giovedì 5 maggio 2016

Le accuse di due sindaci a Pino Maniaci: “Avevamo paura di lui e lo pagavamo”

di SALVO PALAZZOLO
A parlare con gli inquirenti sono stati i primi cittadini di Borgetto, Gioacchino De Luca, e di Partinico, Salvatore Lo Biundo. Convocato anche un assessore che nel corso di un’intercettazione diceva di essere stato costretto a comprare 2000 euro di magliette da Maniaci


Non hanno mai denunciato alcuna vessazione, alcun ricatto imposto da Pino Maniaci, ma quando i carabinieri li hanno convocati in caserma non hanno avuto dubbi sulle cose da dire. “Avevo paura che Maniaci come paladino dell’antimafia ci infangasse come amministrazione comunale e per questo gli davo dei soldi”, ha messo a verbale il sindaco di Borgetto, Gioacchino De Luca. Il suo collega di Partinico, Salvatore Lo Biundo, ha ammesso: “Dopo avere assunto per circa tre mesi una donna a lui vicina si è posto il problema della scadenza del contratto. Maniaci ha insistito, mi ha detto che dovevamo farla lavorare a tutti i costi. L’unico modo in cui potevamo era quello di autotassarci e fargli svolgere il servizio di pulizia che facevain precedenza”. Un lavoro al Comune in nero. Potenza dell’antimafia.



Le dichiarazioni dei sindaci di Borgetto e Partinico fanno parte adesso dell’atto d’accusa della procura di Palermo nei confronti di Pino Maniaci, accusato di estorsione proprio nei confronti dei primi cittadini. Ha detto De Luca: “Maniaci è frequentemente accompagnato da soggetti delle istituzioni come magistrati, segnatamente il dottore Ingroia, o prefetti e pertanto appare come un intoccabile, tanto è vero che gira con la scorta". Un verbale dai toni drammatici. "Ha ceduto alle sue richieste di denaro – prosegue il sindaco – per prevenire eventuali servizi contro la mia amministrazione infangandola”. Gli inquirenti avevano convocato anche l’assessore di Borgetto Gioacchino Polizzi,  la sua testimonianza viene definita “reticente”. Eppure, il suo racconto al sindaco di Borgetto Giuseppe Davì era chiarissimo: “Ha voluto le magliettine gratis da me...ha voluto duemila euro di magliettine gratis ed ha voluto tre mesi di casa in affitto che
l’ho pagata io di tasca mia. Questa è estorsione, questa è pure estorsione”.

Proseguiva il suo sfogo: “Lui è mafioso, lui ha fatto estorsione nei miei confronti, io lo denuncio prendo dieci avvocati prendo…appena fa il mio nome...io te lo sto dicendo e vi tiro a tutti in ballo....io ve lo sto dicendo non mi disturbate”. Ma, poi, quando fu convocato dai carabinieri, si è ben guardato dal raccontare tutta la vicenda.
Las Repubblica, 5 maggio 2016

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