martedì 25 giugno 2019

Palermo. La caccia ai furbetti del redddito di cittadinanza: 4 imbrogli nel mirino


di Francesco Patanè
Finanza e carabinieri in azione: cento le denunce per truffe sull’assegno. Cambi di residenza, false separazioni, licenziamenti fittizi e lavoro nero
 False separazioni fra coniugi, finti cambi di residenza, licenziamenti fittizi, ma soprattutto l’esercito di lavoratori in nero che percepiscono il reddito di cittadinanza. Sono centinaia i casi sui quali carabinieri e guardia di finanza stanno indagando per truffa allo Stato. A nemmeno due mesi dal via del sussidio, a Palermo sono stati già denunciati all’autorità giudiziaria venticinque "furbetti" del reddito di cittadinanza.

Complessivamente in Sicilia le denunce per truffa allo Stato sono oltre un centinaio, su poco più di 250 mila sussidi erogati. Ma sono solo i primi casi fra le migliaia di accertamenti ancora in corso. «I cento finora denunciati sono solo una piccola parte degli irregolari — commenta un investigatore — ci sono diverse indagini in tutte le province che a breve faranno salire il totale, in maniera considerevole».
La gran parte di controlli sono affidati al Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri (Nil) e ai reparti territoriali della guardia di finanza. Nel caso di Palermo si tratta del Gruppo comandato dal colonnello Alessandro Coscarelli, che da mesi sta lavorando sulle truffe intorno al reddito di cittadinanza. Le indagini in corso sono diverse, tutte coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Demontis.
Quattro gli stratagemmi più diffusi per ottenere la carta gialla prepagata. Quello più comune è il cambio fittizio di residenza: di solito sono i figli che escono di casa solo "sulla carta" per poter chiedere il sussidio, ma in realtà restano a casa con i genitori.
A seguire ci sono i matrimoni e le convivenze che finiscono solo per l’Agenzia delle Entrate. A Palermo negli ultimi quattro mesi il numero delle separazioni è raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2018. Un dato che non è passato inosservato ai finanzieri.
Immediatamente sono scattati i controlli, con pedinamenti alla vecchia maniera che hanno permesso di immortalare coppie ufficialmente separate baciarsi appassionatamente e vivere sotto lo stesso tetto per settimane, hanno registrato figli che invece di abitare nella nuova residenza continuavano a tornare a casa dei genitori.
Un altro sistema utilizzato spesso dai truffatori è il licenziamento dagli impieghi part time. Con la benedizione del datore di lavoro che non paga più i contributi, il lavoratore preferisce fare le stesse mansioni in nero, in modo da risultare disoccupato e poter richiedere il reddito di cittadinanza. Grazie alle banche dati a disposizione delle fiamme gialle, tutti i reparti territoriali della Sicilia stanno controllando se i licenziamenti degli ultimi mesi corrispondono realmente a un’interruzione del lavoro. E anche in questo caso il pedinamento diventa l’unico modo per dimostrare il reato.
Accanto alle separazioni fasulle, ai falsi cambi di residenza e ai finti licenziamenti ci sono i normali controlli sui lavoratori in nero. Soprattutto manovali nei cantieri edili, collaboratrici domestiche, badanti e lavoratori stagionali sono finiti nel mirino dei carabinieri del Nil. In questo caso i controlli nei cantieri o negli esercizi commerciali non sono altro che le normali verifiche sul lavoro sommerso. Da due mesi a questa parte viene controllato che il lavoratore irregolare non sia destinatario di reddito di cittadinanza. E i 25 denunciati finora a Palermo rientrano in questo tipo di controlli. Ci vorrà più tempo invece per chiudere il cerchio delle indagini sulle false separazioni, sui finti cambi di residenza e sui licenziamenti sulla carta. Anche perché per questi casi il sospetto delle fiamme gialle è che dietro i " furbetti" ci sia un’unica regia, qualche addetto ai lavori con competenze fiscali, in grado di consigliare e seguire le pratiche dei truffatori.
La Repubblica Palermo, 25 giugno 2019

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