giovedì 2 maggio 2019

Primo Maggio, a Portella della Ginestra in cinquemila. Macaluso: "La sinistra rischia di non capire più il senso delle lotte"

L'intervento di Emanuele Macaluso a Portella della Ginestra

ROMINA MARCECA
Commozione nel luogo simbolo della lotta dei lavoratori. Lo storico deputato comunista ha ricordato i caduti: "Compagni non vi dimenticheremo"
Folla e commozione a Portella della Ginestra per ascoltare lo storico deputato comunista Emanuele Macaluso. Quasi cinquemila persone hanno ascoltato e applaudito l'esponente del Pci che, a 95 anni da poco compiuti, intervenuto alla manifestazione organizzata dai sindacati a Portella della Ginestra, luogo simbolo della lotta dei lavoratori dove il primo maggio del 1947 la banda di Salvatore Giuliano sparò contro la folla radunata per la festa uccidendo 11 persone. Fiori e cortei hanno accompagnato la giornata di commemorazione. Presente anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
IL SERVIZIO DEL TGR SICILIA

"La sinistra rischia di non capire più il senso delle lotte. Lotte per i diritti che significano lotte per il lavoro, contro la mafia e per la libertà. Mi sono formato politicamente e come uomo durante le lotte dei braccianti, degli zolfatari, degli operai. E sentivo la responsabilità enorme che ne derivava", ha detto Macaluso più volte interrotto dagli applausi. "Questa sarà forse la mia ultima presenza qui a Portella. Volevo tornare qui oggi dove sono cresciuto politicamente", ha aggiunto poi richiamando "i valori della lotta alla mafia e dell'antifascismo che uccide la libertà". Decine i ragazzi che hanno chiesto allo storico esponente del Pci un selfie.

Alla manifestazione sono intervenuti tra gli altri Serafino Petta, tra i superstiti della strage di Portella, e il segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo. “Non potevo mancare a questo appuntamento, volevo tornare qui, questi sono stati i momenti della mia formazione. Per me, che poi ho avuto tanti incarichi, la mia formazione politica, sociale e umana è legata agli anni in cui sono stato nel sindacato in cui ho potuto coltivare un rapporto umano con migliaia di lavoratori, contadini, metallurgici, operai, braccianti e zolfatari. Quando gli operai del Cantiere scioperavano per 40 giorni e gli zolfatari per 60 giorni, pensate che io di notte potessi dormire?", ha ricordato Macaluso. "No, pensavo a quelle donne, a quegli uomini a quei bambini. Uno sciopero in quegli anni per me diventava un modo diverso di concepire il lavoro e la battaglia sindacale. E questo è stato. Ho diretto l'organizzazione PCI, sono stato senatore, direttore dell’Unitá, ma la mia nascita come persona è qui. Per questo io a 95 voglio tornare a dirlo ai giovani. Badate che se non unite l’Europa, e se non si capisce che esiste una questione sociale, cosa che una forza di sinistra dovrebbe capire, la questione sociale dovrebbe essere ragione della sua esistenza, non si va avanti". Ha aggiunto: "La questione sociale a volte è stata cancellata anche da governi di centrosinistra che non hanno riconosciuto nemmeno il sindacato come interlocutore, come colui con cui fare i conti. Che significa che bisogna fare i conti col mondo del lavoro. Nel 1947 c’era ancora l’unità sindacale, che poi si è rotta dopo il 1948. Bisogna lavorare all’unita del sindacato. Mi fa piacere che Landini abbia posto con forza questo problema. Bisogna dire ai lavoratori che per incidere su una situazione politica grave, gravissima, in cui la destra ha ripreso il manico del potere e lo esercita come lo esercita, oggi la forza organizzata del mondo del lavoro ha un ruolo fondamentale. il sindacato, purtroppo rimasto solo in questo, ha una responsabilità politica e di formazione delle coscienze e oggi il sindacato può incidere per contrastare processi politici pericolosi”. Poi ha detto al termine del suo intervento, ricolgendosi ai compagni caduti a Portella: "Noi non vi dimenticheremo".
La Repubblica, 1 maggio 2019

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