venerdì, marzo 22, 2013

S. Giuseppe Jato, la giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie nell'ex paese di Brusca

Da sx: Sonia Alfano, Davide Licari, Pierluigi Basile 
Ci fu un tempo in cui un sindaco comunista di San Giuseppe Jato, Pietro Ammavuta, si permise di congratularsi con i carabinieri per l’arresto di Bernardo Brusca, storico capomafia di quel mandamento e stretto alleato del “capo dei capi” di Cosa Nostra, il “corleonese” Totò Riina. Ma quel gesto scatenò le ire del capogruppo della democrazia cristiana, Giuseppe Miceli, che aveva definito Brusca «un onest’uomo e un buon padre di famiglia». E, tanto perché fosse chiaro chi comandasse in paese, qualche settimana dopo quel sindaco comunista non fu più sindaco. Venne sfiduciato dalla Dc, dal Psi e dal Psdi e sostituito proprio da quel Miceli che non sopportava si parlasse male di “don” Bernardo Brusca. Era il 1985.
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A riscattare una prima volta San Giuseppe Jato ci pensò nel 1993 un altro sindaco comunista, Maria Maniscalco. Ma, tra attentati e intimidazioni, non ebbe vita facile. Dal maggio scorso, dopo quasi trent’anni da quella inquietante vicenda, San Giuseppe Jato ha nuovamente un sindaco di sinistra, Davide Licari, quarant’anni, avvocato, affiancato da giovani assessori entusiasti e con tanta voglia di fare. E lo scorso 21 marzo hanno  voluto “fare” una cosa molto bella e significativa. Hanno promosso la «Marcia della legalità», in collaborazione con l'Istituto Comprensivo Statale "Salvatore Riccobono", l'Istituto di istruzione superiore "E. Basile" di Monreale, Libera, la Cgil, l’Anpi e Addio Pizzo,  in occasione della XVIII «Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie». Il primo giorno di primavera, quindi, per le vie di quello che una volta era il paese di Brusca, dopo il concentramento in piazza del popolo, hanno sfilato gridando slogan contro la mafia centinaia di giovani studenti e tanti cittadini. E alla testa del corteo c’erano loro, il sindaco Davide Licari, affiancato dall’assessore alla cultura e alla legalità, il giovanissimo Pierluigi Basile, dall’on. Sonia Alfano, presidente della commissione antimafia europea, e dagli altri sindaci del “mandamento” di San Giuseppe Jato (San Cipirello, Altofonte, Camporeale, Piana degli Albanesi, Monreale). «Noi siamo oggi un presidio di legalità – ha detto il primo cittadino di San Giuseppe Jato, intervenendo dopo la marcia –. Il nostro non vuole più essere il paese di Brusca, ma il paese delle vittime della strage di Portella della ginestra, il paese di questi giovani entusiasti, che non vogliono più mafia e malaffare». Infine, a piazza Falcone e Borsellino gli studenti hanno letto, uno per uno, i nomi delle oltre 900 vittime innocenti di mafia. «Con questo piccolo ma significativo gesto – ha detto l’assessore Pierluigi Basile - vogliamo lanciare un segnale ed insieme una sfida: San Giuseppe Jato, in passato capitale di un "mandamento del terrore", dominato da boss spietati del calibro di Giovanni Brusca, vuole superare il triste inverno che ha coperto il suo nome e il suo territorio con il nero di lutti e il rosso di efferate violenze. La parte sana della nostra comunità rifiuta l'infamia di aver dato i natali ai carnefici di Giovanni Falcone e del piccolo Giuseppe Di Matteo e rivendica con orgoglio i suoi caduti, dal consigliere comunale Salvatore Mineo, ucciso nel 1920 per aver osato sfidare apertamente la cosca mafiosa che allora spadroneggiava, ai caduti della strage di Portella, vittime della prima strage dello Stato repubblicano, uccisi nel pianoro tra San Giuseppe Jato e Piana degli Albanesi il 1° maggio 1947». «Ma oggi San Giuseppe Jato – ha scritto in un comunicato la Cgil di Palermo  - può essere orgogliosa anche di ospitare due delle più importanti cooperative sociali che lavorano sui terreni confiscati alla mafia: la “Placido Rizzotto” e la “Pio La Torre”. I giovani di queste cooperative rappresentano gli eredi ideali del movimento contadino degli anni ’40, che aveva “fame di terra e sete di giustizia”».
Dino Paternostro


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