mercoledì 7 novembre 2018

Sicilia. Frane e alluvioni, mappa del rischio: bombe inesplose in 9 paesi su 10

La Sicilia è una polveriera idrogeologica

GIORGIO RUTA
In Sicilia il pericolo idrogeologico è esteso mille chilometri quadrati. Dalla costa tirrenica al centro storico di Palermo, ecco i punti "caldi".
Se le mappe dei rischi potessero parlare, direbbero: «Ve lo avevamo detto». Nella cartina della Sicilia elaborata dal ministero dell’Ambiente ci sono tanti puntini rossi e blu, e ognuno di questi indica un’area in cui ci sono pericoli di frane e alluvioni. Molti coincidono con i territori colpiti dal maltempo di questi giorni. Dalla costa tirrenica del Messinese alla valle del Simeto, passando per il sud della Sicilia, le "bombe" pronte a esplodere sono centinaia. Abusivismo e incuria sui letti dei fiumi sono i detonatori, in una regione in cui nel 90 per cento dei comuni ci sono aree pericolose. Il viaggio nella piantina dell’Isola a rischio può partire proprio da Casteldaccia: contrada Dagale Cavallaro. La villetta affittata dalla famiglia Giordano in cui hanno perso la vita nove persone è stretta fra il pericolo crollo del costone dietro e tra il rischio esondazione del fiume davanti.
La tragedia era annunciata.

In Sicilia oltre mille chilometri quadrati di terreno sono a rischio idrogeologico, un’area grande sette volte più di Palermo. La valle tra il Catanese e il Siracusano è la zona più estesa, con più pericoli. Il fiume Simeto e i suoi affluenti, a causa degli edifici abusivi, dei tronchi e delle discariche che li ostruiscono, esondano con più facilità. Lo dimostra quanto successo due settimane fa, proprio nei comuni della piana: da Scordia a Lentini si contano milioni di danni. Una coincidenza: nell’oasi del Simeto sono 3.500 le costruzioni fuori legge.
Nella mappa dei rischi ci sono tanti puntini blu che indicono il pericolo di alluvioni soprattutto vicino alle foci dei fiumi Verdura e Salso. Qui il comune più colpito, la settimana scorsa, è stato Sciacca. «Alcuni quartieri della città sono stati costruiti senza un’ordinata pianificazione e i torrenti che scendono verso il mare trovano spesso la strada sbarrata. Ecco perché si allaga con molta facilità», ragiona il geologo Gian Vito Graziano, consulente scientifico di Legambiente.
Nell’Agrigentino su 43 comuni 43 hanno aree a rischio. Trapani ne ha 23 su 24, Palermo 81 su 82. «E poi c’è il Messinese», continua il geologo indicando la mappa. Nella provincia in cui si sono contati i morti di Giampilieri, Scaletta Zanclea e Saponara le zone con pericoli sono tante. «Sia sulla costa jonica che su quella tirrenica ci sono piccoli e medi fiumiciattoli che scendono con molta velocità dalla montagne e che arrivando a valle si trovano i letti ristretti da strade e abitazioni, se non addirittura bloccati», sostiene Graziano. Che la tragedia possa scapparci è una profezia purtroppo troppo facile da fare. Soprattutto se sulla Sicilia il maltempo si accanisce con la forza della settimana scorsa. I dati del servizio di meteorologia della Regione fotografano una situazione fuori dal normale. I rilevatori della provincia di Palermo hanno segnato in tre giorni accumuli di 218 millimetri di acqua a Giuliana, 200 a Prizzi, 160 a Corleone, Monreale e Contessa Entellina.
«È caduta dal cielo la stessa quantità di pioggia che solitamente precipita in un quadrimestre abbastanza piovoso. Da giugno a oggi, a esclusione di luglio, abbiamo avuto mesi con precipitazioni intense: i terreni sono saturi e il rischio allagamenti è più alto», spiega Luigi Neri del Servizio informativo agrometeorologico siciliano.
A Palermo il 3 novembre sono stati misurati 40 millimetri soltanto in un’ora. Anche nel capoluogo siciliano — la cronaca recente lo dimostra — ci sono tanti punti critici. Ci sono il letto dell’Oreto, Mondello che si allaga alla prima pioggia e le strade del centro storico che si trasformano in fiumi quando le precipitazioni sono sopra la media e la "barriera" della circonvallazione viene superata. «Gli ultimi lavori per smaltire l’acqua del maltempo a Palermo sono stati ultimati dopo la Seconda guerra mondiale», ricorda il geologo Graziano.
Poi c’è l’entroterra siciliano in cui ci sono stati tre morti nei giorni scorsi, quel pezzo di terra tra l’Agrigentino e il Palermitano dove al rischio alluvione si aggiunge quello delle frane. Anche qui, se le mappe potessero parlare, direbbero: «Ve lo avevamo detto».
La Repubblica Palermo, 7 nov 2018

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