mercoledì 28 febbraio 2018

Lettera a Repubblica. Il sindaco Giuseppe Sala: "A Milano vivono i valori della sinistra"

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala

GIUSEPPE SALA
Caro direttore, la sfiducia degli italiani verso la politica dipende anche dalla provvisorietà che domina gli equilibri tra i partiti. In Italia è ormai normale che un’alleanza non duri più di un anno e che si metta di continuo tutto in discussione. A me pare che in tutto questo ci sia almeno un’eccezione: la tenuta del centrosinistra a Milano. Da ormai sette anni noi siamo protagonisti di una solida alleanza che sta garantendo alla nostra città una stabilità, un’efficacia e una coerenza politica che forse non hanno eguali nel resto del Paese. Non ci sono particolari alchimie alla base di questa continuità. La nostra ricetta si basa su due semplici ingredienti. In primis la valorizzazione di diversità, contributi e sensibilità di tutti, mantenendo sempre vivo il rapporto con tutte le componenti della popolazione. Il secondo ingrediente è la condivisione di alcuni principi che non richiedono la firma di fronte a un notaio, ma che sono radicati nella nostra coscienza politica e si rispecchiano nei bisogni reali della città. C’è poi un elemento che permette di creare l’amalgama: la lealtà, un valore che il cinismo del mondo di oggi a volte considera un bagaglio inutile e ingombrante e che invece è il segreto del successo di ogni impresa umana. Lealtà significa che non ho mai visto nessuno nel nostro campo avanzare richieste originate dalla pura ricerca di potere.

Lealtà significa il rispetto della fatica di chi ricerca formule inedite che possano tradursi in nuove prospettive, come nel caso di una Milano che la nostra sinistra vede capace di essere insieme competitiva e solidale. Lealtà vuol dire non scappare dai temi più ostici per paura di perdere o di essere impopolari o, meglio, nel non lasciare soli i compagni di viaggio ad affrontare questi problemi.
La questione più spinosa per la sinistra è quella dell’immigrazione. Ed è un tema sul quale la destra sta cercando di conquistare un successo per lo più incarnato nelle paure della gente. Una parte della sinistra raccomanda di tenersene alla larga. È un atteggiamento perdente. Noi ribadiamo il nostro diritto, ma soprattutto il nostro dovere, di guardare in faccia sempre la realtà sulla base dei nostri valori, senza omissioni ma anche senza rigidità ideologiche. Noi non chiuderemo mai la porta a chi bussa perché povero, disperato o perseguitato.
Al tempo stesso non possiamo lasciare queste persone in un perpetuo stato di sospensione, non essendo la clandestinità una condizione accettabile nel tempo. Certamente, l’ho sottolineato più volte, serve un grande piano di Governo per gestire questa che, ormai, non è più un’emergenza. Ma è fuori di dubbio che noi dobbiamo pretendere dai nuovi cittadini, come da tutti, il rispetto delle nostre leggi. Questa lealtà politica verso le persone, i valori, i temi e gli schieramenti segna la rotta di un centrosinistra fedele a se stesso e capace di una reale politica al servizio del Paese.
Che parla di apertura e non di chiusura.
Perché questo separa e separerà sempre la sinistra dalla destra.
Questo non può che significare il nostro no assoluto a qualsiasi forma di inciucio e di negazione dei nostri valori, pur confermando la disponibilità a confrontarci con gli altri schieramenti (come succede, del resto, ogni giorno in consiglio comunale) per verificare se esistano le condizioni per percorrere qualche tratto di strada insieme. Essere di sinistra oggi significa essere persone dai valori democratici irrinunciabili, capaci di confronto e dialogo. Ed è su questa strada che ritroveremo sempre il senso dell’essere protagonisti di un vero progresso del nostro Paese.
L’autore è sindaco di Milano
La Repubblica, 27 febbraio 2018

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