domenica 22 marzo 2015

Ridiamo dignità alle donne vittime dell'incendio della Triangle Waist

Le "camicette bianche" al lavoro...
(L'iniziativa lanciata dal Gruppo Toponomastica Femminile è cogestita con l'editore Navarra). Il 25 marzo del 1911 un rogo sviluppatosi alla Triangle, una fabbrica di camicie sita all'Asch Building di Washington Place in New York, spezzò la vita di 146 persone. Di queste, 126 erano donne di cui 38 di nazionalità italiana e, fra esse, ben 24 partirono dalla Sicilia. Qualunque fosse il loro luogo di provenienza lasciarono, in molti casi per sempre, genitori, fratelli, figli e mariti. In seguito all'incendio alcune morirono bruciate, altre si lanciarono dalle finestre nel disperato tentativo di salvarsi. Parecchie di loro erano ancora giovanissime. Il processo a cui furono sottoposti i proprietari della fabbrica si concluse senza rendere loro giustizia. Donne e migranti, quindi.
Donne sfruttate: dall'Italia, di cui divennero spesso la colonna portante di una fragile economia nazionale che si resse sui proventi del loro lavoro; e dal Paese di accoglienza, l'America, in cui trovarono la morte per pochi dollari a settimana. Il fuoco ha bruciato anche il ricordo delle loro esistenze invisibili, troppo presto rimosse. Le loro vite e la loro tragica morte richiamano ingiustizie sociali che esistono ancora oggi. Rintracciare i loro nomi e le loro storie, raccontate per la prima volta in Italia da Ester Rizzo nel suo libro “Camicette Bianche” è stato, prima di tutto, un atto di riconoscenza e di giustizia. E' infatti grazie al loro sacrificio che si sono conquistati diritti e norme nuove in campo di sicurezza del lavoro. L’incendio della Triangle è uno degli eventi che si ricorda l’otto Marzo, Giornata Internazionale della Donna.
RIVOLGIAMO UN APPELLO
alle istituzioni comunali interessate affinché non dimentichino le storie di queste donne: Isabella e Maria Giuseppa Tortorelli di Armento; Michela Nicolosi e Maria Anna Colletti di Bisacquino; Serafina e Teresa Saracino di Bitonto; Antonia Pasqualicchio e Anna Vita Pasqualicchio Ardito di Casamassima; Provvidenza Bucalo Panno e Vincenza Pinello di Casteldaccia; Concetta Prestifilippo e Rosa Grasso di Cerami; Rosina Cirrito, Giuseppa Concetta Maria Rosa Del Castillo e Maria Santa Salemi di Cerda; Clotilde Terranova di Licata; Vincenza Benanti di Marineo; Caterina, Rosaria e Lucia Maltese di Marsala; Elisabetta e Francesca Maiale di Mazara del Vallo; Gaetana Midolo di Noto; Marianna Santa L’Abbate di Polignano a Mare; Rosa Bona Bassino e Caterina Bona Giannattasio di Sambuca di Sicilia; Vincenza Bellotto di Sciacca; Giuseppina Buscemi Carlisi e Grazia Maria Gullo Floresta di Sperlinga; Maria Michela Clorinda Marciano Cordiano di Striano e di tutte le altre donne la cui sola certezza è che fossero italiane. Ciò per restituire loro non una memoria indistinta e generica, ma un ricordo tangibile, che abbia la qualità di essere personale e nominale attraverso l'intitolazione di una piazza, una via, un giardino o altro luogo di pubblico interesse che riconsegni a queste donne il posto che meritano nella storia del nostro Paese.

Maria Pia Ercolini, Presidente di Toponomastica Femminile
Ester Rizzo, autrice di Camicette Bianche
Ottavio Navarra, Editore

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