sabato 24 novembre 2018

L’intervista/1. Claudio Fava: “Solo silenzi sui clan e il Pd si è defilato”

GIOACCHINO AMATO
«Pascucci non è un ingenuo, quella foto era un chiaro messaggio di disponibilità a ricevere qualsiasi tipo di voti e fa parte di una strategia, non di superficialità». Claudio Fava, presidente della commissione regionale Antimafia, attacca il candidato sindaco 5Stelle di Corleone.
Perché parla di strategia?
«In politica e in un paese simbolo come Corleone, per giunta sciolto per mafia, le parole e i gesti sono pietre. Farsi quella foto a quattro giorni dalle elezioni non significa volere redimere i familiari dei mafiosi. Io sono stato fra i pochi a sostenere il diritto del boss Provenzano di morire nel suo letto, sono d’accordo a costruire un ponte culturale con le famiglie dei boss. Ma queste cose si fanno dopo essere stati eletti. Poco prima del voto diventa una captatio benevolentiae. E poi quella foto non è l’unico episodio grave».
E cos’altro c’è?
«Da presidente dell’Antimafia ho sentito i tre commissari. E a me risulta che Pascucci ha accettato il sostegno della maggior parte degli assessori della giunta sciolta per mafia. Non ha mai preso le distanze. E i commissari riferiscono che in tutta la campagna elettorale non si è parlato né di mafia né dei motivi che hanno portato allo scioglimento. Insomma, c’è stato un silenzioso e pericoloso consenso del candidato di fronte a questo sostegno e a questo punto la foto con il parente di Provenzano mi sembra più il messaggio finale agli elettori, a certi elettori, che un gesto di misericordia».
Un altro episodio dopo il caso Santapaola a Misterbianco.
«Quello è ancora più preoccupante perché questo signore è vicesindaco. Martedì in commissione decideremo quando convocare in audizione il sindaco Di Guardo. Ma questi sono tutti episodi che dimostrano come la mafia tenti sempre di controllare le amministrazioni locali».
Il Pd in imbarazzo a Misterbianco e senza il suo simbolo a Corleone. L’antimafia non è più di sinistra?
«Essere presenti in una città come Corleone, simbolo anche per le sue amministrazioni antimafia, per le prime confische, è un investimento politico che un partito, qualunque esso sia, deve fare. Una necessità nemmeno da discutere. Non esserci comunica un allarmante “rompete le righe”».
La Repubblica Palermo, 24 nov 2018

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