sabato 30 settembre 2017

La straordinaria scoperta dei 5 misteriosi cammini francigeni di Sicilia

Sicilia, la carta degli itinerari francigeni
di CETTINA VIVIRITO
Avete avuto voglia anche voi ultimamente di mollare tutto, indossare un paio di scarpe da trekking (le prime che trovate) inforcare un paio di occhiali da sole (quelli dimenticati in macchina l’ultima volta) e, zaino in spalla, iniziare un lungo Cammino, passo dopo passo? Vi è capitato di provare la suggestione olistica di inoltrarvi davvero per quei sentieri mai percorsi di cui leggete nei libri, sui giornali, in diari di viaggio che andate a spulciare in rete? Ebbene, rientrate nelle statistiche più recenti: siete proprio quell’animale sociale al cui genere normalmente vi illudete di non appartenere.

Dati alla mano, attraverso un lungo Cammino che per vie francigene conduce a Santiago de Compostela, nel 1985 sul posto arrivarono duemilacinquecento pellegrini; nel 2015 ne sono arrivati duecentocinquantamila ovvero in trent’anni il loro numero si è centuplicato. Tra loro, solo negli ultimi dieci anni, centodiecimila sono stati italiani.
Come scriveva Paulo Coelho nel suo Il cammino di Santiago, “l’anno in cui feci il pellegrinaggio solo quattrocento persone avevano percorso il Cammino. Nel 1999 erano quattrocento le persone che passavano ogni giorno”. In alcuni momenti lungo il Cammino di Santiago pare che l’affollamento abbia raggiunto livelli inquietanti e per essere certi di trovare un posto in ostello all’arrivo occorrerebbe partire alle prime luci del giorno e mantenere un buon passo; di più, l’affollamento del Cammino principale, o Cammino francese, dai Pirenei a Santiago e Finisterre, ha rilanciato gli altri percorsi come il Cammino inglese, o il Cammino portoghese. Ha rilanciato anche le nostre vie francigene siciliane.
Come spiegare questo successo?
Scriveva qualche tempo fa Claudio Visentin sulle pagine del domenicale de Ilsole24ore, che si tratta di un fenomeno in larga misura spontaneo, che non è dipeso da particolari forme di promozione turistica o da altri interventi pubblici. Il fatto certo pare essere solo ciò che il Cammino non è: non è una ripresa dell’antico pellegrinaggio, i cui fervori si erano spenti già al tempo della Riforma protestante e poi nello scettico e ironico Illuminismo settecentesco. Non è un turismo culturale,per certi aspetti l’erede laico del pellegrinaggio. Non è una forma di escursionismo o una prova di resistenza sportiva: la maggior parte dei camminatori infatti non va oltre una ragionevole condizione fisica.
Luigi Nacci nel suo libro Viandanza, Il cammino come educazione sentimentale, pubblicato da Laterza, prova a delineare il profilo del nuovo Viandante, a trovare i moventi che sollecitano il nuovo Pellegrino: secondo lo scrittore l’interesse per il cammino di Santiago esprimerebbe l’avversione diffusa per una società che ha elevato “il freddo utile a sua stella polare”, con il suo corollario di banche dissestate e speculazione; donde perdersi lungo i sentieri polverosi della Meseta (l’Altopiano della Spagna centrale) esprimerebbe anche il fastidio per un mondo dove tutto diventa dato, geolocalizzazione, antica burocrazia in nuove vesti ipertecnologiche.
Tra la folla di camminatori le motivazioni possono serpeggiare variamente spaziando dalla devozione sincera al fenomeno moda alla ricerca dello Straordinario che tanto ricorda la saga di Castaneda e lo stregone Don Juan; è realistico pensare che quando si giunge a un punto di rottura nella propria esistenza, le difficoltà del Cammino -ottocento chilometri, un milione di passi, un mese per strada con salite e discese, dormire con estranei in camerate affollate – appaiano meno preoccupanti rispetto alla paura di chiedersi in quale punto della nostra vita ci troviamo.
Camminare diventa riscoprire una comunità cordiale, focalizzarsi su quel che è necessario, essenziale, quello che può stare nello spazio e nel peso di uno zaino. Ricalcare quella rete di strade percorse per secoli da generazioni di viandanti può rendere partecipi di una vicenda più ampia che lega luoghi e generazioni, ricollegandoci al nostro passato storico. La fatica del viaggio poi, come ogni fatica, lascerà emergere con forza sentimenti profondi: timore, spaesamento, nostalgia, disillusione ma anche umiltà e allegria e strada facendo la paura di non arrivare lascerà il posto prima al desiderio di arrivare poi al desiderio di non arrivare mai: perché Santiago non è la meta, perché il viaggio ha già dentro di sé tutto il suo significato.
Ma i Cammini e le Vie che la storia ci ha lasciati non sono soltanto religiosi e anche qui, nella nostra Isola di Sicilia il desiderio comune di tornare ad antiche vie alternative, l’amore crescente per l’ambiente, la cura sensibile delle proprie tradizioni ha fatto sì che nascessero associazioni culturali territoriali fondate sull’interesse e la riscoperta di luoghi proprio attraverso il Cammino, lungo antiche vie francigene siciliane, dove si possono incontrare quelli che vengono definiti Siculi Viandanti, attorno ai quali si va costituendo una rete che studia e percorre questi cammini.
Se la via che dalla Sicilia porta a Roma non è francese ma anche le nostre vie sono dette, in alcuni punti specifici, francigene, è stato, vogliamo ricordare, grazie alla cultura del pellegrinaggio spinta e favorita dalle corti normanne in tutta l’Europa cristiana del XI secolo. Lo testimoniano quattro diplomi normanno-svevi, punti diversi della Sicilia che da Mazara del Vallo arrivano alla piana di Milazzo nel messinese, nei quali porzioni di vie confinanti con terreni o proprietà vengono ancora oggi definiti francigeni. O forse più semplicemente per irradiazione sinonimica siciliana, quel fermento culturale che ha trasportato le gesta dei paladini della chançon de Roland nella tradizionale opera dei pupi, che ha attribuito un’importanza straordinaria al viaggio a piedi verso i porti d’imbarco per Santiago, Gerusalemme o Roma. Le testimonianze storiche che sono state rintracciate hanno dato vita ai quattro itinerari principali, con intorno una rete di viabilità interna e costiera che ricalca i tracciati consolari romani.
Scopriamo così che esiste una mappatura, un circuito siciliano costituito da cinque vie: la via che da Palermo conduce ad Agrigento chiamata Magna Via Francigena; la via che da Palermo conduce a Messina che si snoda lungo le Madonie e prosegue per i Nebrodi, chiamata Palermo-Messina per le montagne; la via che da Palermo porta a Mazara del Vallo, chiamata Via Francigena mazarense; la via romana che da Mazara porta a Siracusa, chiamata Via Selinuntina; e la via che da Gela arriva a Maniace, chiamata Via Francigena Fabaria.
Il sistema viario oggetto di studio rivela inoltre l’esistenza di una vera e propria stratificazione attraverso le testimonianze del cursus publicus romano che sarebbero poi state riusate dai cartografi islamici e tramandate alle corti normanne. I tracciati che venivano integrati all’occorrenza diventarono essenziali per lo spostamento di merci e truppe e perché no? Anche per i pellegrini. Tale sistema rimase per lo più invariato fino alla fine dell’Ottocento e ci viene tramandato col nome di “rete delle Regie Trazzere”, denominazione siciliana per indicare sentieri percorribili, sterrati o lastricati, usati per le transumanze dai pastori ancora oggi.
Lungo questi percorsi possibili si snodano camminate organizzate dagli Amici dei cammini francigeni di Sicilia; lungo il cammino si può usufruire, grazie ai sindaci e alle comunità locali, di ospitalità e refrigerio.
I novelli pellegrini scopriranno ciò che circa settecento anni di storia ha sepolto ovvero una rete di circa 1000 km di vie che percorrono siti ricchi di tradizioni, cultura e buon cibo. Sacco a pelo, materassino, bacchette da cammino o bastone, zaino leggero ed essenziale, scarpe comode e impermeabili, una credenziale dove apporre i timbri del cammino e un profondo respiro preso appena prima di partire. Possiamo scegliere di inoltrarci in una delle vie francigene più suggestive e misteriose e salire su per la Messina montagne, su per le Madonie dove la natura ha qualcosa di magico che rende straordinari i luoghi e le persone che li attraversano, su per il regno di fate e folletti alla ricerca di nuovi sincretismi, ciaspolando al chiaro di luna, attraversando passo dopo passo Piano Cervi, Monte Ferro, Pizzo della Principessa, Pizzo Carbonara, Piano Battaglia, Monte Alto o altri luoghi incantati e incantevoli. Il Comune di Polizzi Generosa, considerando la posizione strategica del proprio territorio lungo la via che da Palermo porta a Messina per le Madonie, accoglie i viandanti presso l’eremo di San Gandolfo rendendo più piacevole e leggero il Cammino e più facile la comprensione, preziosa, che loStraordinario risiede nel Cammino delle persone comuni, come ha alla fine del viaggio compreso Paulo Coelho, che del Cammino è diventato un guru.
SiciliaInformazioni, 30 settembre 2017

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