domenica 5 maggio 2019

Convegno su "Mafia, antimafia e informazione durante il fascismo": convegno in memoria del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e dell'agente Antonio Lorusso, uccisi il 5 maggio del 1971

Il procuratore Pietro Scaglione
Lunedì 6 maggio, alle ore 16, a Palermo, nell'Aula Magna della Storia Patria (Piazza San Domenico 1) si svolgerà un convegno in memoria del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e dell'agente Antonio Lorusso, uccisi il 5 maggio del 1971. 
Il convegno - dal titolo "Mafia, antimafia e informazione durante il fascismo" - sarà anche un evento formativo dell'Ordine dei Giornalisti (4 crediti formativi saranno concessi ai giornalisti professionisti e pubblicisti che si iscriveranno all'evento nella piattaforma Sigef).  Il convegno sarà introdotto dagli interventi di 
Salvatore Savoia  (Segretario Generale della Società Siciliana per la Storia Patria) e di Antonio Scaglione (figlio del procuratore assassinato). Le conclusioni del convegno saranno affidate a Ottavio Terranova (vicepresidente nazionale dell' Associazione Nazionale Partigiani d'Italia e coordinatore dell' ANPI Sicilia). 

I relatori saranno lo storico Giuseppe Carlo Marino (Presidente onorario dell'ANPI Palermo "Comandante Barbato") e il giornalista Franco Nicastro(consigliere nazionale dell'Ordine dei Giornalisti). Marino si occuperà dei "Profili storici della mafia durante il fascismo", mentre Nicastro si occuperà del tema “Mafia, antimafia e informazione durante il fascismo”. 

Alla figura del procuratore Scaglione è dedicato ampio spazio nel blogMAFIE, nato da un'idea del giornalista Attilio Bolzoni e ospitato dal quotidiano la Repubblica. Ecco il link: http://mafie.blogautore.repubblica.it/2019/04/27/3065/

ANNIVERSARI. ORLANDO RICORDA SCAGLIONE E LORUSSO
“Pietro Scaglione è stato fra i primi magistrati a intuire che la
lotta alla mafia passava inevitabilmente per l’attacco alle ‘origini politiche’ del fenomeno e che per primo, in modo chiaro, ha detto che i mafiosi di rilievo erano all’interno dell’Amministrazione pubblica.
Fu anche fra i primi a intuire l’importanza di un lavoro sociale che rescindesse legami culturali e socio-economici di alcuni pezzi vulnerabili della società.Una intuizione che tradusse in importante impegno personale con le attività rivolte a favore dei detenuti e delle rispettive famiglie”.Lo ha affermato Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ricordando il 48°anniversario dell’uccisione, il 5 maggio 1971 nel capoluogo, del Procuratore  della Repubblica Pietro Scaglione e dell’agente di custodia Antonino Lorusso.
”Il suo impegno di inquirente e il suo impegno umano hanno lasciato -afferma Orlando – un segno indelebile nella Magistratura e nella società civile siciliana che proprio dalla sua esperienza di magistrato e di persona impegnata nel sociale hanno tratto informazioni, spunti ed elementi di conoscenza fondamentali per la lotta alle cosche”.

5 MAGGIO 2019, COMUNICATO STAMPA DEL SENATORE PIETRO GRASSO IN RICORDO DEL PROCURATORE SCAGLIONE E DEL GIORNALISTA COSIMO CRISTINA
“Aveva appena fatto visita alla tomba della moglie, quando in via dei Cipressi il procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione, venne ucciso insieme all’agente di custodia Antonio Lorusso. Era il 5 maggio 1971 e per la prima volta la mafia si scagliava contro un magistrato.
All’epoca ero un giovane pretore e ricordo che quel tragico evento sconvolse tutti. Si trattò di un colpo contro lo Stato, oltre che contro l’azione di Scaglione, che si era occupato di tanti delitti e indagava sulle complicità della mafia nelle istituzioni e nella politica. Cosa nostra voleva fermare la repressione della magistratura, ma non ci riuscì. Con l’abnegazione e l’energia di altri magistrati la lotta alla mafia è andata avanti”.
“Cosimo Cristina è il primo dei giornalisti uccisi in Sicilia. Aveva solo 25 anni quando la mafia lo fece trovare morto sulla ferrovia vicino Termini Imerese, il 5 maggio 1960. Volevano far credere che si fosse suicidato. “Co.Crì” – come firmava i suoi pezzi di denuncia – fu ammazzato perché era un cronista scomodo, perché ieri come oggi la mafia pretende il silenzio. Ricordare Cristina vuol dire continuare a mantenere viva la sua voce e quelle di tutti i giornalisti, spesso giovani e precari, che non rinunciano a raccontare la verità”.


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