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venerdì 14 aprile 2017

Roccamena. Giovani in fuga dal paese e la Via crucis non si fa più

EMANUELE LAURIA
È sempre più difficile organizzare le rappresentazioni religiose nei comuni A Roccamena hanno lanciato un appello su Facebook: hanno risposto in due. Giallo sull’incarico non rinnovato al giovane che interpretava Gesù. Il sindaco: “Le aree interne si sono svuotate, gli studenti vengono solo nei weekend”
Gesù è già morto, a Roccamena. Non è stato giudicato né flagellato. Semplicemente accantonato, messo da parte, scomparso dalla rappresentazione della Via crucis che, a cascata, ha perso pure gli altri figuranti. È la Pasqua più triste, per un paese di mille anime devote ma tormentate da piaghe poco divine e molto terrene: l’emigrazione, il disinteresse dei giovani e, pare, la diffidenza reciproca. È la Pasqua più mesta: la processione, quest’anno, non si farà. Ci hanno provato, i ragazzi della parrocchia, a reclutare gli attori necessari per una messinscena complessa ma portentosa: l’arresto e il processo in piazza, l’ascesa al Golgota lungo il corso principale, la crocifissione all’inizio del centro abitato.
Avevano cercato persino su Facebook i protagonisti della Passione: ma a una settimana dal “bando”, pubblicato il 24 febbraio, non ha risposto quasi nessuno. Giusto le interpreti di due popolane. Troppo poco, per una manifestazione che ha bisogno almeno di una cinquantina di personaggi. L’organizzazione ha allora tentato una mossa a sorpresa: il coinvolgimento degli abitanti di Camporeale, pochi chilometri più in là, dove vive l’ex parroco del paese. Un gemellaggio in nome della raffigurazione del Calvario offerto ai “cugini” con cui da sempre c’è una discreta però sentita rivalità. Anche quest’operazione non è andata a buon fine: trovati un paio di sacerdoti del Sinedrio, la moglie di Erode (Erodiade) e qualche soldato romano. A quel punto l’infausta rinuncia: «Ci riproveremo l’anno prossimo. Ma mi creda, noi la passione l’abbiamo già vissuta in questi mesi», dice il sindaco Tommaso Ciaccio. Fuor di metafora: per il secondo anno consecutivo niente Via crucis a Roccamena. Sì, il secondo anno.
E qui la storia si fa un po’ più complessa, a tratti oscura, alimentata dal rombo forte della vox populi. Nel 2015, anno dell’ultima processione, i figuranti c’erano e c’era soprattutto Gesù. Al secolo Gioacchino Giangrosso, dipendente comunale che alla parte si era dedicato con grande applicazione. «Sa, c’è chi si traveste semplicemente e chi si immedesima nel ruolo. Io, modestia a parte, mi sono immedesimato. Chieda un po’ in giro». Il fatto è che, dopo quell’esperienza, a Giangrosso non è stato rinnovato l’incarico: «Perché? Non lo so. Non me lo spiego neppure io», dice. Qualcuno mormora di un veto del parroco, don Francesco Cucciniello, legato a presunte pratiche esorcistiche di cui sarebbe esperto Giangrosso. Sarebbe poco conveniente, insomma, un Gesù che possiede o millanta il potere di scacciare il diavolo. «Ci sono delle voci in questo senso, non posso negarlo — afferma il sindaco — Ma non posso certo darle conferme». E di questo, l’ex Gesù non vuole parlare: «Magia? No, guardi siamo fuori strada. Io di magie, propriamente dette, non ne faccio. Riti similari? Su questo, se permette, non dico nulla». Ma è possibile che le defezioni degli altri attori della processione siano dovute proprio alla solidarietà nei confronti del Cristo messo da parte? «Certo, molti amici li avevo coinvolti io. È possibile che la mia assenza non li abbia motivati — ancora Giangrosso — Io comunque non mi sono risparmiato nella ricerca dei protagonisti, sia chiaro». Il mistero rimane, e non è quello pasquale. In mancanza della testimonianza- chiave di don Francesco, che al telefono non si fa trovare, questa storia rimane sullo sfondo di una Via crucis fantasma, di una Settimana Santa senza il suo clou. Resta a fare da suggestivo retroscena di un problema che emerge in chiaro: i riti tradizionali, nei paesi, si fanno con sempre maggiori difficoltà. Ne parla Francesco Rimi, l’organizzatore dell’ultima manifestazione di Roccamena e per diversi lustri in passato “padre” della Via crucis di Alcamo: «A Roccamena, come altrove, è arduo coinvolgere la gente. Ci siamo rivolti a Camporeale, dove avevamo trovato anche un altro Gesù. Di altre questioni non so. So invece — ancora Rimi — che anche in altri centri della Sicilia c’è qualche difficoltà ad allestire una Via crucis degna di questo nome: ad Alcamo non si è fatta per 10 anni, in altri paesi si svolge in tono minore. Colpa anche dei contributi comunali che scarseggiano. Per fortuna la tradizione resiste, malgrado tutto, in molte località siciliane, anche sotto forme diverse: dal musical alla recita in dialetto». Ragiona il sindaco Ciaccio: «Il problema sta soprattutto in un approccio dei giovani a queste tradizioni che è diverso rispetto al passato. E poi, i giovani dove sono? Le aree interne della Sicilia sono svuotate dall’emigrazione, i ragazzi se non partono in modo definitivo stanno fuori per l’intera settimana e tornano al paese nei week-end. È difficile farli partecipare a un’organizzazione comunque complicata come quella di una Via crucis. Ma non demordiamo, anche perché questi riti non vanno persi».

La Repubblica Palermo, 13 aprile 2017