martedì 1 agosto 2017

I nipoti Ruggero e Nicola Cipolla: "Noi il nonno lo vedevamo così, sempre alla ricerca, libero, come un ragazzo esploratore..."

Ruggero e Nicola Cipolla
i nipoti RUGGERO e NICOLA CIPOLLA
Uno dei nostri primi ricordi, sicuramente il primo in comune, è una battaglia. Una battaglia indubbiamente diversa da quelle che tanti di voi conoscevano: noi due eravamo i cavalieri sulle spalle dei nostri fidi destrieri, i destrieri erano il nonno e papà. Giocavamo così, a tre quattro anni io, sei o sette Nico sull’arena di ghiaia della casa di Mongerbino (in realtà uno spazio adibito a posteggio) scontrandoci e ridendo. Forse è nato lì, all’ombra degli eucalipti, il nome con cui ci avrebbe continuato a chiamare per gli anni a venire: i Barragioni.
Il vero significato di questa parola non lo sapremo mai, ma io e Nico concordiamo su una radice possibile: il Barragione potrebbe essere uno strano incrocio tra il barbagianni (animale diffuso sulle vette di capo Zafferano) e il mascalzone. Un barbagianni mascalzone insomma, come fosse un invito un po’ assurdo a guardare nella notte, girare lo sguardo a trecentosessanta gradi e far danni e monellerie, senza paura[1].  
D'altronde, i ricordi del nonno, sono quasi sempre legati a immagini in movimento come queste; sono legati ai suoi viaggi per l’Europa e ai suoi ritorni, ai regali esotici che riportava, come quando tornò con della canna da zucchero da Cuba e volle assolutamente prepararci un mojito (che nonno educativo!); poi c’era il salmone dalla Finlandia, le aringhe dall’Olanda e gli aerei presi assieme per le prime volte.
A volte fuggiva, quando ancora non c’erano i telefonini, per le strade di Napoli, dove bastava distrarsi un attimo, per vederlo sparire in un vicolo e ritrovarlo soltanto molto, ma molto più tardi; e ancora ricordiamo le corse per le strade di Parigi a capodanno quando, tenendoci entrambi per le mani, andavamo gridando tutti insieme ad ogni passante: Bonne annee, bonne annee!
Poi c’era la politica ovviamente e i suoi spostamenti: Nicola ricorda bene quando fece il viaggio sul pullman assieme a Nicolone: verso Niscemi, contro il MUOS (Dovete sapere che per noi il nonno era appunto Nicolone, dato che una distinzione con suo nipote andava sempre pur fatta). 
Un’altra immagine in movimento: la sua punto bianca che arrivava, sempre piena di libri e cataloghi, da tenere per sé o regalare; libri come i romanzi di Camilleri o l’autobiografia di Nelson Mandela che il nonno regalò a Nicola per il suo compleanno dei nove anni e che attese non poco prima di esser letta.
D’altronde, anche nei momenti più tranquilli, continuava il movimento degli occhi sulle pagine di articoli di giornale e di libri che si andavano accumulando, troppo rapidamente a cataste ovunque il nonno rimanesse per più di una settimana. Libri acquistati e divorati fino a poche settimane fa’ quando per un’ultima volta andammo assieme alla Feltrinelli.
Noi lo vedevamo così, sempre alla ricerca, libero, come un ragazzo esploratore. E anche se nessuno di noi ha poi intrapreso una carriera politica, ci ha insegnato in un modo meraviglioso cosa fosse la libertà. Grazie, nonno, grazie davvero da parte di tutti noi!



[1] Abbiamo in realtà scoperto la sera stessa dopo la commemorazione un’etimologia ben più plausibile per questo nome inventato. Il termine sarebbe mutuato dal francese Barrage con il quale si indica generalmente un duello equestre. I barragioni sarebbero dunque duellanti a cavallo, ma questo, fino a oggi, non lo sapeva nessuno. Il tono di voce con cui però lo diceva rendeva molto plausibile la nostra idea. Mi piace ricordare anche che prille, il nome con cui venivano definite le nipoti, abbiamo scoperto provenire dal verbo prillare, ovvero ruotare vorticosamente su sé stessi come una trottola. Anche questi nomignoli danno un’idea della vastità degli interessi del nonno.

1 commento:

Luciano ha detto...

Straordinario commento il vostro nonno sarebbe felice. Luciano