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martedì 6 giugno 2017

Lettera aperta al "Fatto quotidiano": Come difendere l'ambiente

NICOLA CIPOLLA*
Caro Colombo, nella mia lettera del 27 maggio 2017 lamentavo alla fine che il ferreo controllo sulla stampa  italiana e persino su  Il Manifesto, esercitato  dagli ex monopolisti pubblici privatizzati, Enel ed Eni, e dalle altre multinazionali  impediva ai lettori di conoscere, l'aggravarsi  del problema ambientale e dall'altro tutte le notizie, anche positive, che riguardavano i movimenti politici, economici e sociali in Europa e nel mondo a favore di un cambiamento del modello energetico.
* presidente del Cepes - Palermo

Trump, in conformità del suo programma elettorale, prima con i suoi interventi al G7 così condannati al fallimento  e poi, con il formale disconoscimento degli accordi di Parigi tra UE, Cina e USA di Obama, ha radicalmente modificato la situazione.
Papa Francesco ha reiterato e riaffermato la sua posizione in difesa dell'ambiente e della vita dell'umanità. Non solo il  partito democratico di Hillary Clinton e Obama ma anche esponenti repubblicani hanno espresso opposizioni e riserve.  
Stati federali, come New York e la California,  tra i più popolosi e ricchi degli USA, e  un'infinità di enti locali   hanno manifestato la loro opposizione e  la volontà di  sostenere lo spirito di  quegli accordi nella loro azione ambientalista del resto già in corso da diversi anni.
Sul piano internazionale, immediata la risposta della  UE che assieme alla Cina e all'India hanno manifestato la volontà di rispettare quegli accordi che, tra l'altro, dopo il fallimento degli accordi di Kyoto, si limitano a indicare la necessità di prendere provvedimenti nazionali autonomi con l'obiettivo   di evitare, entro il 2030, l'aumento di 2°centigradi e gli altri rischi connessi. Poiché questi impegni prevedevano tuttavia un aumento di 2,80° si stabiliva   che tra il 2018 e il 2020 si sarebbe dovuto, con nuove trattative, ulteriormente rafforzare gli interventi di difesa ambientale.
Anche Merkel, Macron e Gentiloni a nome dei rispettivi governi  si sono dissociati, rompendo una tradizionale sudditanza verso gli USA, dalla decisione di Trump con l'affermazione: “Non abbiamo un pianeta di ricambio e la crisi ambientale va affrontata radicalmente”.
Tutti i mass media hanno dato voce con ampi servizi alle opposizioni a Trump. E ciò ha  fatto sì che la questione ambientale non è stata più considerata una delle questioni ma la questione centrale da cui dipendono la pace e la guerra, la libertà e la democrazia, l'emigrazione e l'economia mondiale. 
La notizia della decisione della feudale Arabia Saudita di acquistare 200 miliardi di materiale bellico dagli USA ha ulteriormente contribuito a chiarire la situazione. Queste armi non resteranno ad arrugginirsi in un deposito a sole ma saranno impiegate per sostenere tutti i confitti in corso nella zona medio orientale. A cominciare dall'Afghanistan, tra le varie correnti in cui si sono divisi i talebani, alla Siria alla stessa Turchia, in lotta contro l'opposizione radicale curda, e giù fino allo Yemen, al Qatar. E soprattutto contro l'Iran, malgrado il successo nelle ultime elezioni dell'ala più pacifista, che propone un'alternativa agli interventi di keynesismo militare USA portati avanti dai sauditi.
Certo la decisione di seguire l'esempio della Merkel e di Macron è da rilevare positivamente. Ma Gentiloni non può più continuare a limitarsi  nell'azione del suo governo di sostegno alle politiche anti ambientaliste finora seguito da tutti i governi da Berlusconi a Renzi.
Ad  esempio:
                     a) bisogna bloccare l'iter di concessione di ricerche e coltivazioni di idrocarburi in aree protette come richiesto in Sicilia dalla  società ENI Mediterranea Idrocarburi s.p.a in 13 comuni importanti tra cui Niscemi e Gela;
                     b) bisogna sospendere le azioni in corso per permessi di ricerca, come il TAP o altri, nell'area adriatica per permettere al nuovo Parlamento sorto da elezioni anticipate o naturali, di intervenire conformemente agli indirizzi del patto di Parigi;
                     c)occorre  una ripresa degli incentivi a favore delle energie rinnovabili, soprattutto eolico secondo il modello portato avanti nel Baltico, nel Mare del Nord e in Normandia con grandi turbine,  in aree costiere che creerebbero così aree di riserva biologica per favorire un ripopolamento delle specie  ittiche nel Mediterraneo che si sono drasticamente ridotte sia per i mutamenti climatici ma anche e soprattutto per lo sfruttamento sconsiderato.
In ogni caso su questi punti, ed altri analoghi,  sarebbe utile una possibile e immediata iniziativa di parlamentari, esterni ed anche interni al PD, in appoggio all'azione che i movimenti ambientalisti stanno conducendo nel Paese.

                                                                                                           Nicola Cipolla

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