venerdì 14 aprile 2017

La parabola di Rosi: l’ex pasionaria dei Ds alla corte di Cuffaro

Rosi Pennino con Fabrizio Ferrandelli
Pennino nella squadra di Ferrandelli, il Pd la caccia. “A Palermo non c’è un candidato di centrosinistra”
Non chiamatela «ex moglie di». Tanto più che stavolta il suo ex marito, il sottosegretario alla Salute e leader renziano Davide Faraone, sta dall’altra parte della barricata. Quella del Pd ufficiale, il partito del quale Rosi Pennino, neo-designata assessora nell’eventuale giunta di Fabrizio Ferrandelli, dice di aver avuto la tessera, ma senza incarichi ufficiali, «solo fino all’anno scorso». I vertici dei dem a Palermo, ieri, l’hanno messa alla porta: «Incompatibile ». Dal suo lato dello steccato, però, l’ex pasionaria della sinistra allo Zen troverà compagni di percorso per lei inconsueti: da Silvio Berlusconi in persona, che potrebbe calcare il suo stesso palco in una delle iniziative elettorali, fino ad arrivare a Totò Cuffaro, il presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia che nell’apice dei suoi vent’anni, all’epoca della Sinistra giovanile, Pennino contestava senza quartiere. Curioso ribaltamento della storia: all’epoca Pennino denunciava lo strapotere nelle periferie di Forza Italia e incassava per questo la simpatia del «movimento dei professori», adesso con i berluscones si ritrova alleata.

Nel comitato di Ferrandelli, alla presentazione, ci sono pezzi del suo passato. Ci sono un paio dei dirigenti d’inizio secolo della giovanile Ds e qualcuno dei “suoi” ragazzi del circolo dello Zen, e davanti a loro Pennino affronta, pungolata dai cronisti, il nodo compagni di strada: lo fa per dire che «le alleanze non sono un tema appassionante» e per evocare una «riabilitazione di Cuffaro, che ha tutti i diritti degli altri ex detenuti», lo fa per sostenere che «non c’è un candidato di centrosinistra a Palermo» e che dall’altra parte «c’è anche Angelino Alfano». Nessun imbarazzo: «Cuffaro ha pagato il suo conto con la giustizia. A chi mi dice Cuffaro, rispondo Cardinale». Il secondo Totò, però, non è certo un condannato per mafia ed è sempre rimasto nel centrosinistra. Lo schieramento che per almeno quindici anni l’ex pasionaria ha sostenuto.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quei giorni. Lo dice lei stessa, senza giri di parole: «Da un decennio, da quando è nata mia figlia, non ho più accettato incarichi di partito ». Eppure, almeno fino all’autunno, il nome di Pennino è circolato come possibile opzione per un’eventuale candidatura a sindaco targata Pd: gradita in parte ai renziani ortodossi e in parte all’area che fa capo ad Antonello Cracolici, la sua (ormai ex) corrente di riferimento, l’ipotesi di schierarla alle primarie è filtrata a più riprese nelle ultime settimane dell’anno.
L’interessata, intanto, dava mostra di pensare ad altro: lo ha fatto di nuovo un mese fa, quando Ferrandelli ha esplicitato l’invito a entrare in giunta, e allora Pennino ha spiegato di essere impegnata nell’organizzazione della Marcia per l’autismo. Un’iniziativa che dieci giorni fa l’ha vista sul palco del Politeama, fianco a fianco con l’ex marito Faraone. Ma non chiamatela «ex moglie di»: semmai avversaria.
c.r.

La Repubblica Palermo, 13 aprile 2017

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