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venerdì 30 giugno 2017

Beni confiscati solo sulla carta. Ville, case, terreni: ecco il tesoro ancora nelle mani dei boss

SALVO PALAZZOLO
Il prefetto di Palermo ha deciso di avviare gli sgomberi in tempi brevissimi. Decine gli alloggi occupati. I mafiosi e i loro familiari non vogliono lasciarli
L’imprenditore Salvatore Vito Cavallotti abita ancora nella sua bella villa di Belmonte Mezzagno, nonostante sia ormai proprietà dello Stato, da un anno e mezzo. In paese ne ha altre quattro ville, il manager sospettato di avere intrattenuto rapporti poco chiari con ambienti di mafia. Tutte le ville di Cavalotti sono state confiscate definitivamente dalla Corte di Cassazione, nel 2015, ma i funzionari dell’Agenzia dei beni confiscati non sono mai riusciti ad entrare per prenderne possesso. Cancello sbarrato anche davanti a una villa di Carini, in via Giaconia 14: un altro bene confiscato che resta nelle mani dei familiari di un boss. Un successo per Vincenzo Pipitone, mafioso di rango, il segno che arresti e sentenze non l’hanno fiaccato più di tanto. Pure Tommaso Spadaro, boss della Kalsa, deve andare orgoglioso dell’ennesimo smacco inferto allo Stato Italiano: la sua graziosa villetta in via Europa 44, a Ficarazzi, è proprietà pubblica dal 13 aprile 2005. Eppure, nessuno mai si è permesso di toglierla al boss e ai suoi parenti. Sono decine i beni confiscati ancora nelle mani di Cosa nostra. Davvero uno smacco inaccettabile. Ora, il prefetto di Palermo Antonella De Miro ha deciso che quei beni devono tornare al più presto alla comunità, così come prevede la legge. Non ci possono essere sentenze che restano sulla carta, non ci possono essere zone franche della mafia. Ecco perché negli ultimi mesi, il prefetto è stato in stretto contatto con l’Agenzia dei beni confiscati, da maggio diretta dal prefetto Ennio Sodano. C’è un gruppo di lavoro a Villa Whitaker che ha il compito di rimettere le cose in ordine. Ed è arrivato il momento degli sgomberi. Questa volta, inesorabili. O con le buone, o con la forza pubblica. «Quei beni devono tornare alla collettività», dice il prefetto.
OPERAZIONE CORLEONE

Uno sgombero è già andato a segno, nei giorni scorsi: a Corleone, è stata liberata la villa del boss Rosario Lo Bue, che era confiscata da una decina di anni. Un’altra confisca sulla carta, perché nella villa ci abitava tranquillamente il capomafia con i suoi familiari. La settimana scorsa, il prefetto ha inviato polizia e carabinieri di buon matti- no per notificare l’ordine di sgombero. Lo Bue è in carcere da qualche mese, la moglie ha provato a opporsi, ma poi ha capito che questa volta doveva andare via. E così ha iniziato il trasloco.
Ma non è detto che sia sempre così facile. Il boss Giuseppe Libreri controlla ancora quattro palazzine che gli sono state confiscate a Termini Imerese, in via Senatore Edoardo Battaglia. Dovrebbero ospitare alcuni uffici del palazzo di giustizia, che ormai scoppia di fascicoli. Un’altra confisca sulla carta. L’ennesimo smacco per l’antimafia. Ormai da 17 anni, nonostante i titoli sui giornali (“Sigilli al patrimonio del boss”), nonostante le conferenze stampe. Anche Angelo Reres, destinatario nel 2010 di un provvedimento di sequestro perché ritenuto esponente della famiglia di Monreale, continua a beffare lo Stato, ha ancora la disponibilità di un ampio appezzamento di terreno e di un casolare realizzato abusivamente in contrada San Nicola.
“MANCATI CONTROLLI”
C’è da chiedersi cosa abbiano fatto in tutti questi anni gli amministratori giudiziari nominati prima dal tribunale di Palermo, poi dall’Agenzia dei beni confiscati. Questa storia sembra la prosecuzione dello spaccato inquietante emerso con l’indagine su Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Le indagini della procura di Caltanissetta e del nucleo di polizia tributaria dicono che c’era un cerchio magico di amministratori giudiziari impegnato solo a farsi liquidare parcelle milionarie, mentre molti beni restavano di fatto ai mafiosi. E non solo a loro. Anche un usuraio di Altavilla Milicia, l’imprenditore Salvatore Orlando, è riuscito a beffare la confisca della Cassazione, che due anni fa ha confermato un sequestro (anche questo sulla carta) del 2012. E continua a stare nel suo bel villino di contrada Piano San Michele. Pure per Salvatore Orlando scatterà presto un provvedimento di sgombero. Verranno liberati anche due appartamenti in via Badia confiscati all’ex titolare della “Smia”, l’imprenditore Gioacchino Draga. E poi alcuni immobili a piano terra nella zona di via Serradifalco sottratti all’imprenditore Antonino Buscemi. Un programma serrato di lavoro, per far sì che questi immobili possano essere destinati allo scopo previsto: saranno uffici di polizia, oppure alloggi per le forze dell’ordine, sedi di associazioni, centri sociali, uffici. L’Agenzia dei beni confiscati ha già molti progetti nel cassetto, concordati con enti locali, ministero della Giustizia e dell’Interno. Ci sono persino dei finanziamenti pronti.
L’ASSALTO DEGLI ABUSIVI
Altre confische restano sulla carta per l’assalto dei senzacasa (o presunti tale). Accade anche questo. La villa del boss Salvatore Graziano, in via Federico de Roberto 4 (accanto all’ex “Fabbrica delle idee” di via Lanza di Scalea) è abitata da una famiglia di “abusivi”. Altre famiglie hanno occupato le ville confiscate all’imprenditore Pietro Lo Sicco, ai boss Salvatore Lo Piccolo e Antonio Porcelli. Un tempo, lì si facevano dei summit. Presto, anche questi immobili verranno liberati. C’è già una lista in prefettura con le date degli sgomberi.

La Repubblica Palermo, 30 giugno 2017

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