giovedì 17 gennaio 2019

Le vie dei diritti. Domani a Palermo l'intitolazione di via Damiano Lo Greco, in memoria del bracciante agricolo di Piana, militante della Cgil, ucciso durante una manifestazione per la pace nel 1951

Damiano Lo Greco
Palermo 17 gennaio 2019 – Prosegue l'intitolazione delle vie dei diritti ai sindacalisti uccisi. Domani alle 9.00, l'ex via del Segugio a Bonagia sarà intitolata a Damiano Lo Greco, bracciante agricolo e militante della Cgil, ucciso durante una carica dei carabinieri il 18 gennaio 1951, nel corso di una manifestazione pacifista a Piana degli Albanesi, contro l'intervento bellico in Corea. 
Aveva 39 anni e tre figli piccoli, tra i 5 e gli 11 anni. Le sue esequie furono vietate e sulla sua fine, dopo l'archiviazione del procedimento, non è mai stata fatta giustizia. I suoi funerali si sono svolti dopo 64 anni, il 28 febbraio del 2015, celebrati da don Ciotti. Attivista del movimento sindacale, un paio d'anni prima della sua morte era stato fermato e portato in caserma perché era tra i militanti in prima linea nelle lotte per l'occupazione e l'assegnazione delle terre

Alla cerimonia di intitolazione della nuova via Damiano Lo Greco saranno presenti il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il sindaco di Piana degli Albanesi Rosario Petta, il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo e i familiari di Lo Greco. 
La Cgil Palermo, che ha inserito il nome di Damiano Lo Greco tra quello dei sindacalisti uccisi dal '44 in poi nel suo calendario della memoria, attende assieme ai figli, Serafino e Gaspare, alla moglie ancora in vita, Maria Ajavolasit, di 102 anni e mezzo, ai superstiti di Portella e all'intera comunità di Piana, che sia fatta giustizia. 
“Chiediamo che venga riconosciuta ufficialmente la verità sulla morte di Damiano Lo Greco. Con l'intitolazione di una strada per lui, a Palermo, riportiamo Damiano Lo Greco al centro della nostra memoria collettiva - dichiara il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo - La sua uccisione va inquadrata in un contesto in cui non c'erano ancora quella magistratura democratica e quelle forze dell'ordine democratiche che negli anni Ottanta e Novanta hanno dato impulso alla lotta alla mafia. Erano gli anni dell’alleanza tra il potere agrario e mafioso e la Dc e, nello scontro per la liberalizzazione del Paese, sindacalisti e militanti del Pci furono presi di mira. I contadini che reclamavano i diritti e occupavano le terre facevano paura”. “Damiano Lo Greco – aggiunge Dino Paternostro, responsabile Legalità e Memoria Cgil Palermo - è stato vittima dell’intreccio tra poteri forti che non tolleravano la rivendicazione dei diritti dei lavoratori e la loro richiesta di pace come condizione di progresso e di sviluppo. Oggi lo ricordiamo per onorarne la memoria e perché quei valori sono ancora di estrema attualità”. 
        Il maggiore dei figli di Damiano Lo Greco, Serafino, che oggi ha 79 anni, allora aveva 11 anni e ha ricordi chiari di quel giorno. “Il giorno della sua morte, ho potuto vedere mio padre solo per 10 minuti, al cimitero – racconta Serafino Lo Greco – Il cimitero era blindato, con le forze dell'ordine in assetto antisommossa. La sepoltura fu fatta in fretta e furia dai militari, noi non abbiamo potuto rendergli onore. Fu un atto disumano per la famiglia. E' stata una tragedia che ha lasciato nella nostra vita un segno che non potrà mai essere dimenticato”. “Abbiamo cercato di fare di tutto per riportare alla memoria questo omicidio, rimasto nell'ombra – aggiunge il figlio di Damiano Lo Greco - Ci sono state troppe coperture, le indagini sono state sviate. Addirittura volevano dare la colpa agli stessi manifestanti. I funerali veri siamo riusciti a celebrarli dopo tanti anni e solo dopo l'uscita del libro 'Quando Scelba imperava' di Francesco Petrotta che, ricostruendo la storia sulla base di carte e documenti rinvenuti, è riuscito a fare luce sulla vicenda e sui tentativi di manipolazione della verità". 
   
Scheda. Damiano Lo Greco, bracciante agricolo di Piana 
Damiano Lo Greco, bracciante agricolo di Piana degli Albanesi, militante della Cgil e iscritto al Pci, viene ucciso dalle forze dell'ordine il 18 gennaio del 1951 durante una manifestazione pacifica. A due anni e mezzo di distanza dalla strage di Portella della Ginestra, il paese di Piana degli Albanesi partecipa alla marcia per la pace organizzata a livello nazionale dalla Cgil e dai partiti di sinistra, contro l'intervento bellico in Corea. C'era stata in quei giorni la visita del generale Eisenhower in Italia e c'era il rischio di coinvolgere anche il nostro Paese nella guerra. La gente era preoccupata e scendeva in piazza per protestare. Per disposizione del ministro dell'Interno Mario Scelba, ogni forma di dissenso venne vietata e anche le manifestazioni per la pace vennero ritenute anticostituzionali. 

   Il corteo che sfila per il corso principale di Piana si ritrova così ad essere fronteggiato dalle forze dell'ordine, che provano a disperdere la folla. Prima viene sciolto il corteo delle donne. Poi i carabinieri provano a disperdere gli altri manifestanti con i candelotti lacrimogeni. Ma i dimostranti non si ritirano anzi lanciano a loro volta i candelotti addosso ai carabinieri. A un certo punto viene aperto il fuoco contro la folla. Invece di sparare in alto, un carabiniere spara ad altezza d'uomo. E un colpo di moschetto raggiunge alle spalle Damiano Lo Greco, contadino di 39 anni, aderente alla Cgil, padre di tre figli. Viene ferito gravemente. Portato in ospedale, muore qualche ora dopo nel pomeriggio. La sera del 18 gennaio, Piana è posta in stato d’assedio, vengono arrestati 26 manifestanti, fra cui dieci donne. Da lì partono i depistaggi per non fare emergere la verità. Il procedimento viene archiviato dai magistrati. Vengono negate le esequie, per motivi di ordine pubblico. La salma di Lo Greco viene tumulata direttamente al cimitero per manu militari. Solo dopo 64 anni, grazie alla mobilitazione dell'associazione “Portella della Ginestra”, il torto è stato riparato. I funerali di Damiano Lo Greco sono stati celebrati nel febbraio 2015 da don Luigi Ciotti e dall'archimandrita Antonino Paratore. I resti di Lo Greco, che si trovavano in una zona pericolante del vecchio cimitero, sono stati spostati nella cappella dei martiri di Portella della Ginestra.

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