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domenica 25 giugno 2017

Cosa nostra in crisi di leadership, ma resta l’allarme sugli appalti

ALESSANDRA ZINITI
La relazione della Direzione nazionale antimafia Roberti: “L’organizzazione può condizionare l’economia”
Meno sangue e più soldi. Una Cosa nostra in crisi di leadership e alla ricerca di nuovi schemi organizzativi e strategie punta tutto sulla capitalizzazione di quell’enorme tesoro che gli arresti di tutti i capi della mafia non sono bastati a portare alla luce. E, forte di agganci all’interno della pubblica amministrazione soprattutto a livello di enti locali ma anche ormai di una conoscenza “tecnica” dei flussi dei finanziamenti, riesce a condizionare l’economia legale. Servono più fratelli massoni che esplosivo e kalashnikov. Per dirla con le parole della presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, «il rapporto mafia-massoneria non è un’invenzione, se la mafia è un fenomeno di classi dirigenti, chi è il facilitatore? Ci sono una struttura legale e illegale che convivono ». È un ritratto con alcuni lineamenti modificati quello di Cosa nostra che viene fuori dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia guidata da Franco Roberti. Che disegna, in Sicilia, un’associazione mafiosa per la prima volta in evidente difficoltà, che ha decisamente ceduto lo scettro della “pericolosità” ma anche della “potenza” alla ‘ndrangheta calabrese e che, tuttavia, continua a poter contare su una smisurata potenza economica e su un potere di intimidazione sul territorio, soprattutto nelle province, ancora abbastanza forte.
COSA NOSTRA IN CRISI

«Cosa nostra è in una fase di crisi sia perché in Sicilia l’azione di contrasto è molto efficace e la situazione è controllata sia perché Cosa nostra ha difficoltà a identificare nuovi referenti », è la valutazione del procuratore Roberti che per la prima volta mette nero su bianco le difficoltà dimostrate dalle cosche siciliane alle quali si potrebbe assestare un colpo fondamentale con l’arresto dell’unico boss rimasto latitante, Matteo Messina Denaro. «Il suo arresto — dice Roberti — è una priorità assoluta. Nella situazione di difficoltà di Cosa nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l’organizzazione».
RICCHEZZA SCONFINATA
I soldi, però, soprattutto quelli dei grandi boss detenuti da tempo, ci sono. Sempre affidati a prestanome e a broker che sanno bene come farli fruttare. «Cosa nostra — si legge nella relazione — è dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva ». E, nonostante l’aumento della collaborazione da parte delle vittime, “risulta ancora estremamente diffusa l’imposizione del pizzo alle attività commerciali e alle imprese ».
LE INFILTRAZIONI
Ma il dato più significativo, secondo la Dna, è la capacità di infiltrazione, con il metodo della corruttela, all’interno della pubblica amministrazione, in particolare negli enti locali. «Le mafie stesse — sostiene Roberti — rischiano di diventare autorità pubblica in grado di governare processi e sorti dell’economia. L’uso stabile e continuo del metodo corruttivo- collusivo da parte delle associazioni mafiose determina di fatto l’acquisizione dei poteri dell’autorità pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato ». Insomma, i mafiosi sarebbero diventati abili conoscitori dei meccanismi di finanziamento della pubblica amministrazione e sarebbero ormai in grado di avvantaggiare le loro imprese a danno di quelle non allineate.
IL BROKER FACILITATORE
Roberti individua come strategica la funzione di una nuova figura che definisce broker facilitatore «in grado di fare in- contrare offerta e domanda, soprattutto per aggiudicare appalti e gare pubbliche. Si tratta di professionisti qualificati che avevano un passato nel settore pubblico, ex politici o para- politici, ex funzionari pubblici, che permettono di far funzionare al meglio la macchina della corruzione, facendo dialogare chi prende tangenti con la criminalità che vuole aggiudicarsi gare di appalto pubbliche.
IL BUSINESS DEI RIFIUTI
«Il nuovo trend di infiltrazione mafiosa negli appalti riguarda soprattutto il settore del traffico dei rifiuti», dice Roberti che indica però come a rischio persino il settore turistico.
STRUTTURA PIRAMIDALE
Nonostante l’assenza di una leadership, Cosa nostra mantiene una “struttura unitaria e piramidale”. Da qui la necessità di mantenere al massimo livello il regime carcerario del 41 bis per impedire le comunicazioni tra l’esterno e i boss detenuti in carcere che mantengono intatto il loro potere.

La Repubblica Palermo, 23 giugno 2017

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