venerdì 6 febbraio 2015

Elezione del Presidente Mattarella. don Ciotti: l’Italia onesta chiede segnali

Don Luigi Ciotti
«Il presidente Mattarella parlando delle mafie non ha fatto riferimento al suo dolore, alle sue ferite. Un atto di grande sensibilità. Ha guardato a un orizzonte molto più vasto, parlando di mafie e corruzione, che sono le due facce della stessa medaglia. Che tolgono diritti e speranza». Così don Luigi Ciotti, presidente di Libera, commenta i tanti passaggi dedicati ai temi della legalità. E ricorda che il prossimo 21 marzo si terrà a Bologna la ventesima edizione della Giornata delle memoria e dell’impegno per le vittime di mafia, nel corso della quale vengono letti centinaia di nomi tra i quali Piersanti Mattarella. «Memoria per noi vuol dire renderli vivi, per poi impegnarci davvero 365 giorni l’anno. Il capo dello Stato ha ricordato Falcone e Borsellino e noi li ricordiamo davvero tutti. Sono uomini e donne che hanno speso la loro vita per il bene nel nostro Paese, per la nostra libertà e la nostra democrazia».

E allora, aggiunge quasi sottovoce, «chissà che magari a Bologna, in apertura del suo settennato, il nostro Presidente voglia essere con noi per accompagnarci. L’anno scorso a Roma venne Papa Francesco… Ma intanto auguri presidente».
Il capo dello Stato ha citato proprio alcune parole del Papa sulla corruzione.
È molto importante, è un modo per saldare un po’ di Terra con il Cielo. La parola di un Papa così attento, la dimensione più etica, più spirituale, citata dal capo dello Stato, è una cosa di grande valore.
Tanti i passaggi dedicati a mafia e corruzione.
Che il presidente della Repubblica apra il suo settennato parlando di corruzione e mafia è la presa di coscienza che è necessario l’impegno da parte di tutti. Non si sconfiggono le mafie se non si batte la corruzione. Lo abbiamo sempre ribadito e quindi io mi sono ritrovato nelle sue parole. La corruzione è l’incubatrice del potere mafioso, è il suo avamposto. Ma le mafie non sono un mondo a parte, sono una parte del nostro mondo. Vivono tra noi oggi più che mai. Quindi ci vuole uno scatto da parte di tutti. Ci fanno dunque piacere le parole del presidente di pungolo al governo e al mondo politico per fare fino in fondo la propria parte.
Il presidente parla, infatti, di un cancro che distrugge la speranza.
Le mafie assassinano la speranza che è stata comprata, resa oggetto di mercato. C’è chi se la può permettere e chi invece ne è escluso. Mafia e corruzione stanno strangolando l’economia, ci sottraggono denaro che, come ricorda il presidente, potrebbe essere investito per dare più dignità e libertà alle persone. Perché abbiamo permesso tutto questo?
Serve, dice il presidente, «una moltitudine di persone oneste».
Denuncia quel deficit di coscienza, di corresponsabilità civica. In troppe persone è ancora lontana la consapevolezza che le mafie sono una realtà criminale che chiama in causa il nostro modo di essere cittadini. E prendere coscienza che la corruzione ce l’abbiamo veramente sulla porta di casa.
Politica come servizio al bene comune, lotta alla povertà…
Sono parole che ci stanno nel cuore. E ci fa piacere sentirle sottolineate con questa forza. Le mafie non sono figlie della povertà e dell’arretratezza, ma è indubbio che povertà, disuguaglianza, marginalità sono serbatoi favorevoli alla loro espansione. Povertà che per l’Oms è la peggiore delle malattie. Il consenso “sociale” delle mafie può essere diminuito solo con pratiche sociali reali. Lotta alle mafie vuol dire anche lotta alla povertà, all’ingiustizia, alla violenza, in tutte le sue forme, per il riconoscimento dei diritti e dei doveri dei cittadini.
Le mafie calpestano i diritti, dice Mattarella.
È importante che sia ribadito con forza. C’è un’Italia onesta che ha bisogno di un segnale chiaro e forte. Abbiamo invece leggi incomplete frutto di compromessi. C’è un gran parlare di legalità, di corruzione, ma poi al di là delle parole non c’è quella incisività e determinazione per andare fino in fondo.
Su questo cosa chiedete a Mattarella?
Ricordiamo, senza presunzione, che negli archivi del Quirinale, dal 2010, c’è una rappresentanza del milione di firme della campagna contro i corrotti. Per chiedere una legge adeguata, nella consapevolezza che è anche un problema di cultura, di educazione. Serve una grande battaglia etica.
Tratto da «Avvenire.it”, 4 febbraio 2015


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