie giurate Lida e Wwf salvano una poiana ferita

Un bel esemplare di Poiana (Buteo buteo) ferito all’ala sinistra, probabilmente a seguito di un impatto durante il volo, è stato trovato ieri a San Cataldo (Caltanissetta) in contrada Roccella. Subito è stato notato dal sig. Antonino Ristagno, che lo ha raccolto; quindi ha chiamato il centralino dei Carabinieri di Caltanissetta i quali hanno immediatamente allertato le guardie giurate della LIDA (Lega Italiana Diritti dell’Animale) e del WWF, che hanno preso in consegna il rapace. Dopo un primo esame della giovane femmina, ed in considerazione del generale stato di salute, i volontari di LIDA e WWF hanno condotto la Poiana presso il Centro Recupero Fauna Selvatica di Enna, gestito dalla LIPU, dove sarà sottoposto già oggi agli esami veterinari e, subito dopo, alle operazioni chirurgiche necessarie per curare la frattura all’ala. “La Poiana, come tutti i rapaci diurni e notturni, è una specie particolarmente protetta dalla legge statale sulla caccia n. 157 del 1992, il cui abbattimento o detenzione costituisce reato – ricordano le guardie eco-zoofile di LIDA e WWF -; in proposito, si invita la cittadinanza a segnalare casi di bracconaggio o detenzione di specie protette alle Forze dell'Ordine oppure contattare il servizio di vigilanza eco-zoofila di LIDA e WWF lasciando un messaggio in segreteria al 334/2332583 – 349/5750285, oppure scrivendo all'indirizzo e-mail lidacaltanissetta@fastwebnet.it e guardieambientali@sociwwf.it”.

Caltanissetta. Cane di circa 8 mesi, vittima della crudeltà umana, è stato salvato dalle guardie zoofile

Grazie ad una segnalazione giunta durante la notte del sette giugno scorso, le guardie intervenute hanno potuto procedere al recupero di un giovane meticcio randagio che zoppicava vistosamente lungo un tratto della zona industriale di Caltanissetta, a causa di un fil di ferro legato stretto attorno all’arto posteriore dell’animale.
E’ stato grazie alla telefonata di un giovane di S.Cataldo, Antonello Anzalone, che pochi giorni fa, intorno alle ore 24, il nucleo di vigilanza zoofila della LIDA è potuto intervenire in soccorso di un giovane meticcio che stanziava alla zona industriale di Caltanissetta in evidente stato di sofferenza a causa di un fil di ferro legato intorno alla caviglia sinistra dell’animale. Il filo metallico risultava in più parti inglobato nei tessuti ed aveva raggiunto il tessuto osseo procurando un estremo stato di sofferenza all’animale vittima del sadico gesto. Dopo il recupero da parte delle guardie operanti, il cucciolone è stato condotto d’urgenza in un ambulatorio veterinario sito in via Don Minzoni. L’animale, in evidente stato di shock, è stato sedato dal veterinario intervenuto che ha così potuto procedere alla liberazione dell’arto. Ancora riservata la prognosi del medico veterinario poiché la zampa non mostra ad oggi alcuna sensibilità tattile e motoria. Un gesto deprecabile compiuto ai danni di un giovanissimo ed innocuo randagio che stanziava da qualche tempo alla zona industriale di Caltanissetta, dove, già da qualche settimana, è attivo un servizio di accalappiamento da parte della ditta convenzionata per l’introduzione dei randagi presenti nella zona, nel programma di sterilizzazione di Comune, ASP ed Associazioni animaliste.
Chi fosse testimone di reati contro gli animali e l’ambiente può contattare il locale servizio di vigilanza LIDA e WWF alla segreteria telefonica 334/2332583 o scrivendo all’indirizzo e-mail: lidacaltanissetta@fastwebnet.it

venerdì 25 giugno 2010

Corleone. Diario dai campi di lavoro. Oggi a Portella delle Ginestre

Stamattina sveglia alle 6.30 per andare nei campi a togliere le erbacce con le zappe e legare le viti troppo lunghe. Verso le 10 è arrivato un gruppo di ragazzi americani della Siracuse University. Ci siamo divisi in coppie miste trasformando una mattinata di lavoro in un’occasione di scambio culturale. Abbiamo lavorato più a lungo di ieri, infatti abbiamo staccato alle 13:00 invece che alle 12:00 dato che avevamo fatto una pausa più lunga a metà lavoro. Dopo il pranzo e la doccia ci siamo riposati. Verso le 16:00, siamo partiti per arrivare a Portella delle Ginestre dove abbiamo sentito le testimonianze di tre dei sopravvissuti alla strage del 1947. I loro racconti dettagliati (hanno anche indicato le loro posizioni al momento della sparatoria) ci hanno oltre che coinvolti, emozionati. All’incontro ha partecipato anche nonna Betta:la sua presenza ha commosso uno dei tre testimoni. Al momento di tornare a casa ci siamo separati dai ragazzi del progetto “Sentinelle della legalità” che tornavano a casa. Anche se li conoscevamo solo da due giorni, ci è dispiaciuto separarci così in fretta perchè ci è mancata l’opportunità di approfondire l’amicizia. Una volta tornati all’ostello ci aspettava la cena , preparata dalle volontarie toscane della SPI CGIL che ci hanno fatto mangiare la pasta con il pomodoro fresco e basilico e carne con patate al forno. Dopo aver scritto questa pagina di diario usciremo a mangiarci un gelato.
Buonanotte.
Letizia e Lucrezia
25 giugno 2010

Mafia, catturato in Francia il boss Giuseppe Falsone, è il capo della mafia di Agrigento

Lo hanno trovato gli agenti della Squadra mobile e dello Sco. Era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi. Per non farsi riconoscere si sarebbe sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia plastica. Al momento dell'arresto non ha opposto resistenza, aveva addosso un documento falso e nega di essere il boss della provincia agrigentina
Catturato a Marsiglia Giuseppe Falsone, ritenuto il capo della mafia della provincia di Agrigento e inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi della provincia. È stato arrestato dalla Squadra mobile di Agrigento, insieme con quella di Palermo e con lo Sco. La notizia è stata confermata dal capo della Mobile di Agrigento Alfonso Iadevaia. Falsone, 40 anni il prossimo 28 agosto, nato a Campobello di Licata (Agrigento), era ricercato dal 1999 per associazione di stampo mafioso, omicidi e traffico internazionale di droga. Il 17 marzo del 2004 sono state avviate le ricerche in campo internazionale. E' considerato molto vicino a Bernardo Provenzano. Appena tre mesi fa, nell'ambito dell'operazione antimafia 'Apocalisse', i carabinieri di Agrigento e di Palermo hanno sequestrato beni e società riconducibili al Falsone per circa 30 milioni di euro. Giuseppe Falsone si sarebbe sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia plastica al viso e al naso in particolare. L'uomo - che si trova al momento in un commissariato di Marsiglia - continua a negare di essere il superlatitante. Anche per questo saranno importanti i risultati dattiloscopici. I poliziotti gli hanno trovato una carta di identità francese con un nome italiano che corrisponde a una persona ritenuta dagli investigatori un fiancheggiatore. A Marsiglia Giuseppe Falsone stava cercando di aprire un'impresa edile. Al momento del suo arresto stava rientrando in casa in un quartiere nei pressi del porto e non ha opposto alcuna resistenza. A Marsiglia l'uomo non ha parenti con sè e al momento del suo fermo non era armato.
(La Repubblica, 25 giugno 2010)

Bufera su Brancher, interviene Napolitano: «Non deve usare legittimo impedimento». Il Pd: «È uno scandalo, ora dimissioni»

Non si placano, intanto, le polemiche sulla decisione del ministro di appellarsi al legittimo impedimento. Interviene in modo deciso anche Giorgio Napolitano, con una nota, e precisa che la ragione di legittimo impedimento («organizzare il nuovo ministero») proposta dai legali del neoministro Aldo Brancher al processo Antonveneta nei suoi confronti per chiedere il rinvio dell'udienza, non esiste. «In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell'onorevole Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c'è nessun nuovo Ministero da organizzare, in quanto l'onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio», si legge in una nota della Presidenza della Repubblica. «Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni». Lo afferma in una nota il vicesegretario Pd, Enrico Letta. Ma a dare avvio alle polemiche erano stati per primi i finiani. «È inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega - afferma il 'finiano', Italo Bocchino - cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo». «Con grande lealtà e chiarezza abbiamo detto di ritenere assolutamente inopportuno sul piano politico la procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo Ministro a chiedere il legittimo impedimento. Sul piano formale nulla da eccepire, su quello politico molto, anche alla luce di una delega che non è chiara e non è stata ancora attribuita». Lo ha detto Fabio Granata, vice presidente della commissione nazionale Antimafia, a margine della presentazione a Palermo di Generazione Italia Sicilia, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla nomina del nuovo ministro Brancher.

giovedì 24 giugno 2010

La squadra di calcio degli avvocati di Palermo si è laureata campione d'Italia

Dopo il secondo posto conquistato ai mondiali di Antalja, la squadra di calcio degli avvocati di Palermo si è laureata campione d'Italia.
La squadra guidata dal duo Pietro Alosi e Marco Nastasi, dopo aver superato la fase regionale ed interregionale, eliminando i colleghi di Catania, Messina, Reggio Calabria e Cosenza, a Riccione, dove si è disputata la fase finale, ha superato in semifinale la forte squadra degli avvocati di Lecce dopo i calci di rigore. La gara si era conclusa 2 - 2 con reti per i palermitani di Davide Campofranco e Giovanni Barraja, mentre dal dischetto realizzavano Diego Pennino, Giovanni Castronovo, Davide Campofranco, Dario Greco, Pierfrancesco Campo e Roberto Indovina. Decisiva è stata la parata di Salvo Riccobono che ha neutralizzato l'ultimo rigore leccese.
In finale, sotto una pioggia torrenziale, i legali palermitani hanno avuto la meglio sugli avvocati di Genova con il punteggio di 1 - 0 con rete di Luigi Miceli nel corso del primo tempo supplementare. "E' un risultato storico, raggiunto dopo un anno di sacrifici e di allenamenti - commenta così l'avv. Giovanni Castronovo, uno dei veterani della squadra -. Il campionato forense è giunto alla 39a edizione e mai la squadra palermitana aveva raggiunto un traguardo così prestigioso. Coroniamo in questo modo una stagione agonistica indimenticabile e piena di soddisfazioni. Mi pare doveroso ringraziare tutti i componenti della squadra; ma un plauso particolare va rivolto a Piero Alosi, senza il quale questa squadra neppure esisterebbe ed a Marco Nastasi, che, a titolo assolutamente gratuito ed amichevole, ci ha seguiti per un intero anno con grande passione e professionalità, fornendoci preziosi consigli ed istruzioni che ci hanno permesso di raggiungere dei traguardi insperati ad inizio di stagione. Siamo una realtà sportiva davvero importante, ed anche le istituzioni si sono accorte di noi. Ed infatti siamo stati recentemente premiati dall'Assessore allo Sport di Palermo Aristide Tamaio e dal Presidente del Consiglio Comunale di Palermo Alberto Campagna per i brillanti risultati sportivi ottenuti e per aver portato in alto i colori ed il nome della città di Palermo".

Pomigliano: è iniziata la fine dei diritti?

Il referendum è passato e ora potrebbe cominciare la corsa delle aziende a ricattare i lavoratore: o come vogliamo noi, o trasferiamo tutto all'estero
Per Marchionne, tutto quello che sta succedendo è figlio della globalizzazione: di un mercato mondiale dove la concorrenza è ovunque, quindi anche gli stipendi e i diritti dei lavoratori devono in qualche modo livellarsi. E siccome nei Paesi di fresco capitalismo non ci sono possibilità di alzare gli stipendi né tanto meno di diminuire gli orari, siamo noi "paesi ricchi" che ci dobbiamo adeguare un po' di più ai loro ritmi di lavoro (alti) e alle loro paghe (basse). E' con questa logica. inevitabilmente ricattatoria, che si è arrivati al referendum di Pomigliano: o si lavora di più e con meno diritti o si trasferisce tutta la produzione in Polonia. Il referendum è passato, anche se con una maggioranza non schiacciante, e ora ci si chiede se e come questo compromesso funzionerà. In ogni caso, come dice lo stesso Marchionne, siamo "nell'era dopo Cristo", cioè quella dei mercati globali: e quindi tutti i diritti conquistati in decenni e decenni di lotte (a partire dallo Statuto dei lavoratori) potrebbero essere messi a rischio. Il rischio di avere iniziato la discesa su un piano inclinato, per molti, è reale. E' iniziata l'era della fine dei diritti?
L'Espresso, 24 giugno 2010

Liberarci dalle spine batte Italia 39-5

Il titolo del post non è il risultato di una partita di rugby! Ieri 23 giugno è stata una bellissima giornata dedicata allo studio della storia dell'Italia contemporanea. Dopo il lavorno nei terreni confiscati la visita alla Caserma che ospitò il Giudice Antonino Caponnetto Capo del Pool Antimafia e quindi in via d'Amelio luogo dell'omicidio del Giudice Paolo Borsellino per poi passare da Capaci dove fu ucciso il Giudice Giovanni Falcone e per finire l'incontro con Dino Paternostro Segretario della Camera del Lavoro di Corleone per conoscere l'impegno antimafia del movimento contadino siciliano. Il tutto con la presenza di Rita Borsellino e Nonna Betta!
Ma la sorpresa l'abbiamo avuta prima della cena quando in vista della partita di calcio dell'Italia che ci sarà oggi ho chiesto ai volontari, che nel frattempo hanno toccato la soglia di 44, chi volesse rimanere a guardare la partita dei mondiali e chi era disponibile a venire a Cinisi per visitare Casa Memoria di Peppino Impastato e a Partinico da Telejato. Di questo avevamo parlato molto nel pomeriggio in quanto in alcun modo volevamo limitare la scelta della visione della partita ma nemmeno potevamo cambiare il programma. Risultato : su 44 volontari solo 5 hanno scelto di rimanere nel Circolo Arci Liberarci dalle Spine di Corleone (comunque un fatto importante) a guardare la partita. Nessun giudizio o commento ma.........per me e Calogero un bel momento segno evidente e tangibile che questo progetto e questo programma affascina veramente! In questo caso la Politica ha prevalso sul Calcio! Mi permetto di fare una considerazione : quanti dei dirigenti politici o dell'Arci avrebbero fatto questa scelta? Sarebbe interessante fare un sondaggio .Domanda troppo demagogica? forse si! Ma una cosa è sicura questi ragazzi e ragazze della classe '92 e '93 oltre a volontariato e impegno sociale stanno scoprendo e praticando la POLIS!
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

APPELLO PER SALVARE LA CITTA' DI PALERMO DAL DEGRADO

Da molti mesi la società civile palermitana vive un profondo disagio nei confronti di chi ci amministra. Vi sono state raccolte di firme, petizioni, appelli, aggregazioni di gruppi di cittadini che vogliono ragionare su un futuro migliore e possibile. La nostra città, dopo 9 anni di cura Cammarata, versa in uno stato di agonia. Non funziona più nulla e ognuno si arrangia come può in una realtà senza regole e senza certezze in cui cresce sempre di più la illegalità, spesso favorita dalla stessa azione amministrativa.
Palermo è una città umiliata nella sua immagine e nella sua vita quotidiana: è come se il Comune avesse cessato di esistere. Mentre i cittadini pagano le malefatte dell'Amministrazione comunale e delle aziende collegate, AMIA in testa, Cammarata e la sua giunta non sono più in grado di gestire neppure l'ordinaria amministrazione. Così la vecchia alleanza scricchiola e parti significative del centrodestra, corresponsabili di questo disastro, prendono le distanze dalla giunta e dal Sindaco. I conti dell'Amministrazione riflettono in pieno questo quadro drammatico: blocco della spesa, debiti in crescita esponenziale e contenziosi in espansione con cittadini e imprese che aspettano, ormai invano, il dovuto. LEGGI TUTTO

Pd, Lupo: “Le correnti sono veleno per il Pd e fanno il gioco della destra”

“Le riunioni di corrente sono veleno che fanno il gioco della destra. La sede naturale del dibattito e' la direzione che ho convocato per il 5 luglio prossimo. Sono certo che il Pd siciliano rimarrà unito per affrontare le vere priorità che sono lo sviluppo, la legalità, il lavoro”. Lo ha detto il segretario regionale del Partito democratico siciliano Giuseppe Lupo. “Dobbiamo valorizzare la partecipazione degli iscritti e degli elettori -aggiunge Lupo- che ci chiedono di occuparci dei problemi della Sicilia e di smetterla con le polemiche. Il congresso e' finito da otto mesi e dobbiamo proseguire sul percorso unitario scelto con l'assemblea del 19 dicembre scorso. Basta con le riunioni di corrente. Ho convocato la direzione perchè si possa decidere tutti insieme sulla nuova fase politica regionale. Se vogliamo che il Pd Sicilia, che c'e' gia', conti di più a Roma dobbiamo essere uniti. Credo in un grande partito democratico siciliano -continua Lupo- ma considero casa mia il partito nazionale. Sono convinto che questa è la posizione fortemente maggioritaria al nostro interno. Parleremo negli organismi direttivi delle alleanze con gli altri partiti – conclude Lupo- per costruite l'alternativa alla destra e un forte progetto politico di cambiamento”.
24 giugno 2010

mercoledì 23 giugno 2010

Pomigliano: vince il sì ma non è plebiscito

di Chiara Zappalà
Non è stato il plebiscito che qualcuno si aspettava. Con il 95% degli aventi diritto al voto a scegliere tra un sì e un no sull’accordo su Pomigliano, vince il sì, ma con il 62,2%. Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, che ieri notte aveva parlato di vittoria «schiacciante» del sì si sarebbe dovuto ricredere. E invece no.
«Il fatto che il 62% si sia pronunciato a favore – ha detto Sacconi – è un dato molto importante, che sarebbe assurdo sminuire perché anche solo il 51%, sarebbe stata comunque una vittoria». E chissà se è vero che Sergio Marchionne «ha apprezzato il largo consenso che ha avuto», come ha raccontato il segretario Cisl Raffaele Bonanni.
È finito alle quattro di notte lo scrutinio del referendum nello stabilimento campano. I sì all’accordo tra Fiat e sindacati, esclusa la Fiom, sono stati 2.888, i no 1.673, le schede bianche 22 e quelle nulle 59. I lavoratori che hanno votato sono stati 4.642 su 4.881 aventi diritto. Il consenso raggiunge quindi il 62,2%, una percentuale che scende al 59,1% se si fa riferimento agli aventi diritto. Quindi hanno votato per il no il 35,7% dei votanti, in uno stabilimento in cui la Fiom, unico sindacato a non firmare l’accordo, ha una rappresentanza del 20% dei lavoratori.
«L'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo – recita il comunicato della Fiat che commenta il risultato – al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri». Quindi, rimane fuori la Fiom e resta da capire in cosa consistono questi «progetti futuri», se è vero che il piano su Pomigliano è stato scritto nero su bianco nel documento firmato il 15 giugno e che non esiste un piano C di altra natura.
Se Fim e Uilm sono soddisfatti – ma chiedono che la Fiat ora rispetti l’accordo, come se anche loro avessero il timore di questo piano C – il segretario generale della Fiom Maurizio Landini non fa passi indietro e ha detto: «Si riapra il negoziato, ci sia questa assunzione di responsabilità perchè il consenso è un punto decisivo». Addirittura, mette le mani avanti il segretario generale della Fismic Roberto Di Maulo, «il risultato non sarà purtroppo sufficiente a far mantenere l'impegno di investire in quello stabilimento 700 milioni di euro per produrre la futura Panda. Sarà ineluttabile la decisione della Fiat di portare in Polonia la produzione della Panda e della Ypsilon, con conseguenze sociali impensabili per il territorio di Pomigliano, della Campania, ma anche dell'intero sistema Paese». Lui, il piano C, lo dà per certo.
E protesta anche lo stabilimento di Mirafiori, che pensa di essere il prossimo a dover cedere al ricatto dell’azienda. «È una porcata, è chiaro che se ti chiedono se vuoi lavorare a condizioni peggiori o andare a casa devi per forza accettare», «Stiamo tornando indietro di decenni», «Stanno usando questa faccenda dell'assenteismo come una scusa per far passare delle cose inaccettabili. Se qualcuno fa il furbo andrà punito, ma la cosa deve finire lì», «Stanno toccando tutto, persino mense e ricambi. Non puoi più parlare, qui stiamo discutendo addirittura del diritto di sciopero»: queste sono alcune reazioni degli operai dello stabilimento Fiat torinese, così lontani e così vicini a Pomigliano.
Il Manifesto, 23/06/2010

martedì 22 giugno 2010

I ragazzi del progetto “I giovani sentinelle della Legalità” a Corleone con "nonna" Betta

Ieri sera 20 giugno, i ragazzi hanno incontrato il senatore Giuseppe Lumia in occasione di un incontro sul tema dell’acqua come bene comune e che non va privatizzata! Interessante è stato il confronto e le domande che alcuni dei “giovani sentinelle” hanno fatto al senatore mettendolo a conoscenza di aver affrontato l’identico tema nel loro progetto formativo. Lo hanno infine invitato all’incontro di settembre a Firenze.. Questa mattina i "giovani sentinelle" hanno visitato la cattedrale di Monreale per poi spostarsi sul luogo dove è stato ucciso dalla mafia il capitano Basile. Seconda tappa, l'agriturismo della cooperativa in località San Cipirello dove pochi giorni fa è stata rubata l’intera cucina! Dopo pranzo, visita a Ficuzza alla tenuta di caccia dei Borboni e luogo dell’uccisione del ten. Colonnello Giuseppe Russo. Domani i ragazzi e le ragazze faranno la prima esperienza lavorativa, si recheranno infatti a sistemare i tralci del vigneto che produce il vino “Naca”.
Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

FOTO: I ragazzi a Ficuzza con nonna Betta

Patto tra Lumia e Cracolici: via al cantiere del Pd federato

I due dirigenti hanno deciso di realizzare un Pd autonomo e federato con gli organi nazionali. Sabato ne parleranno con i parlamentari. Il primo obiettivo è trattare con il presidente della regione sulle decisioni futuredi Palazzo d'Orleans
"Occorre mettere in piedi un Pd Sicilia autonomo e indipendente dal correntismo romano, che possa sedersi al tavolo con Lombardo per dettare l'agenda delle riforme da fare e da portare a termine". Il senatore dei democratici Beppe Lumia proclama così lo strappo autonomista dai vertici nazionali del partito. Di questo progetto, ma con una posizione più moderata, farà parte il capogruppo all'Ars Antonello Cracolici che ritiene indispensabile tenere il collegamento con i vertici nazionali: "Un Pd autonomo e federato a quello nazionale - dicono i due in una nota congiunta - è la prospettiva per costruire un partito radicato nella società e nei territori capace di mettere al primo posto gli interessi della siciliani, con una visione moderna e innovativa della Regione". Sabato alle 10 all'hotel San Paolo Palace di Palermo, Cracolici e Lumia incontreranno parlamentari e dirigenti territoriali del Pd per parlare di questo e per valutare le iniziative da assumere rispetto alle riforme ancora da fare alla Regione siciliana e sulle modalità di attuazione di quelle già approvate dall'Ars.

lunedì 21 giugno 2010

Corleone. L'assessore regionale alla sanità Massimo Russo ha... raddoppiato i posti-letto di Psichiatria? Lanza e Iannazzo protestano...

Se voleva essere una protesta, non c’era quasi nessuno a protestare. Se voleva essere una proposta, è arrivata fuori tempo massimo. Ieri sera, il Pdl corleonese guidato (si fa per dire) dal duo Nino Iannazzo/Mario Lanza (rispettivamente, sindaco e presidente del consiglio comunale di Corleone) hanno consumato il rito stanco (e, per la verità, un po’ ridicolo) della strumentalizzazione politica dei problemi dell’ospedale. Intanto perché (alla faccia della necessità e dell’urgenza!) hanno convocato per ieri (21 giugno 2010) una seduta del consiglio comunale in sessione “straordinaria ed urgente”, alla presenza dei sindaci e dei consiglieri della zona, che era stata decisa con voto unanime di tutti i consiglieri lo scorso 31 marzo, per protestare contro l’assessore regionale alla sanità, Massimo Russo, che aveva cancellato il servizio di Psichiatria e ridotto a semplice “punto nascita” l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia. Per quasi tre mesi hanno “dormito”. All’improvviso, però, si sono svegliati, hanno capito che l’opinione pubblica e gli operatori sanitari si stavano convincendo che a sbloccare positivamente la vertenza-ospedale (che loro avevano lasciato incancrenire) erano stati la Cgil e il senatore Giuseppe Lumia (Pd), e allora si sono inventati la seduta straordinaria, convocata platealmente sulla strada antistante l’ospedale, per gridare “al lupo, al lupo”. LEGGI TUTTO

Ucciardone, sfiorata la rivolta: quattro agenti penitenziari feriti

Rissa tra i detenuti nel carcere di Palermo, la Uil lancia l'allarme: "C'erano solo due poliziotti in servizio, la carenza di personale è pesantissima"
PALERMO - Quattro agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti venerdì notte nel carcere palermitano dell'Ucciardone, dopo essere intervenuti per sedare una rissa tra i detenuti. Lo rende noto un comunicato della Uil pubblica amministrazione, sottolineando che "solo grazie alla grande professionalità del personale non si è rischiata una sommossa, con ripercussioni per l'ordine e la sicurezza pubblica". I quattro agenti feriti sono dovuti ricorrere alle cure dei medici dell'ospedale, con sette giorni di prognosi. "Quando è avvenuta la rissa - spiega Gioacchino Veneziano, coordinatore regionale della Uil Pa penitenziari della Sicilia - nella sezione erano rinchiusi oltre 300 detenuti e c'erano solo 2 agenti della polizia penitenziaria in servizio, grazie alla pesantissima carenza di personale di polizia mai sanata dai vertici dell'amministrazione penitenziaria". La situazione all'Ucciardone è drammatica - sottolinea l'esponente della Uil - con oltre 710 detenuti, il personale presente al lordo risulta essere pari a 200 unità, questo significa che al netto dei riposi e congedi, giornalmente vi sono appena 140 unità divisi nelle 24 ore di servizio con una media di 40 unità per turno". Veneziano definisce infine "paradossale il fatto che il senatore Salvo Fleres (garante in Sicilia dei diritti dei detenuti, ndr) del partito che ha in mano il ministero della giustizia, si indigni per la situazione dell'Ucciardone" dopo che i detenuti hanno annunciato l'intenzione di tassarsi per migliorare le condizioni della struttura, "visti i pesanti tagli di bilancio operati nei confronti dei capitoli pertinenti".
21/06/2010

Corleone, scoperta una piantagione di marijuana

E' stata scoperta dai carabinieri una piantagione di marijuana. Il rinvenimento è avvenuto in un terreno demaniale di contrada Malvello, tra le campagne di Monreale e Corleone. Sono 450 gli esemplari di cannabis indica sequestrate dai militari, tutte di altezza variabile tra i 50 cm e i 2 metri. Le piante erano state innestate all’interno di una serra, dove potevano crescere rigogliose e soprattutto al riparo da occhi indiscreti. Esse sono state sequestrate e verranno inviate, nei prossimi giorni, al Laboratorio analisi sostanze stupefacenti del comando provinciale di Palermo per gli accertamenti sulla percentuale di principio attivo presente. Intanto stanno proseguendo le indagini per giungere all’identificazione di chi ha piantato e curato la piantagione che avrebbe fruttato decine di migliaia di euro qualora fosse stata immessa sul mercato dello stupefacente della provincia di Palermo.
www.hercole.it

domenica 20 giugno 2010

Corleone. Tanti cittadini hanno firmato per il refendum all'assemblea sull'acqua pubblica

Sono stati un bel pomeriggio ed una bella serata quelli di ieri a Corleone. Il Comitato per l’acqua pubblica, composto dalla Cgil, dalla Cisl, da Corleone-Dialogos, dal Germoglio e da alcuni singoli cittadini, è tornato in piazza Falcone e Borsellino per continuare la raccolta delle firme per il referendum nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua. Ed ancora una volta ha fatto il…pieno di firme di cittadini. Circa 200 firme raccolte, che, insieme alle 300 di due domeniche fa, diventano 500. E ancora non è finita. Stavolta, però, in piazza è stato anche organizzato un dibattito (molto partecipato), nel quale sono intervenuti Giuseppe Crapisi, presidente di Corleone-Dialogos, Dino Paternostro, segretario della Camera del lavoro, Angelo Campagna, del movimento “Liberacqua”, Nino Garofalo, sindaco di Prizzi, Filippo Contorno, sindaco Bisacquino, l’on. Davide Faraone e il sen. Giuseppe Lumia, del Pd. Gli intervenuti hanno spiegato il valore dell’acqua pubblica (Garofalo e Contorno hanno spiegato perché i loro comuni - a differenza del comune di Corleone – ndr - non hanno voluto cedere le reti idriche ad Acque Potabili Siciliane Spa), invitando i cittadini a firmare per il referendum. LEGGI TUTTO

giovedì 17 giugno 2010

Gay pride a Palermo tra feste e polemiche

PALERMO - Trent'anni dopo l'apertura a Palermo del primo circolo dell'Arcigay in Italia, il movimento che rivendica i diritti degli omosessuali e dei transessuali ha scelto proprio il capoluogo siciliano per rilanciare i temi del rispetto delle diversità con un corteo che ha sfilato per le strade della città: 10 mila persone secondo l'Arcigay e il coordinamento Stop omofobia (erano poco più di un migliaio secondo la Digos) si sono radunate per il gay pride in piazza Magione, luogo simbolo del riscatto della città, legato al ricordo di Giovanni Falcone, il magistrato ucciso da Cosa nostra, che nacque e visse per un periodo proprio tra i vicoli di questo quartiere. Dieci carri molto colorati e a ritmo di musica dance hanno attraversato alcune vie fino in piazza Verdi, davanti al teatro Massimo, dove un dibattito ha concluso le tante manifestazioni organizzate negli ultimi giorni per l'evento. In strada gay, lesbiche, transessuali ma anche tanti eterosessuali con i propri bambini. Come vuole la tradizione, la piazza era molto colorata e sul carro che ha aperto il corteo due uomini, uno in abito da sposa, hanno simulato la celebrazione di un matrimonio. Madrina del gay pride palermitano è stata l'ex parlamentare di Rifondazione comunista, Vladimir Luxuria. "Alcuni amici quando hanno saputo che ero stata invitata a Palermo mi hanno raccomandata di stare attenta. Ma a cosa? Io sono felice si essere oggi qui e non a Pontida, dove la gente in testa invece delle piume ha le corna". In abito lungo color fucsia e con un ombrellino arcobaleno per ripararsi dal sole, Luxuria è stata accolta dalla folla festante. "Questo gay pride è l'occasione per rilanciare il dibattito sui diritti di gay, lesbiche e trans. Ma è anche una data storica, perchè per la prima volta si tiene in una città importante come Palermo". Non sono mancate le polemiche. Ieri sera in città sono stati appesi striscioni e manifesti con la scritta 'Coppie gay: no matrimoni ed adozioni'. Li ha fatti affiggere Giovane Italia, ex Azione Giovani, movimento giovanile del Pdl. "La miglior risposta ai cartelli - ha detto Daniela Tomasino, presidente Arcigay Palermo - è stata data dal comune di Palermo guidato da una giunta di centrodestra, che ha consegnato al presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè una targa intestata a Giorgio e Toni, due ragazzi uccisi dall'omofobia a Giarre trenta anni fa".

Precari, Lupo (PD): “Da Tremonti per i precari finora solo parole e nessun fatto”

“Tremonti dica con chiarezza se concede o no la deroga al patto di stabilità per consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro dei 22 500 precari degli enti locali, che hanno ricevuto il preavviso di licenziamento dal governo Berlusconi”. Lo ha detto il segretario regionale siciliano del Partito Democratico Giuseppe Lupo. “Fin qui -aggiunge- il governo regionale ha ricevuto solo timide promesse e nessun impegno chiaro. I sindaci e gli amministratori locali del Partito Democratico parteciperanno alla manifestazione di protesta dell’Anci, che si svolgerà il 23 giugno prossimo a Roma. Ci auguriamo che i sindaci di centrodestra della Sicilia scelgano di difendere i lavoratori precari dei loro comuni dall’aggressione della manovra Tremonti-Bossi. Il presidente della Regione siciliana -conclude Lupo- dica con chiarezza che il movimento per l’Autonomia non voterà la manovra Tremonti se non ci sarà la deroga salva precari. L’Mpa scelga se stare dalla parte dei lavoratori siciliani o dalla parte di Berlusconi”.

Corleone, contrada Giaconia. Finalmente è stato riappaltato il completamento della strada

Riappaltati i lavori della strada comunale in contrada Giaconia. La celebrazione della nuova procedura di gara si era resa necessaria a seguito della rescissione del contratto per inadempienze contrattuali da parte dell’impresa Giunta Giuseppe, con sede a Messina, costituita in ATI con l’impresa mandante General Construction srl con sede a Barcellona Pozzo di Gotto originarie aggiudicatarie.
Nel corso del 2009, il Comune di Corleone non era riuscito a far completare l’intervento di posa in opera dell’asfalto a causa di due mancate autorizzazioni al subappalto a ditte operanti nel settore dei bitumi, con la consequenziale sospensione dei lavori e rescissione del contratto. Oggi la nuova aggiudicazione che consentirà di ultimare l’opera entro l’estate. L’aggiudicataria è l’impresa artigiana Panzica Luciano di Corleone che ha offerto un ribasso d’asta del 8,888 per cento. I lavori di completamento, per complessivi 143mila euro al netto del ribasso d’asta, consisteranno nel ripristino del fondo stradale e delle cunette, nella risagomatura del tracciato stradale, nella posa del conglomerato bituminoso, nella collocazione delle barriere di protezione e della segnaletica stradale verticale ed orizzontale.

martedì 15 giugno 2010

Corleone. Domenica 20 giugno manifestazione per l'acqua pubblica e raccolta di firme per il referendum

Il Comitato per l’acqua pubblica di Corleone, composto dalla Cgil di Corleone, dalla Cisl di Corleone, da Corleone Dialogos, dal Germoglio e da alcuni cittadini, organizza un’incontro pubblico sulla ripubblicizzazione dell'acqua, per domenica 20 giugno 2010, alle ore 19:00, in piazza Falcone e Borsellino, a Corleone
Il Comitato per l’acqua pubblica di Corleone da più di un anno porta avanti la sua battaglia affinché l’acqua potabile possa tornare a essere pubblica. APS è solo, come si prevedeva, un ufficio riscossione bollette salate, mentre non si sa dove siano finiti gli ingenti investimenti promessi. Alcune settimane fa abbiamo iniziato la raccolta firme per il Referendum Nazionale, che continueremo durante l’incontro pubblico sulla ripubblicizzazione dell’acqua. Nell’incontro interverranno alcuni Sindaci del comprensorio che, a differenza del Sindaco Iannazzo, non hanno ceduto le proprie reti idriche, alcuni deputati ragionali e nazionali. Scopo dell’iniziativa è di fare il punto della situazione e capire quali sono gli indirizzi programmatici per la battaglia per l’acqua pubblica.

Lotta alla mafia. Cittadini e istituzioni uniti alla manifestazione indetta dalla Cgil sul feudo "Verbuncaudo"

Tante persone hanno partecipato stamani all’occupazione simbolica del feudo Verbumcaudo, nei pressi di Vallelunga, confiscato al boss mafioso Michele Greco. La manifestazione, organizzata dalla CGIL e dalla FLAI CGIL per chiedere che il bene in questione non torni in mani mafiose ma venga attributo al comune di Polizzi Generosa che lo destini poi a un uso sociale.All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, Susanna Camusso, Segretaria Confederale della CGIL Nazionale, Stefania Crogi, numero uno della FLAI Nazionale, Mariella Maggio, Segretaria Generale della CGIL siciliana, numerosi sindaci, l'on. Salvino Caputo, della Commissione antimafia regionale, il senatore Beppe Lumia, della Commissione antimafia nazionale, l’ANPI, la coop Placido Rizzotto.
“La destinazione sociale di un bene confiscato - ha detto Stefania Crogi - è emblema di legalità e del patto del cittadino con lo Stato nell’ottica di uno sviluppo che passi attraverso il diritto al lavoro e i diritti in senso generale”. “Per la CGIL - ha sottolineato Susanna Camusso - responsabilità individuale e delle istituzioni, legalità e lavoro sono tre parole fondamentali. Il lavoro- ha aggiunto - non sarà mai lavoro libero se è lavoro sottomesso alla mafia”. Mariella Maggio ha detto: “nella battaglia per l’assegnazione alla cooperativa Placido Rizzotto siamo qui per sottolineare che siamo tutti con Vincenzo Liarda (il sindacalista delle Madonie che ha ricevuto minacce dopo essersi speso su questo fronte)”. “La manifestazione di oggi - ha aggiunto - è un presidio per la legalità in senso lato: legalità nel lavoro, legalità come affrancamento dalla mafia, legalità come principio fondante dello stato democratico. In quest’ottica non può che preoccuparci la norma sulle intercettazioni - ha sottolineato Maggio - che limiterà il diritto a essere informati, pregiudicherà importanti inchieste giudiziarie, rafforzerà un principio che purtroppo sembra prendere sempre più campo, cioè che l’impunita è possibile”.
Il senatore Giuseppe Lumia (Pd): "Il feudo Verbuncaudio è stato sempre controllato dalla mafia"

Regione Sicilia. Apprendi (Pd): istituire in Sicilia il “registro delle unioni civili”

“La Sicilia utilizzi a pieno la propria speciale autonomia e si doti di un ‘registro regionale delle unioni civili’, riconoscendo i diritti delle coppie di fatto e anche delle unioni tra persone dello stesso sesso”. Lo dice Pino Apprendi, deputato regionale del PD, che ha presentato un disegno di legge all’Assemblea Regionale Siciliana. “Mi auguro – prosegue Apprendi – che attraverso un confronto costruttivo questa proposta possa trovare un consenso ampio, anche all’interno del mio partito, e trasversale fra tutte le forze presenti all’Ars. Spero che il parlamento regionale colga l’importanza di questo ddl che, se approvato, farebbe recuperare alla Sicilia il ritardo rispetto ad altre regioni italiane”.
Il disegno di legge è composto da un solo articolo, che recita così: “La Regione siciliana riconosce le formazioni sociali, culturali, economiche e politiche nelle quali si promuovono la personalità umana e il libero svolgimento delle sue funzioni ed attività e riconosce altresì ogni forma di convivenza, rifiutando qualsiasi discriminazione legata all'etnia, alla religione e all'orientamento sessuale. Al fine di dare pratica attuazione al comma precedente, in tutti i comuni della Regione è istituito il registro delle unioni civili”.

Palermo: Orlando (PD), Cammarata in Sudafrica, ma prima di partire si è ricordato di aumentare la Tarsu…

“Il sindaco non trova il tempo per venire in consiglio comunale e discutere di rifiuti e Amia, in compenso lo trova per andare in Sudafrica a vedere le partite del mondiale. Ma per carità, non dite che Cammarata se ne frega della città: pensate che prima di partire si è premurato di fare aumentare la Tarsu ai palermitani…”. Lo dice Salvatore Orlando, consigliere comunale del PD a Palermo, a proposito del viaggio del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, in Sudafrica per seguire i mondiali mentre il consiglio comunale discute l’aumento della Tarsu proposto dal centrodestra.
martedì 15 giugno 2010

Regione Sicilia. Lupo (PD): “Lombardo difenda la Sicilia dalla manovra economica del governo”

“Il presidente della Regione Lombardo difenda la Sicilia dall’aggressione della manovra economica del governo nazionale piuttosto che attendere passivamente di essere ricevuto da Berlusconi o da Tremonti”. Lo ha detto il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo, che ha partecipato oggi a Roma all’incontro con il segretario nazionale del Partito Democratico Pierluigi Bersani per preparare la manifestazione contro la manovra Tremonti, in programma sabato a Roma. “A pagare le conseguenze della politica leghista del governo Bossi-Tremonti –continua Lupo- saranno le famiglie, i lavoratori, le imprese e i comuni siciliani. Mentre continuano la propaganda sul partito del Sud, il presidente Lombardo e il suo alleato Gianfranco Miccichè subiscono le scelte politiche imposte dalla Lega a danno della Sicilia”.
15 giugno 2010

lunedì 14 giugno 2010

Pomigliano, no della Fiom all'accordo "ricatto" della Fiat

La Fiom ribadisce il suo "no" ad uno stravolgimento delle leggi e del contratto nazionale, ma lancia una proposta alla Fiat per salvare lo stabilimento di Pomigliano e gli investimenti promossi dal Lingotto sul sito campano (Tutti i punti discussi dell'accordo). Con l'utilizzo dei 18 turni e delle flessibilità necessarie è possibile, rilancia il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, «garantire una produzione annua superiore alle 280 mila Panda» indicate come obiettivo dall'azienda, con un 18mo turno strutturale, e senza lo straordinario. È questa la proposta che arriva dalla Fiom al termine del Comitato centrale, convocato dalle tute blu per dare una risposta alla Fiat in vista della nuova convocazione dei sindacati per domani. Un tavolo a cui la Fiom non è stata chiamata ma che vedrà comunque un suo osservatore al tavolo. «Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe» chiarisce il 'parlamentino’ della Fiom nel documento finale approvato all'unanimità. «Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è nè quello della produzione nè quello della flessibilità o compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del contratto e dello Statuto dei lavoratori». Una strada che per la Fiom resta impercorribile. LEGGI TUTTO

NELL'AVAMPOSTO DELL'INFORMAZIONE

di Matteo Cosenza
Il Quotidiano della Calabria
BASTEREBBERO l'incipit e il finale per capire il valore del libro di Roberta Mani e Roberto Rossi, due giornalisti accomunati da un impegno nel gruppo di lavoro“Ossigeno per l'informazione” della Fnsi, che sono venuti a raccontare quello che nel titolo chiamano “Avamposto” (editore Marsilio, da oggi in libreria). Sottotitolo: “Nella Calabria dei giornalisti infami”. E siamo all'incipit.
«Ciao papà, che significa 'mpamu?»
«E perché, chi te l'ha detto?»
«A scuola. Un mio compagno.»
«Ah. E che t'ha detto?»
«Statti muta tu, ca io non ci parlo con i figli i' mpamu!»
L'infame è un giornalista che sta dalla parte degli sbirri. E' peggio degli sbirri perché questi fanno il loro lavoro, il giornalista sceglie da che parte stare. Il dialogo effettivamente avvenuto a Cinquefrondi in una scuola elementare dice più di una biblioteca di studi sociologici. E’ evidente come si formi l'humus culturale, il brodo di cultura nel quale l'illegalità e la prepotenza prosperano. Il seme dell'illegalità si trasmette in famiglia - è il caso di dire - da padre in figlio, perché la bambina è convinta per davvero che il padre della sua compagna di banco sia un infame, un traditore della sua gente, uno che si è messo dalla parte dei nemici che per lei sono la legge e i suoi rappresentanti. E' evidente anche come sia difficile fare il giornalista in un contesto del genere. E naturalmente la cosa non riguarda solo i giornalisti ma quanti si ribellano alla logica dell'anti-stato semplicemente facendo il loro dovere. LEGGI TUTTO

Ballottaggi Garofalo vince a Enna, Fasulo a Gela, Pino a Milazzo. Tutti del Pd

Battuto il rivale Angelo Moceri sostenuto da Pdl, Mpa e una lista civica. Nel Nisseno il compagno di partito Lillo Speziale. A Milazzo eletto Pino
PALERMO.
Il Pd vince a Enna con Garofalo, a Gela con Fasulo. E un po' anche a Milazzo con Pino, sostenuto anche dall'Mpa. Sono questi i primi tre responsi dei cinque ballottaggi per le elezioni amministrative in Sicilia. Mancano Misilmeri e Carini.
ENNA
Paolo Garofalo, sostenuto dal Pd e due liste civiche, è stato eletto sindaco di Enna.
Al ballottaggio ha ottenuto 7.715 preferenze, ottenendo il 58,50% dei voti. Il suo rivale, Angelo Moceri, appoggiato da Pdl, Mpa e da una lista civica, ha ottenuto 5.473 preferenze, ottenendo il 41,50% dei voti.
GELA
Angelo Fasulo è il nuovo sindaco di Gela, vincendo per la seconda volta il 'derby' interno al Partito democratico: dopo avere battuto per una manciata di voti alle primarie ha vinto anche il ballottaggio che lo ha visto contrapposto al compagno di partito Lillo Speziale.
Fasulo, appoggiato da Pd, Mpa e due liste civiche, succede all'europarlamentare Rosario Crocetta come sindaco di Gela ottenendo il 17.224 delle preferenze, pari al 54,16% dei voti.
Lillo Speziale, presidente dell'Antimafia regionale, appoggiato da Udc e cinque liste civiche, ha ottenuto 14.580 voti, pari al 45,84% delle preferenze.
Gela, con 64.916 aventi diritto, è stato il Comune col maggior numero di elettori in Sicilia in questa tornata elettorale.
MILAZZO
Carmelo Pino è il nuovo sindaco di Milazzo, nel Messinese. Sostenuto da Mpa, Pd e sei liste civiche, al ballottaggio ha ottenuto 8.949 preferenze, pari al 52,04% dei voti.
L'altro candidato, l'uscente Lorenzo Italiano, appoggiato da Pdl, Udc e nove liste civiche, ha ottenuto 8.248 voti, pari al 47,96% delle preferenze.
Era stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a chiudere, in collegamento telefonico, la campagna elettorale di Italiano, che aveva tenuto un comizio in piazza.
NELLA FOTO: Angelo Fasulo, neosindaco di Gela

domenica 13 giugno 2010

Lotta alla Mafia. Martedì 15 giugno occupazione simbolica del feudo "Verbumcaudo", confiscato a Michele Greco, organizzata dalla Cgil

«I beni confiscati alla mafia devono rimanere pubblici». Con questo appello la CGIL di Palermo ha indetto una manifestazione che si svolgerà martedì 15 presso la masseria del feudo di Verbumcaudo, a due chilometri circa da Vallelunga. L’iniziativa prevede un corteo che parte alle 9,30 lungo la strada che porta al feudo, per concludersi davanti ai fabbricati.
L’occupazione simbolica dei terreni confiscati alla famiglia mafiosa di Michele Greco nasce dopo le minacce a scopo intimidatorie rivolte al responsabile della CGIL delle Madonie, Vincenzo Liarda, di Polizzi Generosa, che da tempo porta avanti una battaglia per evitare che il feudo di Verbumcaudo, sottratto a Cosa Nostra, venga messo all’asta e torni nella disponibilità della mafia. L’intento è di assicurare il bene al controllo della gestione pubblica perché possa essere utilizzato a fini sociali ed economici per lo sviluppo di quel territorio. Sul terreno confiscato grava una vicenda giudiziaria, scaturita da un’ipoteca preesistente, che ha fatto sì che il bene corresse il rischio di essere messo all’asta. Poi ne è scaturito l’affidamento, in comodato d’uso gratuito, a soggetti privati già presenti sui terreni nel periodo della gestione della famiglia di Michele Greco.
La CGIL ha invitato tutti i sindaci della provincia di Palermo, con una lettera-appello, a partecipare alla manifestazione, alla quale parteciperanno la commissione regionale antimafia, la provincia di Palermo e diverse amministrazioni comunali. Porteranno il saluto il vicepresidente della provincia di Palermo Pietro Alongi, il sindaco di Polizzi Generosa Patrizio David, la Segretaria nazionale generale della FLAI CGIL Stefania Crogi e la componente della segreteria nazionale Susanna Camusso.
«Ciò che intendiamo fare è una vera e propria occupazione delle terre, come accadeva 50 anni fa, contro le mafie e le baronie, per ripristinare la proprietà e l’utilizzo pubblica del feudo - dichiara il Segretario della CGIL di Palermo Maurizio Calà - Chiediamo che i beni confiscati alla mafia servano per creare sviluppo e giusta occupazione, in modo da invertire il processo criminale che ne ha portato all’acquisizione con soldi sporchi». Diversi sindaci, come quelli dei paesi di Castelbuono, Petralia Sottana, Polizzi e Termini Imerese e la Provincia di Palermo hanno messo a disposizione dei pullman per partecipare alla manifestazione.

LO CHEF CONSIGLIA. Gli insulti della destra e il buon galateo di Bersani e D’Alema

di Saverio Lodato e Andrea Camilleri
Camilleri, «gli insegnanti sono eroi moderni e il ministro Gelmini gli rompe i coglioni». Parola di Pier Luigi Bersani. Sallusti, del Giornale, «vada a farsi fottere! È un bugiardo e un mascalzone». Parola di Massimo D’Alema. Cose mai sentite. L’opposizione ha da essere educata, deve sapere stare a tavola, non adoperare lo stuzzicadenti, non mettersi le dita nel naso, coprirsi la bocca se sbadiglia, come si conviene a persone civili. E rispettare il precetto di Monsignor Giovanni Della Casa: «non sono da fare in presenza degli uomini le cose laide o fetide o schife o stomachevoli, ma il nominarle anco si disdice». E il coro della grande stampa, che al galateo ci tiene, ha bollato le parole di Bersani e D’Alema. Per Bossi il “celodurismo” fu il credo della Lega. Scajola definì un “rompicoglioni” Marco Biagi. Calderoli, alla notizia che i musulmani volevano costruire una moschea, minacciò di far passeggiare il suo maiale nell’area prescelta. Per Brunetta la sinistra dovrebbe andare “ a morì ammazzata” e per Berlusconi gli elettori di sinistra “sono coglioni”. Che scrissero, allora, le grandi firme? Niente. Ridacchiavano.

Anch’io ho notato la pudica reazione dei politici del Pdl e di parte della stampa alla, una volta tanto, colorita espressione di Bersani nei riguardi della Gelmini. Berlusconi, con la profonda cultura che lo contraddistingue, pare che abbia detto ai suoi intimi che persino Socrate non chiamava “rompicoglioni” sua moglie Santippe, ma la definiva educatamente “un pochino noiosa”. Ma sembra che si siano anche risentite alcune rappresentanti del gentil sesso nel Pd perché una donna, come si sa, non va colpita nemmeno con un fiore e men che mai con una parolaccia. Mi pare, quest’ultima, nella migliore delle ipotesi, una presa di posizione d’altri tempi. Il linguaggio femminile, via via che la donna acquista totale autonomia e guadagna la par condicio con l’uomo, va anch’esso mutando e di molto. Posso testimoniare di conoscere donne, simpatizzanti per i due schieramenti politici, che adoperano un “parlari spartano”, come si dice dalle mie parti quando si usano frasi e parole rudi. Lasciamo perciò posizioni simili a chi d’ipocrisia è costretto, giorno dopo giorno, a vivere. Vede, caro Lodato, tanto più un individuo è dentro di sé profondamente corrotto, cinico, dedito al compromesso e alla menzogna, tanto più desidera apparire all’esterno uomo rispettabile, di parola, educato, attento alla forma e alle buone maniere. Sono quelli che vennero definiti splendidamente “sepolcri imbiancati”. Ma anche sapendo tutto questo, fa senso lo stesso vederli insorgere, in funzione di vestali della sacra fiamma di Arcore, sdegnati contro i maleducati della sinistra che adoperano un linguaggio scurrile, una volta si diceva da caserma. Lei, stupito, si chiede come mai allora questi signori abbiano dimenticato d’avere usato anche loro, e con maggiore frequenza, questo linguaggio. Devo citare ancora il Vangelo e ricordarle che c’è chi vede la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non scorge la trave nel proprio? E poi, se vogliamo entrare nel merito, lei sa benissimo che l’intenzione e l’intonazione con le quali viene detta una certa parola ne fa variare di molto il senso. Prendiamo ad esempio il “rompicoglioni” di Scajola e quello di Bersani. Il primo era, per dirla con Metastasio, “voce dal sen fuggita / che trattener non vale”. Il secondo invece definiva con esattezza il compito principale della ministra e quindi non voleva costituire offesa. Così, quando Berlusconi ci chiama coglioni non c’è da offendersi, perché dice la verità. Infatti, dopo tanti anni, continuiamo a tenercelo sul groppone. E il primo a meravigliarsene è lui stesso. Anche per questo, l’irritazione di D’Alema la capisco perfettamente.
L'Unità, 13 giugno 2010

I pm di Palermo a Berlusconi: resisteremo

Di Matteo (Anm): "Mi chiedo con quale faccia continuino a collaborare con questo Governo i colleghi distaccati al ministero della Giustizia"
PALERMO. "Continua la sistematica e violenta offensiva di denigrazione e isolamento di quei magistrati che credono ancora nel principio dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Noi resisteremo perché crediamo nella Costituzione sulla quale abbiamo giurato". Lo ha detto il pm della Dda di Palermo Nino Di Matteo, presidente della Giunta distrettuale dell'Associazione Nazionale Magistrati, in merito alle ultime dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi che ha accusato i pm di volere sovvertire i risultati elettorali e ha auspicato una profonda riforma della giustizia. "Mi chiedo con quale faccia - ha aggiunto - continuino a collaborare con questo Governo i colleghi distaccati al ministero della Giustizia che hanno giurato sulla stessa Costituzione".

Il nuovo libro di Walter Molino: "Taci infame. Vite di cronisti dal fronte del Sud"...

Chi sapeva dell’esistenza di Mauro Rostagno o Giancarlo Siani o Peppino Impastato prima che fossero uccisi? Sui cronisti vittime di mafie si sono scritti molti libri. Questo è il primo libro sui giornalisti vivi. Perché di santini, questo Paese, ne ha già avuti abbastanza. Tra i protagonisti di “Taci infame” vi sono Antonio Sisca, il giornalista del paese calabrese dei casi di «lupara bianca», Filadelfia; Arnaldo Capezzuto e Rosaria Capacchione, testimoni e delle imprese della camorra nelle viscere di Forcella e delle infiltrazioni dei Casalesi nella politica e nell’economia; Dino Paternostro, cronista dell’ascesa criminale dei corleonesi; Michele Albanese, che ha fatto conoscere i segreti delle cosche di Gioia Tauro; Carlo Ruta, a cui si devono molte delle verità sull’omicidio di Spampinato, il giornalista ucciso per aver denunciato le commistioni tra mafia e politica nella provincia di Ragusa. O ancora Lirio Abbate, che ha seguito accanto alla Squadra mobile di Palermo l’arresto di Bernardo Provenzano; Gianni Lannes, il giornalista pugliese vittima di attentati incendiari e censurato dall’informazione per essersi occupato di criminalità istituzionali; Angela Corica, la giovane corrispondente calabrese intimidita con cinque colpi di pistola contro la sua automobile.
Nei territori dominati dalle mafie, i giornalisti che indagano e denunciano diventano bersaglio di minacce, intimidazioni e aggressioni. Lavorano solitamente in testate locali, in condizioni di minorità economica e intellettuale; sono indifesi e vulnerabili, rimangono sconosciuti nonostante la passione che riversano nel loro lavoro. Il libro non è una galleria di eroi civili che si battono a mani nude contro i mafiosi, ma un viaggio nelle periferie dell’informazione dove raccontare può essere pericoloso, dove né la mafia né l’antimafia sono sempre uguali. Questo libro è un reportage esemplare sulla più inquietante periferia dell’informazione italiana in tutti i suoi aspetti, quella del Mezzogiorno, grazie al quale vengono sottratte dal silenzio e dall’isolamento persone e storie altrimenti invisibili.

Walter Molino è un giornalista siciliano. Sue inchieste e reportage sono stati pubblicati su Diario, Il Sole 24 Ore, Il Fatto quotidiano, Il Venerdi di Repubblica, Linus.

Cimino: "Abolire le province di Palermo, Catania e Messina". Ma solo le province è sufficiente?

"La prossima settimana mi farò promotore di una proposta per l'abolizione di alcune province siciliane. Sarebbe logico sopprimere quelle che insistono nelle città metropolitane, quali Palermo, Messina, Catania". Lo ha detto a Gela il vicepresidente della Regione siciliana con delega all'Economia, Michele Cimino. "Il governo regionale - ha aggiunto - è perfettamente consapevole della gravità della situazione economica e della necessità di reperire nuove risorse per fronteggiare le numerose emergenze accumulate nel corso dell'ultimo decennio e mai risolte. Occorrono, quindi, misure drastiche anche se dolorose. Con l'abolizione delle province il risparmio sarebbe notevole: il personale sarebbe trasferito ai comuni e con il passaggio delle competenze si potrà dare un nuovo impulso alle loro attività.
Ma sono solo le Province che dovrebbero essere abolite? Ci sono enti ancora più inutili, della cui soppressione non se ne accorgerebbe nessuno. Ci riferiamo, per esempio, alle "Unioni dei Comuni", buone solo per elargire prebende e consulenze. Perchè il Governo Lombardo non abolisce subito le "Unioni dei Comuni?