lunedì 20 aprile 2015

Unione europea, autonomia siciliana e ambiente

di NICOLA CIPOLLA
Su Repubblica di venerdì 10 aprile è comparso un comunicato del Dipartimento Energia della Regione (DRE) che riportava i dati dell’adesione di 212 Comuni siciliani (il 54% del totale) che hanno già inviato all’IRC (Jont Research Center) il loro Piano Energetico sottoposto al Comitato del Covenant of Majors Office.    Altri 113 comuni hanno già inviato l’adesione ma non ancora approvato il  PAES (Piano d’Azione Energia Sostenibile), tra cu i Palermo e Trapani: siamo cioè al 75% dei Comuni. I due organismi dell’UE hanno considerato perciò la Sicilia un caso di eccellenza.

Una volta tanto le bistrattate istituzioni autonomistiche e l’Isola nel suo complesso, di solito nelle prime posizioni nelle statistiche riguardanti inefficienza, scandali e corruzione, si trovano in una posizione di avanguardia, in un settore, come quello dell’ambiente, e in una fase storica in cui, alla fine del 2015 a Parigi, una conferenza mondiale di tutti gli Stati affronterà il problema di un intervento obbligatorio che sostituisca gli accordi di Kyoto in modo da evitare, come già i disastri locali che si moltiplicano annunciano, che il superamento dei 2° C. della temperatura apra una fase di irreversibilità del disastro ambientale.
Questi dati sono importanti, io credo, primo perché  dimostrano che c’è almeno una piccola parte dell’amministrazione regionale che funziona. Secondo: che i sindaci e i comuni siciliani rappresentano, come è già avvenuto in passato, una forza determinante e propulsiva capace di continuare a  recepire la grande spinta popolare a favore dell’acqua pubblica, contro il nucleare e per le energie rinnovabili e contro la privatizzazione dei servizi sociali che si  è manifestata con il referendum del 12 e 13 giugno 2011.  Ricordiamo che  in Sicilia esistono condizioni   più favorevoli,  che in Germania e nei Paesi Nordici, per l’utilizzazione delle energie rinnovabili (idroelettrico, eolico e soprattutto solare FV)  e  che nell’Isola erano sorte negli anni scorsi industrie, come la STM Elettronics e la Enel Green Power, nell’Etna Valley, o imprese piccole e medie come quella di Moncada con migliaia di addetti qualificati, che però sono  costrette a lavorare oggi  per l’estero e non possono espandersi a causa dei blocchi alle rinnovabili  operati dai governi nazionali  dal 2012 in poi. 
Questa volontà  e queste iniziative dei Comuni  sono in contrasto, invece, con l’azione che il governo Berlusconi, prima, e Monti, Letta e Renzi, poi, hanno tentato di portare avanti per ostacolare la trasformazione energetica che nel 2011 aveva portato l’Italia, per esempio, al primo posto  nel mondo per installazione di pannelli solari con 9.000 MW di potenza.
Per la redazione di questi piani il DRE ha utilizzato 7 milioni e mezzo di finanziamenti comunitari. Ma ora per la loro realizzazione   occorreranno non milioni ma decine di miliardi ed anche una modifica radicale della politica dei  governi,  nazionale e regionale, che blocca le energie rinnovabili e favorisce le trivellazioni e l’estrazione di petrolio e metano. Anche in questo caso  il governo regionale   si è accodato pedissequamente agli orientamenti di Roma.
In questa prima fase della legislatura Crocetta e i deputati dell’ARS, maggioranza e minoranza, si sono scontrati tra di loro più volte fino al punto di determinare tre successive modifiche della compagine assessoriale e, in ultimo, l’annuncio di una mozione di sfiducia nei confronti di Crocetta che porterebbe al terzo scioglimento anticipato dopo quelli di  Cuffaro e Lombardo. Ciò però contrasta con la preoccupazione degli attuali parlamentari di non potere più, in caso di elezioni anticipate, ritornare all’ARS.
Se si vuole dare un senso alla continuazione della legislatura occorre, venire incontro ai deliberati delle amministrazioni comunali con un Piano Energetico Regionale  che superi gli intrallazzi dei governi Cuffaro e Lombardo  che hanno favorito  prestanome, come Nicastri,  di mafiosi come Matteo Messina Denaro.
Questi personaggi      incapaci di costruire e gestire le autorizzazioni di  grandi  impianti di eolico e solare,   le  hanno  cedute  a grandi monopoli italiani ed esteri del settore, incauti acquirenti o addirittura complici, di simili personaggi. Bisogna sostenere, invece, impianti piccoli e medi ubicati sui tetti degli edifici pubblici e privati capaci di ottenere dalle industrie siciliane pannelli solari, minieolico, mini idroelettrico, accumulatori di energia, batterie per auto elettriche per diventare “prosumer”, come dice Rifkin,  cioè produttori e consumatori dell’energia prodotta e liberarsi, così, per sempre dal pagamento delle bollette .
Occorre un Piano di “Zero rifiuti”  per la trasformazione   in biogas dei rifiuti liquidi e solidi e una forte azione per il risparmio energetico.
Per finanziare la realizzazione di questo Piano bisogna utilizzare le risorse comunitarie per   la ricerca, la sperimentazione e lo sviluppo delle imprese.  E soprattutto,  attraverso un mutuo, a basso tasso di interesse (1%),  con la BCE,  rimborsabile in dieci anni, fornire un fondo di rotazione stabilito presso l’IRFIS che dia ai Comuni, alle imprese, ai condomini e alle famiglie le anticipazioni necessarie, per realizzare questa grande conversione energetica che creerà decine di migliaia di nuovi posti di lavoro e collocherà la Sicilia  nella grande mobilitazione internazionale che coinvolgerà assieme alla UE, i paesi del Mediterraneo e del  Medio Oriente, per contribuire così al successo della Conferenza  di Parigi e alla salvezza della vita umana sul pianeta.
Nicola Cipolla
                                                                 


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