venerdì 23 febbraio 2018

"Black Axe " ed "Eiye”, ovvero la mafia nigeriana a Palermo e in Italia

Pubblichiamo l'intervento di  Nino RoccaGiovanni La Fiura al Seminario sulla legge n.161/2017, organizzato lo scorso 20 febbraio dalla Cgil di Palermo, che costituisce un interessante focus sulla mafia nigeriana.
NINO ROCCA
GIOVANNI LA FIURA
 
Che la Black Axe sia una organizzazione di stampo mafioso è già sancito dai processi di Torino e di Brescia nei tre gradi di giudizio  compresa la Cassazione (vedi sentenza del 5-5-10 non è contestabile il giudizio in fatto che i due gruppi oggetto di indagine - "Black Axe" ed "Eiye” si caratterizzassero, per la loro struttura e nelle modalità operative, in maniera corrispondente ai requisiti previsti dall'art. 19 416 bis c.p., - forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo; - condizione di assoggettamento ed omertà che ne consegue; - gestione e controllo delle attività economiche; - il tutto commettendo delitti finalizzati agli intenti comuni, in particolare diretti a conservare e rafforzare l'imposto predominio socio-territoriale (ambientale) e, con ciò, la vitalità dell'associazione stessa).

L'organizzazione prevede come le nostre mafie dall'eredità ottocentesca, rituali, saluti simbolici, nomi segreti, manierismi nell'abbigliamento e nella gestualità, e in più una serie di feste e meetings di carattere locale e nazionale, con una scansione che non si cura eccessivamente di nascondersi.

Che la Black Axe tragga i suoi profitti dalla prostituzione e dal traffico di droga è appurato dal suddetto processo.

Basta uno sguardo sommario alle motivazioni del rinvio a giudizio nell'odierno processo di Palermo per capire che ci troviamo di fronte a un'organizzazione assai complessa, ramificata, e sofisticata a livello nazionale e si può ben dire mondiale:

….....................
(gli imputati principali)
 per avere fatto parte dell'organizzazione mafiosa nigeriana Black Axe, promuovendone, dirigendone ed organizzandone (art, ; 416 bis, commi II, III, IV, VII) le relative illecite attività in concorso e unitamente ad altre numerose persone, allo stato non ancora identificate,... e per essersi, insieme, avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, per commettere delitti contro la vita, l'incolumità individuale, la libertà personale, il patrimonio, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche (ad esempio attività illecite di riscossione crediti o di sfruttamento e controllo della prostituzione e del traffico di stupefacenti), per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e gli altri ed in particolare:

(un altro era  imputato), per avere assunto sino all'agosto 2014 il ruolo di Chama Black Axe (terza carica formale della associazione a livello nazionale), ossia di Presidente del Consiglio costituito dagli Epa, membri saggi della organizzazione, competente a decidere tutte le questioni di maggior rilievo del sodalizio; e poi per aver successivamente assunto il ruolo di Head della Zone (prima carica formale della associazione a livello nazionale), ossia di vertice supremo della articolazione nazionale del sodalizio, operando  in costante contatto con il  vertice nigeriano (che ne autorizza la nomina) e con i membri più autorevoli delle altre articolazioni nazionali europee e mondiali; e per aver interloquito, con ruolo organizzativo e direttivo, con i membri di spicco dei Forum stanziati nelle città italiane (ad esempio Forum di Palermo, Napoli, Castelvolturno, Verona); per aver curato le nuove affiliazioni di membri, dalle fasi preliminari sino al "battesimo" formalizzato al termine di un complesso cerimoniale; per aver disciplinato e diretto, mediante continuo scambio di informazioni con i soggetti interessati e con il "Ministro della Difesa" (quarta carica formale della Black Axe nazionale), le attività volte alla verifica dei presupposti per eseguire atti di punizione nei confronti dei membri non rispettosi delle regole del sodalizio; organizzando incontri nazionali e locali per la risoluzione di problematiche comuni; svolgendo funzioni direttive per l'organizzazione e la programmazione dei gravi delitti della consorteria, contribuendo a delineare le linee strategiche dell'operato di tale associazione mafiosa; per aver fruito della protezione di affiliati del sodalizio individuati quali ' Bucha" o picchiatori ossia guardie personali;

un'altra figura ancora aveva ottenuto la riattivazione della Zone Italia, dopo che i vertici nigeriani la avevano interdetta a seguito degli arresti avvenuti a Torino nel 2006. Dunque cariche formali, assetto gerarchico piramidale, postura semi-ufficiale un po' come la Yakuza giapponese.
….......................................................................................

nella vasta gamma di reati (ricordiamo che i nigeriani sono pionieri nelle frodi informatiche) non possono mancare quelli di natura finanziaria:
un altro soggetto esercitava abusivamente nei confronti del pubblico
attività di intermediazione finanziaria, ed in particolare svolgeva attività di raccolta abusiva del risparmio e di abusiva intermediazione
nel cambio monetario, attraverso il sistema denominato 'Euro to Euro", ossia consentendo, a fronte del pagamento di commissioni, il
trasferimento di fondi all'estero e in Italia, mediante rapporti fiduciari
di tipo compensativo che provvedevano ad erogare al destinatario in tempo reale in Nigeria, una somma equivalente a quella consegnata in Italia, senza passare così attraverso i canali bancari e finanziari
(in analogia al sistema hawala islamico).

Ma nonostante ciò, le ragazze nigeriane costrette alla prostituzione, in regime di schiavitù, non sono ancora considerate vittime di mafia.
E le stesse sono regolamentate dall’art. 18 della legge contro la tratta.
Riteniamo che si debba rivedere la stessa legge in considerazione del fatto che le donne nigeriane, non solo sono vittime di tratta ma anche di mafia.
Questo aspetto avrebbe delle importanti conseguenze sul recuper5o e sull’aiuto delle vittime che spesso, negli ultimi tempi sono prevalentemente minorenni!

La Blacke Axe è una organizzazione estesa a livello mondiale, come si evince dal processo in atto a Palermo, essa ha il suo vertice in Nigeria, a Benin City, dove ci sono i capi a livello mondiale dell’organizzazione, strutturata in maniera verticistica nelle varie nazioni in cui si trovano, ( Nazioni chiamate Zone) e nelle varie città delle stesse Nazioni (che si chiamano forum).
A Palermo essa ha il suo quartiere generale nel quartiere Ballarò, dove esercita la sua territorialità.

Come si esercitano i suoi legami a livello mondiale, e quali concrete relazioni vi siano tra i forum, le zone e i continenti in cui esercitano la loro attività è ancora da definire.

Quali rapporti essi abbiano con le mafie locali con la mafia del capo mandamento di Ballarò, con la Camorra a Napoli con la mafia Giapponese, con la mafia Colombiana, con le organizzazioni criminali del Sudafrica, e via dicendo sappiamo qualcosa.
 Quanto ci dice la Dia nel rapporto semestrale del 2016 rispetto a Palermo:
…. Una di queste è la black axe confraternity, composta da criminali nigeriani ormai stanziali in Italia e dedita alla commissione
di gravi delitti e che si scontra, anche violentemente, con gruppi rivali. Come emerso da diverse attività d’indagine,
gli appartenenti alla “confraternita” hanno creato una delle loro basi in Sicilia, in particolare a Palermo, con
il consenso di cosa nostra che, nel caso specifico, avrebbe optato per una strategia non interventista; le famiglie mafiose,
difatti, avrebbero mantenuto il controllo delle attività illecite che si svolgono nelle zone di propria competenza,
limitandosi ad “imporre la propria protezione” ai traffici appannaggio dei nigeriani.
Dalle risultanze investigative emerge che 6 soggetti, nigeriani e ghanesi avrebbero operato per conto della famiglia
della Noce454.

Rapporto della DIA 2016 p.202


In ogni caso ci troviamo di fronte ad una organizzazione molto strutturata e con un cultural background molto diverso dal nostro, a cominciare da una simbologia e una liturgia che attinge le sue radici nella cultura religiosa nigeriana.

Non è un caso che le varie organizzazioni (come Black Axe o Eiye), regolarmente in conflitto tra di loro, si chiamino 'Cult'.
Peraltro, a complicare un quadro la cui comprensione non è per niente facile, per complesse motivazioni storico-politiche i luoghi di incubazione di queste mafie sono, paradossalmente dal nostro punto di vista, le università, e i movimenti anticoloniali. Tanto scontata è questa origine che una testimonianza nota quasi di passaggio  che “tutti i nigeriani conoscono l'esistenza di questi gruppi, formati ... anche da persone non uscite dall'università”.

[da un articolo di Umberto Santino su Repubblica Palermo del 9-11-14
Black Ash è una delle tante confraternite, o gruppi cultisti, sorti in Nigeria negli ultimi decenni. I Vikings, i Bucaneers, i Mafia, i Black Beret sono filiazioni dei culti segreti che negli anni ’50 sorsero nelle Università con finalità culturali e politiche: la formazione di una nuova classe dirigente, il rigetto del colonialismo e della mentalità da esso indotta, la contestazione del tribalismo e dell’elitarismo. Il primo gruppo cultista nacque nell’Università di Ibadan, filiale dell’Università di Londra, nel 1953, e si chiamava Confraternita dei Pirati; tra i fondatori c’era l’allora studente Wole Soyinka, che nel 1986 sarà premio Nobel per la letteratura ed è una delle figure più significative della cultura africana e mondiale. In seguito nacquero altri gruppi. Negli anni ’80, vari gruppi entrarono in confronto violento tra loro e nel periodo delle dittature del generale Muhammadu Bahari e di Sani Abacha alcuni di essi si dedicarono ad attività criminali, utilizzando anche liturgie animistiche, come i riti woodoo, praticati soprattutto sulle donne per assoggettarle e costringerle a pagare, con la prostituzione, il debito contratto con il viaggio e il soggiorno all’estero, vistosamente gonfiato. Con la minaccia di ritorsioni anche sui parenti se si tenta di liberarsi da una condizione che riduce il corpo a merce da vendere e da comprare. Insieme alle confraternite maschili sono nate confraternite femminili come Temple of Eden, Barracuda e Daughters of Jezebel. E le maman, le donne, spesso provenienti dal marciapiede e promosse al controllo delle ragazze avviate alla prostituzione, hanno un ruolo fondamentale nel mercato del sesso e sono delle vere e proprie imprenditrici criminali. Tutto questo avviene con intese e complicità con settori professionali e istituzionali.]
[WIKI - Durante le prime settimane dell'anno accademico, gli ex-studenti e i membri delle confraternite invadono i campus reclutando nuovi membri. Le cerimonie di iniziazione comprendono normalmente delle pesanti percosse, di modo che possa essere testata la resistenza dei nuovi membri, così come l'ingestione di un liquido miscelato a sangue. Ai maschi sottoposti ad iniziazione può a volte essere richiesto di essere sottoposti ad una ulteriore prova prima di diventare membri completi, incluso il violentare una studentessa popolare o un membro femminile dello staff universitario. Tra le confraternite femminili delle Jezebels o Amazons, può essere richiesto ai membri potenziali di essere sottoposte a un rapporto sessuale violento per sei volte di seguito o di combattere contro un gruppo di donne o un uomo di gran lunga più forte di loro. ]

Quali siano i rapporti con la politica nigeriana è ancora da capire.
[WIKI: Il colpo di stato di Ibrahim Babangida nel 1983 causò grandi tensioni politiche. I leader militari, iniziando negli anni 1980, iniziarono a vedere le confraternite come una forza che si opponeva ai sindacati studenteschi e al personale dell'università, che erano gli unici gruppi organizzati che si opponevano alla regime militare. Alle confraternite venne di conseguenza dato denaro ed armi che venivano spesso utilizzate in scontri mortali tra di loro. La sociologa Emeka Akudi ha notato che alcuni vice rettori delle università hanno protetto le confraternite che erano ritenute violente e le hanno utilizzate per aggredire gli studenti ritenuti difficili. Durante questo periodo, all'inizio di ogni attività, le confraternite introdussero nuovi rituali nell'eseguire le tradizionali pratiche religiose, inclusi rituali Vodun. ]
[WIKI:  Nei primi anni 1990, mentre la fine della Seconda Repubblica si avvicinava, le attività delle confraternite si allargarono drammaticamente nella regione del Niger Delta e queste si cimentarono in una lotta sanguinaria per la supremazia. Emerse la "Family Confraternity" (o "Campus Mafia" o "Mafia"), che si strutturò su esempio della Mafia italiana. Subito dopo il loro arrivo, molti studenti vennero espulsi dalla Abia State University per aver copiato e per attività di "cultismo", un riferimento alle confraternite che eseguivano pratiche voodoo, cosa che segnò l'inizio del trasferimento delle attività delle confraternite al di fuori dei campus universitari. Inoltre, il consolidamento delle attività delle confraternite al di fuori dei campus nigeriani fu accelerato dalla rinuncia in tutto il paese delle pratiche di cultismo da parte degli studenti universitari e la dissoluzione dei tradizionali cult dei campus in come risultato di un'amnistia concessa a tutti coloro che rinunciavano a pratiche di cultismo da parte del presente governo democratico. Questo portò a una migrazione degli associati ai cult dai campus verso i quartieri e strade urbane in quanto i campus non rappresentavano più un luogo di rifugio. L'incompetenza degli ufficiali governativi e l'inadeguatezza dei servizi resi disponibili ai servizi di sicurezza dei campus da parte delle autorità universitarie ha portato alla rinascita di attività di cultismo nei campus allorché i membri di cult che non potevano essere protetti dalla legge, sono ritornati all'interno dei loro gruppi per chiedere protezione dai gruppi rivali che ne avevano scoperto l'identità in seguito alla loro rinuncia di appartenenza. Questo causò una situazione dove i gruppi cult erano adesso presenti sia dentro che fuori i campus.  ]
[WIKI: La normale attività criminale dei cult include l'intimidazione di professori per l'ottenimento di voti alti, incluso l'incendio della loro macchina o il rapimento per breve periodo dei loro figli. A partire dagli anni ottanta, le confraternite hanno ucciso persone sospettate di aver "rubato" la ragazza di un altro membro, o "il proprio uomo" nel caso di gruppi femminili. I gruppi femminili hanno iniziato a lavorare come organizzazioni dedite alla prostituzione relativamente presto. La maggior parte delle confraternite, nel 2005, erano coinvolte in una varietà di attività criminali redditizie, che vanno dalla rapina a mano armata al sequestro di persona. I membri dei cult possono anche ricevere denaro da figure politiche, che intendono intimidire i loro oppositori. Non è chiaro quale sia il numero di morti causato dalle attività delle confraternite. Una stima del 2002 è che 250 persone siano state uccise in omicidi commessi nei campus nella decade precedente. Il gruppo lobbista "Exam Ethics Project" ha stimato che 115 persone tra studenti ed insegnanti siano state uccise tra il 1993 ed il 2003. Tuttavia queste cifre sono insignificanti quando paragonate alle recenti attività di cult a Benin city, la capitale dello Edo State, nel 2008 e il 2009, con oltre 40 morti al mese ricollegate ad attività dei cult.
Nella regione del Niger Delta, le confraternite sono coinvolte nel conflitto per il delta ricco di petrolio. Molti dei cult dei campus sono accusati di aver sequestrato lavoratori petroliferi stranieri a cambio di riscatto, mentre molti dei gruppi militanti, come il "Movement for the Emancipation of the Niger Delta" (MEND), utilizzano membri di confraternite come combattenti; Soboma George, capo della confraternita urbana "The Outlaws", è anche un comandante MEND.
I cult presenti nel campus offrono anche opportunità ai loro membri dopo la laurea. Siccome le confraternite hanno contatti estesi con figure politiche o militari, essi offrono opportunità legate alla loro eccellente rete di ex-studenti. La Supreme Vikings Confraternity, per esempio, dichiara con orgoglio che dodici membri della "Rivers State House of Assembly" sono membri di cult.]

[Il culto degli Orisha, da cui deriva il Vudù ha forte connotazioni sincretistiche che si prestano alla diffusione nei più diversi ambienti.
WIKI-Gli Orisha o Oriscià (noti-anche come Oricha  in  spagnoloÒrìsà in  yorubaOrixá  in  portoghese) sono semidivinità appartenenti originariamente alla mitologia dei popoli dell'Africa occidentale Yoruba, Nagò, Je-je, Ketu, ecc, il cui culto si è diffuso a partire dal XVII secolo anche nelle religioni para-sincretiche afroamericane. Nei culti para-sincretici gli Orixa sono spesso messi in relazione con i santi cristiani. Dalla tradizione degli Orixa derivano i Loa del Vodun.
Gli orisha furono creati da Olorun, che è il Dio unico del popolo Yoruba, per rappresentare tutti i suoi domini qui nella terra, e quindi con il duplice scopo di proteggere l'esistenza dei fedeli e di guidarla, attraverso una elaborata rete di leggende, norme, racconti mitologici che caratterizzano le singole divinità, queste ultime paragonabili a quelli dell'Olimpo greco se non altro per la manifestazione di vizi e difetti umani.
Nella mitologia vengono menzionati circa 600 divinità primarie, divise in due classi fondamentali, l'una legata al 
culto dell'elemento celeste l'altra a quello terrestre.
Questa religione ha scavalcato i confini delle terre Yoruba assieme ai deportati africani e si è diffusa in America, intorno al XVIII secolomescolandosi sia con i culti indigeni del continente sia, con elementi della tradizione cattolica, dando vita grazie ad un sincretismo religioso e ad un fenomeno transculturale, a quella fusione di riticredenze, pratiche diversificate a seconda del luogo di formazione e denominate Candomblé in BrasileSanteria a CubaVudù ad Haiti.
Ogni Orixa venne mascherato con un santo cattolico, prendendo spunto da una caratteristica comune in vita, oppure per assomiglianze nelle rappresentazioni oppure ancora per credenze comuni nei poteri invocati.
Se inizialmente, questa identificazione serviva per camuffare il nuovo culto e preservarlo dalla persecuzione dei dominatori europei, con il passare degli anni si è rafforzata sempre più al punto che i praticanti la Santeria non disdegnano la pratica di riti cattolici.
Questa articolata e variegata forma di spiritualità si è diffusa in un considerevole numero di nazioni, tra le quali annoveriamo: NigeriaBeninTogo,Ghana,BrasileCubaRepubblica DominicanaGuyanaHaitiGiamaicaPorto RicoSurinameTrinidad e TobagoStati Uniti, le Indie OrientaliVenezuela.
Gli orisha, che solitamente in vita erano uomini importanti dotati di potere, vengono propiziati tramite riti sacrificali, offerte floreali, culinarie che rispettino i loro gradimenti, e spesso in loro onore vengono praticate danze ispirate alla loro vita. Gli orisha posseggono i loro fedeli iniziati, trasferendo su questi ultimi poteri ma anche sintomi caratteristici della divinità]
[VUDU – Treccani - vudu (anche vodun, vudun, vodon, vodoun, voudou, voodoo) Termine impiegato per indicare la tradizione religiosa autoctona specifica delle regioni dell’Africa occidentale affacciate sul Golfo di Guinea, in particolare l’area compresa fra Costa d’Avorio e Nigeria meridionali, travasatasi in parte nelle Americhe in seguito alla tratta negriera. Il v. non è un sistema religioso coerente, bensì un insieme variegato di credenze e pratiche le quali tuttavia condividono una serie di concezioni ed elementi di fondo. Il termine v., che ha corrispondenze diverse nell’area (obosom fra i gruppi akan di Ghana e Costa d’Avorio; orisha fra gli yoruba ecc.), è impiegato dai gruppi di lingua fon ed ewe (Benin, Togo, Ghana) per designare generalmente le entità spirituali al centro delle pratiche cultuali. I v. sono collocati al grado intermedio della gerarchia sovrannaturale – fra gli dei, gli spiriti inferiori e gli uomini – e assolvono a un ruolo mediatorio per eccellenza, dando luogo a una serie di epifanie mondane attraverso l’invasione di elementi o luoghi naturali (pietre, alberi, corsi d’acqua) o artificiali. Questi ultimi sono spesso composizioni variegate di materiali inorganici od organici di vario tipo, raffigurazioni, recipienti, pozioni – detti feticci dagli europei ( religioni tradizionali dell’Africa subsahariana) – realizzate dai ministranti del culto i quali, scelti dall’entità spirituale stessa ovvero per incarico istituzionale o per propria iniziativa, gestiscono, contengono e intermediano la potenza emanata dallo spirito indirizzandola a finalità di tipo diverso: taumaturgiche, oracolari, o anche stregonesche. Il v. ha dato luogo storicamente a elaborate istituzioni religiose incentrate su santuari e collegi sacerdotali, maschili e femminili, ovvero su una presenza diffusa nella società di gerarchie più o meno formalizzate di praticanti del culto. La contiguità fra l’espressione religiosa e quella politica è stata più o meno generale in epoca precoloniale, tuttavia il v. ha sempre esibito aspetti di sostanziale fluidità e dinamiche trasformative e recettive talmente rapide da resistere ai tentativi di controllo e regolamentazione messi in atto a più riprese ad esempio nei grandi regni del Dahomey, dell’Asante, nelle città-Stato yoruba. La grande emigrazione coatta causata dalla tratta negriera ha determinato la diffusione delle credenze e delle pratiche del v. (insieme a quelle delle regioni congolesi e angolane) specialmente in America centrale e meridionale, con processi variegati di sincretismo e interazione con altre tradizioni religiose ( santeria). Fenomeni analoghi si sono verificati anche in Africa occidentale, attraverso l’assunzione di elementi cosmogonici, dottrinali e rituali cristiani e musulmani da parte del v. e, di contro, una sensibile influenza del v. sulla religiosità cristiana e musulmana. ]

[RITUALI STREGONESCHI- (Solinas P.G. - Riti magici e prostituzione nigeriana: l’esperienza di una consulenza antropologica per un tribunale italiano)

LE PRATICHE RITUALI ESEGUITE IN NIGERIA, PRIMA DI PARTIRE, PRESSO UN NATIVE DOCTOR
Alcune giovani donne raccontano di essere state condotte, subito prima di partire, presso unnative doctor o “stregone” di fronte al quale hanno pronunciato una sorta di “giuramento-maledizione” con il quale la giovane donna s’impegna a saldare il “debito” o a non rivelare il nome di chi ha organizzato il suo viaggio in Europa. Si noti che il ricorso alnative doctor può prescindere dall’appartenenza etnica o dalla fede religiosa della ragazza.
Nonostante l’etereogeneità dei resoconti è possibile evidenziare alcune azioni ricorrenti in più racconti:
– l’uccisione di un animale, nella fattispecie una gallina, che viene sgozzata dal native doctore talvolta dalla ragazza stessa, che ne deve mangiare il cuore (crudo o cotto);
– l’assunzione di pozioni preparate con polverine o l’assunzione di altri ingredienti (cola);le parole che accompagnano l’azione rituale, consistenti in una sorta di giuramento-maledizione pronunciato dal native doctoro dalla ragazza, con il quale s’impegna la ragazza al pagamento del “debito” e a non tradire la persona che si occuperà di lei in Italia. Nelle formule si enunciano anche le conseguenze della eventuale violazione del giuramento: morte, follia o “contagio”. In alcuni casi la morte della ragazza è esplicitamente rappresentata dalla bara sulla quale essa viene fatta sdraiare o dalla morte della gallina.. Talvolta, invece, le parole proferite dal native doctorsi presentano come una sorta di preghiera finalizzata alla protezione della
ragazza per il viaggio che deve intraprendere;
– il prelievo di unghie, capelli, peli pubici o delle ascelle e sangue della ragazza raccolti in un sacchetto. Per alcune ragazze tuttavia questo prelievo di sostanze organiche 8 come vedremo, viene effettuato, oppure “completato”, o “rinnovato” in Italia;
– la pratica di scarificazioni sul corpo della ragazza con inserimento di sostanze;
– il bagno in un fiume; l’aspersione del corpo con preparati liquidi a base vegetale;l’utilizzo di sculture antropomorfe di argilla o legno.
(...).Occorre infatti tener presente come in Nigeria, soprattutto in ambito urbano, spesso si verifichi la presenza simultanea delle diverse tradizioni religiose. Questa compresenza implica non solo una conoscenza, per quanto approssimativa, dell’esistenza di pratiche magico-religiose altrui, ma in molti casi anche il ricorso da parte dello stesso individuo, a prescindere dalla sua religione e in funzione delle necessità del momento, ai diversi native doctor, ovvero indovini, guaritori, erboristi, sacerdoti delle divinità tradizionali, profeti-guaritori cristiani o guaritori islamici.
Come in altri paesi africani, la religione tradizionale (la cosiddetta religione “animista”) che oltre a un dio supremo prevede numerose divinità minori, spesso ben tollera l’inserimento di nuove “divinità” e forme di culto. Questo tipo di cultura sembra ancora oggi testimoniata dall’attitudine della popolazione al ricorso agli specialisti rituali. Indovini, guaritori, profeti o sacerdoti facenti capo a diverse divinità fanno parte di un ventaglio di scelte possibili di competenze specifiche (proprio come nelle società occidentali accade per i medici specialisti) più che essere considerati esponenti di fedi tra loro inconciliabili. In questo contesto si sono innestate le religioni rivelate (cristianesimo e islamismo) che non sempre, dunque, riescono a imporre fedi religiose mutuamente esclusive.
(…) Le pratiche magiche sembrano addirittura avere ricevuto nuovo impulso sotto gli effetti della colonizzazione e con la globalizzazione, portando alla luce nuovi aspetti ed implicazioni . Infatti l’influenza del modello occidentale, il commercio interregionale e internazionale, la presenza di beni di consumo di derivazione occidentale e il conseguente desiderio di appropriarsi di modelli in realtà non facilmente accessibili alla maggioranza della popolazione (acquisizione di posizioni e di beni) sembra provocare una recrudescenza di pratiche magiche destinate al raggiungimento di obiettivi personali nell’ambito della vita privata e pubblica.
Appare evidente, dunque, come l’uso della magia a fini ricattatori e di sfruttamento economico delle ragazze quale quello praticato dalle madame(o da native doctor da esse pagati ed operanti in Nigeria) si inserisca pienamente nel contesto della modernità urbana nigeriana, fortemente competitiva e individualistica.
(…) Perché allora le ragazze hanno paura dei riti magici nonostante dicano di non crederci e, nel caso specifico, di essere cattoliche? Bisogna considerare in primo luogo che la credenza non è qualcosa di definitivo e univoco. Jack Goody, in L’addomesticamento del pensiero selvaggio, descrive il delicato equilibrio tra credenza e incredulità nella tradizione orale del Ghana e quella “consapevolezza delle alternative” che si esprime, ad esempio, nella ricerca della guarigione presso altari e culti differenti o nella creazione di nuovi altari. Come abbiamo visto spesso in Africa – e non solo qui – le diverse pratiche magico-religiose sono compatibili tra loro, a volte considerate come tecniche differenti a cui rivolgersi a seconda dei casi.
Allo stesso modo le ragazze nigeriane coinvolte nella tratta sembrano passare da un registro di credenza all’altro, nonché oscillare dalla credenza allo scetticismo. Tale oscillazione si spiega anche in virtù del variare del contesto sociale in cui vivono. Come scrive Lévi-Strauss, l’opinione collettiva crea un “campo di gravità” che orienta tanto l’attività dello stregone quanto il suo paziente o vittima, un campo di gravità in seno al quale si definisce la relazione tra lo stregone e colui che l’ha stregato.Allo stesso modo, possiamo considerare che le ragazze nigeriane, sottratte al loro ambiente familiare, portate dal native doctore in seguito, in Italia, minacciate dalla madamee dal suo entourage mediante il prelievo di sostanze organiche, subiscano l’influenza dell’opinione collettiva specifica in tali contesti.]

Il voodoo che da qualche tempo si celebra anche a Palermo, le diverse chiese catecumenali, frequentate prevalentemente da nigeriani e ghanesi, la comunità nigeriana a cui è difficile accedere da parte degli autoctoni, ci rendono difficile comprendere le relazioni che esistono con la mafia locale e con la stessa popolazione del territorio in cui agiscono.


E’ pertanto legittimo chiedersi in che modo è vissuta  la territorialità del gruppo mafioso della Black Axe  con la territorialità della mafia?

In altri termini, se dal punto di vista strettamente giuridico vi sono tante analogie rispetto al paradigma della mafia storica, dal punto di vista culturale e antropologico riscontriamo radicali differenze.

Capire quale siano i rapporti tra la mafia locale e la mafia nigeriana non è certamente facile e costituisce un nodo non indifferente sul piano delle investigazioni e sul piano della giurisprudenza.

[sempre da Umberto Santino articolo già citato:
Un altro problema riguarda l’insediamento di questi gruppi, non solo di nigeriani, ma anche di altre etnie, come i romeni, in Sicilia e in particolare a Palermo. Dov’è finita la signoria territoriale della mafia locale, un dominio tendenzialmente totalitario su tutte le attività, comprese le relazioni personali? 
Finora una mafia in difficoltà ha convissuto pacificamente con i nuovi gruppi e si dice che questi fanno i loro affari, probabilmente pagando il pizzo, ma non osano mettere piede nelle riserve mafiose. Per esempio non eserciterebbero un controllo sul territorio. Riguardo al traffico di droga risulta dall’inchiesta Golden Eggs del 2011 che nigeriani, siciliani, tunisini, ghanesi, con la collaborazione di persone “insospettabili”, collaborano senza problemi, dando vita a una sorta di melting pot sul modello americano. Per lo sfruttamento della prostituzione prevale il vecchio stereotipo che la mafia “non fa queste cose” ma le ha fatte in passato a Palermo, proprio nel quartiere Albergheria, adesso popolato da nigeriani e da altri, e le ha fatte alla grande in una realtà metropolitana come gli Stati Uniti. 
Il controllo del territorio, o almeno di parti di esso, nelle zone di operazione del gruppo etnico, è una condizione necessaria per l’attuazione delle attività programmate. E la violenza esercitata con chi si ribella o non vuole affiliarsi, come nel caso di un giovane nigeriano ferocemente torturato, dimostra che l’uso della violenza tende a segnare confini e a marcare appartenenze e sudditanze. Per fortuna anche tra loro c’è qualcuno che parla e rivela segreti e complicità. ]

Al termine di questo breve intervento ci chiediamo: in questo contesto si può parlare di iniziative antimafia?
Esiste una, sia pure iniziale, associazione che contrasta la mafia nigeriana, creata dagli stessi nigeriani? Io credo di sì, l’associazione “le donne di Benin City” costituita prevalentemente da donne  nigeriane ex vittime di tratta sta già operando in questo senso, con il valido aiuto della Camera del Lavoro, del Centro Pio La Torre, del Centro Impastato.

 Nino Rocca

Giovanni La Fiura

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