lunedì 11 settembre 2017

Palermo. L’assalto quotidiano ai bus: ecco i 40 borseggiatori a caccia di passeggeri

SALVO PALAZZOLO
 I giovani sono più violenti e si sono staccati dai vecchi Ognuno ha il suo sistema per rubare i portafogli. Da Padre Pio all’Avvocaticchio hanno tutti un soprannome E se vengono scoperti scatta la minaccia: “Guai se denunci”
Qualche giorno fa, un anziano ha urlato mentre le porte del 101 si stavano aprendo: «Brutto borseggiatore, lascia stare quella ragazza, è mia nipote». E il giovane borseggiatore, uno di quelli alle prime armi, è fuggito, lanciando per terra un portafogli pieno di soldi. L’anziano ha fatto un balzo, ha afferrato il bottino ed è fuggito pure lui. Mentre la povera vittima, una turista americana, era come impietrita, non capiva cosa stesse accadendo.

In via Roma, a due passi dalla stazione centrale, vecchi e giovani con le mani leste si contendono borse e tasche di turisti, di ragazzi, di donne. Senza esclusione di colpi. «È un esercito di 40 persone», sussurra uno dei Falchi della squadra mobile che corre in lungo e in largo per la città su una potente moto enduro. «Ogni giorno è una guerra — sbotta — chiedetelo a chi è stato appena accerchiato sull’autobus da quattro, cinque ragazzotti. Due ti strattonano, uno ti sfila il portafoglio e un altro ti minaccia pure. “Guai a te se denunci”». I giovani borseggiatori sono più aggressivi degli anziani.
Di buon mattino, i travet del 101 (Stazione — Stadio) si ritrovano dietro alla vecchia edicola di piazza Giulio Cesare, o sotto gli alberi dove adesso ci sono i taxi, oppure davanti alle bancarelle quasi all’incrocio con via Oreto. E si formano le squadre di “lavoro”, ce ne sono ormai di affermate nel settore, hanno nel curriculum decine di arresti. Quelli che arrivano da Brancaccio, quelli di Ballarò e quelli di via Oreto. Hanno soprannomi che sembrano usciti da un romanzo criminale:
Padre Pio porta sempre una collana al collo, col crocifisso o la Madonna; l’Avvocaticchio indossa giacche eleganti; Testa di capretto ha una faccia che non si dimentica facilmente, sfoggia un orecchino a sinistra, sempre uno diverso; anche Pittbull ha lineamenti molto marcati; Ciccio Salsiccia sembra un tranquillo maestro di scuola, fa Salsiccia di cognome e pure dinciuria. Parlapulito potrebbe fare il presentatore di talk show, per l’eloquio brillante che più di una volta ha ingannato le sue vittime sull’autobus. Gente di mestiere.
«Una volta, uno dei vecchi borseggiatori mi disse: “Ispetto’, con questo lavoro ci ho campato tre figli, e li ho pure sposati”». L’ispettore della polizia ferroviaria Vincenzo Del Vasto li ha arrestati tutti i quaranta borseggiatori di Palermo. «Una volta, per inseguirne uno mi sono rotto una costola — racconta — ma poi lui mi ha mandato una lettera di scuse dal carcere». Negli ultimi vent’anni, c’è stato davvero un gran via vai nell’ufficio della squadra investigativa della Polfer, alla stazione centrale. I vecchi del borseggio — Salvatore Romagnolo ed Enrico Bellacera, 57 e 52 anni — continuano a vantarsi del- le loro gesta criminali. Un altro dei vecchi, invece, ex Pip, ripete ad ogni arresto: «Io lo faccio solo per passione». La passione per le pinzette da chirurgo, i vecchi lavorano ancora così per “sfilare” i portafogli dalle borse. Qualcuno ha tramandato il mestiere. Luigi Rasa, che ha 66 anni, ha trasmesso il suo know how al figlio Federico, che di anni ne ha 45 anni, sotto la supervisione scientifica del fratello Salvatore. Qualcuno ha preferito spostarsi dalla stazione centrale a piazza Indipendenza, il percorso arabo-normanno e il bus verso Monreale hanno aperto un nuovo mercato per il borseggio.

Qualcuno ha proprio cambiato carriera, dal borseggio è finito dritto allo spaccio di droga, sotto l’egida del clan Lo Piccolo. Ma è stata un’eccezione. Tutti gli altri hanno preferito restare nel settore, e anzi quando vengono scoperti si fermano subito e confessano pure. Conviene così, per evitare un’accusa di resistenza. Se tutto va bene, il giorno dopo sono già liberi, in attesa del processo. Proprio come diceva Salvatore Romeo, il borseggiatore su Facebook: non era solo una beffa, la sua, ma un’amara realtà. La sanzione del carcere arriverà solo dopo anni, e anche in questo caso la scorciatoia è dietro l’angolo: si chiama «cumulo delle pene», che consente un ulteriore sconto. E se la condanna totale è inferiore ai tre anni si può sperare di non andare in carcere. «Una corsa senza fine », allarga le braccia uno dei “Falchi”. Ma l’intensificazione dei controlli disposti dal questore Renato Cortese ha portato comunque a un aumento degli arresti. Alla stazione centrale è stato raggiunto anche un bel record: «Qui nessun borseggio — dice Lidia Passarello, dirigente della polizia ferroviaria — e adesso l’attenzione è massima per il capolinea del 101; a volte, anche una piccola distrazione, per sistemare una valigia, può rivelarsi fatale».
La Repubblica Palermo, 10 settembre 2017

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