mercoledì 11 maggio 2016

''Felicia Impastato'', l'esempio di una madre che lotta per la verità

L'intervento dell'attrice Lunetta Savino 
di AARON PETTINARI
Applausi all'anteprima mostrata alla Rai di Palermo. Domani sera la fiction in onda su Rai 1
“Questo è un film che non si può dimenticare. Un' opera di resistenza civile e culturale rispetto all'indifferenza ed alla rassegnazione che rischiano di condizionare il nostro presente e il nostro futuro”. Potrebbero bastare queste poche parole del pm Nino Di Matteo, dette dopo aver visto l'anteprima della fiction su “Felicia Impastato” (andrà in onda domani sera, in prima serata, su Rai1), a far comprendere il valore profondo del tv movie diretto da Gianfranco Albano, (sceneggiatura di Diego De Silva e Monica Zapelli e la consulenza di Giovanni Impastato, fratello di Peppino) che vede una straordinaria interpretazione di Lunetta Savino nel ruolo della protagonista.

In tanti sono voluti essere presenti alla proiezione, presso l'auditirium della sede Rai di Palermo. Un'occasione unica non solo per ricordare, ma anche per conoscere le sensazioni dei protagonisti di allora e di chi ha interpetato un ruolo nella fiction. A fare gli onori di casa è stato il direttore della sede palermitana della Rai, Salvatore Cusimano, che nel presentare gli ospiti ha ricordato come il volto di Felicia Impastato sia quello di una “donna meravigliosa che rappresenta il ruolo, troppo spesso sottovalutato e sottaciuto, della ribellione delle donne che sanno ottenere giustizia facendosi forza, che si ribella rispetto a quel ruolo silente che invece viene attribuito alla donna dal mondo mafioso”.
Ovviamente presente Lunetta Savino che in poche parole ha saputo esprimere tutta l'emozione vissuta nel vestire i panni della madre di Impastato: “Quando mi hanno chiesto di interpretare questo ruolo mi sono sentita emozionata e al tempo stesso onorata. Ho anche avuto un po' di paura perché è difficile accettare ed entrare nella parte di una donna così amata e così straordinaria come Felicia Impastato. Una donna che non solo si rifiuta di aderire a quel mondo mafioso che vorrebbe la donna a casa e che parla con i figli solo per trasmettere certi disvalori, ma che decide di parlare con la voce del figlio. Quando Impastato muore lei capisce di dover continuare a fare quel che il figlio aveva pensato ed è qui l'eccezionalità di Felicia. Un momento importante è sicuramente quando decide di tenere aperta la porta della sua casa, che poi diventa “Casa memoria”, per continuare a parlare del figlio, trasmettendone i valori, e in qualche modo tenendolo in vita e trasferire quello spirito ai giovani. E' forse questa la lezione più grande di Felicia Impastato”.

Quindi ha ricordato anche il contributo che ognuno può dare nel trasmettere i valori della legalità: “Ognuno fa quello che può fare con gli strumenti che ha. Io sono un'attrice e sono strafelice dell'opportunità che mi è stata offerta di interpretare questo personaggio. Con i film certe storie possono arrivare con più forza e a molte più persone e se questo servirà a far conoscere la storia di questa donna e di tutto quello che lei ha fatto posso dire di aver fatto semplicemente la mia parte”.
Per ricordare la figura di Felicia Impastato è poi intervenuta Felicetta, la moglie di Giovanni. “Questo film è il proseguo di Centopassi – ha detto – Mi sono emozionata perché mi ha permesso di rivivere certi momenti che fanno parte della nostra vita, della nostra storia. Io ho vissuto il dramma della famiglia Impastato da vicino e posso dire che Felicia era veramente determinata, testarda e coraggiosa. Lei non ha preso posizione solo dopo la morte del figlio ma la sua è una scelta nata già prima, all'interno della sua famiglia ma anche all'esterno. Lei lo ha sempre difeso, non solo rispetto a quegli scontri che c'erano tra il merito ed il figlio. E proprio al marito diceva che 'i suoi amici non li voleva per casa'. Ed io ricordo che quando questi bussavano era mio suocero ad uscire. Poi c'è stato il coraggio di costituirsi parte civile al processo. Un percorso non facile perché lei cercava di proteggere Giovanni. L'avevano minacciata dicendole di pensare a quel che avrebbe fatto proprio perché le restava un solo figlio”. Felicetta ha quindi invitato tutti ad essere presenti oggi, a Cinisi, dove da tre giorni si celebra la memoria di Peppino Impastato tra convegni, spettacoli e momenti di riflessione che culmineranno alle 17 con la marcia da Radio Aut fino a Casa memoria.

Dentro la fiction
Alle parole poi si sono affiancate le immagini che hanno fatto vivere ai presenti un vero e proprio percorso nella storia.
La storia di una lotta strenua, durata 22 anni, di una madre che ha fortemente cercato giustizia per il figlio trucidato dalla mafia il 9 maggio del 1978.
Nel cast, accanto alla Savino ci sono Carmelo Galati (nel ruolo di Giovanni Impastato) e Antonio Catania che interpreta il magistrato Rocco Chinnici ucciso dalla mafia proprio quando stava indagando sull'omicidio di Peppino. Recitano anche Giorgio Colangeli, Barbara Tabita e Francesco Lamantia. Le emozioni si vivono sin dalle prime scene, girate all'interno del Palazzo di Giustizia di Palermo e per un attimo si ha l'impressione di tornare indietro nel tempo fino al 25 ottobre 2000, ed essere lì ad accompagnare il cammino di Felicia Bartolotta Impastato, stremata dalle sofferenze, che dovrà testimoniare in tribunale e dire chiaramente in faccia a Badalamenti: “tu hai ucciso mio figlio”. Il boss di Cinisi era presente in video conferenza e, due anni dopo, verrà condannato all'ergastolo. Ma il film non racconta solo il coraggio di mamma Felicia, di Giovanni Impastato, della sua compagna Felicietta, e degli amici di Peppino. Mette a nudo anche le tribolazioni che si sono avute negli anni per giungere ad una verità su quell'omicidio. Racconta le inerzie di certi investigatori e mostra alcuni aspetti del depistaggio che vi è stato e su cui oggi indaga la Procura di Palermo.
La verità su quella vile e spietata uccisione di Peppino viene mostrata subito allo spettatore con le immagini dello stesso attivista che viene massacrato di botte prima di farlo esplodere sui binari della ferrovia.
A tracciare un filo diretto tra “fiction” e realtà vi sono gli audio reali della trasmissione “Onda Pazza”, trasmessa su Radio Aut, ma anche le fotografie di Peppino e i giornali dell'epoca con quei titoloni che mettevano in mostra un'immagine distorta della realtà. Prima volevano far passare Peppino Impastato come un terrorista vittima di un ordigno che egli stesso stava per far esplodere. Poi come un suicida.
Il dolore della famiglia viene vissuto in maniera totale dallo spettatore che immediatamente viene conquistato dal profondo coraggio e dalla dignità di una madre che di fatto “raccoglie il testimone del figlio” ribellandosi contro la mafia del paese (quella stessa di cui il marito faceva parte), denunciando e gridando al mondo la verità.


Le parole di Di Matteo
Al termine della visione dell'anteprima, Cusimano, a sorpresa, ha invitato a parlare il pm di Palermo Nino Di Matteo (tra gli ospiti vi erano anche i due membri del cast, Paride Benassai e Sergio Vespertino, la fotografa Letizia Battaglia ed il giornalista-scrittore Saverio Lodato) che con grande emozione ha detto la sua opinione sul film: “Credo che questo film, in questo momento in particolare, sia molto importante. Intanto perché ridà, soprattutto alla Sicilia e all’antimafia, l’orgoglio che non dobbiamo perdere di essere stati la terra dove è nata la vera antimafia. In questo momento io sono convinto che, purtroppo, alcuni casi di strumentalizzazione dell’antimafia vengano a loro volta strumentalizzati da parte di chi vorrebbe cancellare un passato che non si può cancellare”. “Pensare che martedì – ha aggiunto il magistrato - tanti italiani vedranno questo film mi emoziona e mi conforta. Questa storia di Peppino Impastato, del depistaggio, la storia delle indagini, rappresenta un asse portante fondamentale per capire come la vicenda della contrapposizione tra Stato e mafia sia una vicenda profondamente complessa, dove troppe volte quella che tutti pensano essere una contrapposizione è stata in parte anche una convergenza di interessi. E la storia di Peppino Impastato è l’asse portante di quelle che nel tempo sono state le collusioni tra lo Stato e la mafia. Possiamo definirla come la madre di tutte le trattative o comunque rappresenta un momento importante, perché forse ce ne sono state anche prima, di una mafia che non esitava a servirsi dello Stato per acquisire potere e di uno stato che pensava di combattere una parte della mafia avvalendosi di un'altra parte della mafia stessa”. Di Matteo, rivolgendosi direttamente a Lunetta Savino, ha poi elogiato un aspetto fondamentale del film: “Oltre a farti i complimenti per l'interpretazione e per questo film, davvero commovente, voglio ringraziarvi perché con questa opera avete ricordato a tutti che l'antimafia è un sentimento di libertà, di dignità e che nessuno potrà mai mortificare. La dignità e il coraggio di uomini e donne che si sono contrapposte, e che continuano a contrapporsi, alla mafia e alla mentalità mafiosa. Io sono sicuro che questo sia un modo bellissimo di fare antimafia e che aiuta il Paese. Perché questo è un Paese che sta perdendo la memoria e vorrebbe definitivamente archiviare determinate pagine della sua storia”. Poi ha aggiunto: “Questo è un Paese che ha vissuto non soltanto la voglia di archiviare il caso Impastato come quello di un terrorista vittima di se stesso, ma un Paese dove si vorrebbero chiudere definitivamente pagine del passato perché non si ha il coraggio di dire che quel passato condiziona probabilmente anche il presente. Pertanto ben vengano queste opere e denunce che si rivolgono ad un pubblico vasto e non solo a chi già conosce certi fatti. Con questo film avete contribuito alla memoria. Non una memoria sterile o di retorica, ma una memoria che si deve fare riflessione su quello che è successo, che accade e che potrebbe accadere. E questo è il senso più bello”.
antimafia duemila.com, 09 Maggio 2016


Nessun commento: