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venerdì 3 marzo 2017

LA TESTIMONIANZA. Il mio sogno raggiunto aggirando gli ostacoli

PATRIZIA GARIFFO. Quando ero bambina sognavo di diventare una giornalista e sognavo anche in grande, speravo di dirigere una redazione e di scrivere di televisione e spettacolo. Un sogno comune a molti bambini ma, nel mio caso, c’era una piccola difficoltà: io ho l’atrofia muscolare spinale, malattia rara (che, poi, così rara non è, purtroppo) che comporta un bel po’ di limitazioni, dal “semplice” non camminare e non essere autonomi all’avere problemi respiratori e, a volte, difficoltà nella comunicazione orale. Io, però, nel mio piccolo, il mio sogno l’ho realizzato. Mi sono laureata in Lettere classiche e tre anni dopo ho preso il tesserino di giornalista pubblicista.
Non è stato semplice e nessuno, com’era giusto, mi ha riservato un trattamento di “favore” per la mia condizione ma il mio obiettivo era quello e ci ho provato a realizzarlo finché non ci sono riuscita. Oggi la scrittura, non solo quella giornalistica, è il mio mondo e non farei altro se non questo. Ho iniziato grazie a Internet, collaboro con “Repubblica” Palermo e scrivo per mezzo del web. Nei meandri della rete, troppo spesso usata nel modo peggiore, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno ho costruito la mia rete di contatti e conoscenze, ho acquisito competenze che mi sono servite nel mio lavoro, ho scoperto occasioni e possibilità che non credevo potessero esserci, per chi, magari, per scrivere non può usare neanche le mani ma solo gli occhi.
Ho iniziato a mandare curricula a giornali, siti web e blog e ho avuto le mie prime collaborazioni. Ho scritto per testate cartacee e online e per molti anni sono stata alla guida di un sito dedicato a Palermo. È stato facile? No. Ma come fai la giornalista se non puoi uscire da casa? Qualcuno potrebbe chiederselo. Certamente non ho mai pensato di fare giornalismo di inchiesta o di occuparmi di cronaca, anche perché non mi interessavano, e così ho “aggirato” l’ostacolo, soluzione per la quale è bene optare sempre se ce ne troviamo uno davanti. Mi sono occupata di tutto quello che potevo gestire da casa: spettacolo, televisione, moda, eventi locali e nazionali. Negli ultimi anni sono stati fondamentali anche i social network, dove i personaggi raccontano ogni cosa di sé, diventano facilmente raggiungibili e dove i loro “stati” sono spunto preziosissimo per articoli. Prima dei social c’erano le email, grazie alle quali si può dialogare, fare interviste, raggiungere persone, istituzioni e tutto ciò che può essere utile per redigere un pezzo. Quando, poi, il tuo lavoro inizia a essere conosciuto e apprezzato ad aiutarti a trovare le notizie sono gli altri, che ti inviano i comunicati stampa, ti richiedono interviste e vorrebbero che parlassi delle loro attività. Ma, allora, è semplice? No, per niente, perché il fatto di non poter uscire da casa e di non poter fare il tipico lavoro di redazione ti chiude tante porte ma, fortunatamente, molte altre se ne aprono. Il web ti dà le possibilità che fino a venti anni fa, chi era nelle mie condizioni, non aveva e neanche poteva immaginare. Sicuramente, quando devi fare un’intervista per email o scrivere un pezzo su un personaggio famoso e non puoi “seguirlo” fisicamente ma puoi farlo solo virtualmente, i tempi si allungano, perché non tutto quello che il web ti offre è affidabile, devi cercare e verificare.
Le difficoltà non mancano quando devi conquistare la fiducia delle persone, quando proponi un’intervista o qualche idea e devi spiegare che preferisci usare le email o i social, perché parlare al telefono o incontrarsi è più complicato. Le persone capiscono? Non sempre, alcune no ma molte sì e io ne ho trovate parecchie che si sono fidate di me, del mio lavoro, delle mie capacità e della mia serietà professionale. È complicato, le porte chiuse in faccia, le persone che non si fidano perché non ti vedono ci sono ma, se lo vuoi fare, puoi farlo. Mai arrendersi ma aggirare gli ostacoli e non abbattersi, nonostante ci sia chi fa di tutto per rendere ogni cosa più complicata di quanto già non lo sia, dalle istituzioni a chi si spaccia per quello che non è, barattando la sua coscienza (quando ce l’ha) con un assegno d’invalidità che non gli spetta. Io sono “caduta” tante volte e altrettante volte mi sono rialzata e tante altre volte lo farò e non sono l’unica, c’è chi ha fatto anche meglio di me. Ma non ho fatto nulla di speciale, sto solo cercando di percorrere la mia strada e, nel mio piccolo, ho realizzato il mio sogno di bambina e continuo a sognare.

La Repubblica Palermo, 3 marzo 2017

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mi sento moto piccola perche' ho le gambe e non ho la tua forza.