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lunedì 7 agosto 2017

Filippo Intili: martire, profeta, sentinella per il riscatto sociale dell’uomo e del lavoro

L'intervento di fra Giovanni Calcara
GIOVANNI CALCARA*
frate domenicano
L’annuale ricordo del sindacalista Filippo Intili, barbaramente trucidato dalla mafia di Caccamo, ci pone non solo di fronte al ricordo del suo martirio che, ricordiamo per tanti decenni è stato volutamente dimenticato, commettendo attraverso l’oblio e l’omertà delle coscienze un delitto pari al suo omicidio. L’impegno di uomini e donne libere, della CGIL e dei parenti hanno permesso il doveroso recupero non solo del suo ricordo ma della sua azione di lotta e difesa dei diritti dei contadini a godere “del frutto del loro lavoro”. Grazie di cuore ai nipoti e alle loro famiglie che ogni anno vengono in pellegrinaggio a Caccamo, non solo per ricordare il loro congiunto, ma per ricordare a tutti noi la sua memoria e il suo esempio di vita e di martire.
* discorso pronunciato stamattina a Caccamo in ricordo di Filippo Intili

Doveroso il riconoscimento verso la precedente Amministrazione Comunale guidata da Andrea Galbo che ha prontamente accolto, il mio suggerimento di dare una degna sepoltura ai resti mortali di Filippo Intili.
Quando si tratta di difendere la dignità, la libertà, i diritti naturali dell’uomo che, ricordiamolo sono irrinunciabili si trova la naturale unità tra credenti e non credenti, appartenenti a diverse idee politiche, tutti desiderosi di rendere “giustizia all’uomo e alla verità”.
Non possiamo e non dobbiamo limitarci al ricordo, al rammarico rimpianto di una stagione storica che forse, ai tanti, dice poco in riferimento all’attualità della cronaca, della politica, dell’economia, del futuro ecologico e sostenibile del nostro pianeta, così seriamente minacciato, mai come oggi.
Oggi quali sarebbero le lotte che Filippo Intili si impegnerebbe a sostenere e di fronte alle quali, non escluderebbe di andare di fronte a rischi, quali la propria vita?
Papa Francesco a Genova il 27 maggio u.s., parlando ai lavoratori dell’Ilva ha parlato del lavoro “come priorità umana e quindi cristiana” e altre volte ha parlato del lavoro che deve essere “onesto e retribuito secondo giustizia”. Tutto ciò riguarda anche l’imprenditore, infatti Luigi Einaudi insegnava “migliaia, milioni di individui lavorano, producono, risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli”. Inoltre non bisogna dimenticare che il vero patto sociale che è alla base della pacifica convivenza è il lavoro, come ricorda la nostra Costituzione nel suo Primo articolo.
Ognuno di noi, secondo il proprio ruolo e la propria responsabilità, dall’ambito personale o sociale, d’impegno per la giustizia e la libertà per realizzare il Bene Comune. In ogni ambito siamo chiamati ad essere: profeta e sentinella, come richiamava papa Francesco ai sindacalisti, lo scorso 28 giugno. Credo che le esigenze che sono richiamate, possano valere anche per noi tutti qui presenti, secondo la propria identità e vocazione.
La prima esigenza è la profezia, e riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione più vera. Il sindacato è espressione del profilo profetico della società. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ne ha, denuncia il povero “venduto per un paio di sandali” (cfr Amos 2,6), smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difende la causa la causa dello straniero, degli ultimi, degli “scarti”.
La seconda sfida è l’innovazione. I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. Anche il sindacato deve vigilare sulle mura della città del lavoro, come sentinella che guarda e protegge chi è dentro la città del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi è fuori delle mura. Il sindacato non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora già o è in pensione. Questo va fatto, ma è metà del vostro lavoro. La vostra vocazione è anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia.
Il lavoro, quindi, valore fondamentale dell’uomo e della società. Mi sembra questo il messaggio che il martirio di Filippo Intili, oggi ci ricorda, con la forza del suo sangue versato perché la giustizia prevalga sulla violenza e ogni forma di “mentalità mafiosa e omertosa”.
Come Filippo Intili, anche noi dobbiamo essere: martiri (cioè testimoni), profeti (annunciare la verità e la legalità), sentinelle (che vigilano) per annunciare che la notte sta per finire, il sole sta per sorgere, il nuovo giorno è iniziato. Viviamo come figli della luce, operatori di giustizia nella verità, uomini e donne liberi che sanno creare una società giusta e libera da ogni forma di violenza.
Padre Giovanni Calcara, domenicano

1 commento:

vera pegna ha detto...

Carissimo Giovanni, frate amico, leggo e condivido ogni parola. Filippo Intili era comunista e noi comunisti dobbiamo tendere ad essere etici, ovvero intransigenti sui principi morali, eretici, rifiutando ogni forma di conformismo e profetici, cercando di prevedere e - per quel po' che è possibile - disegnare il futuro. E' così che insieme, credenti e non credenti continueremo, la mano nella mano, a lavorare per un avvenire migliore.