mercoledì 21 ottobre 2020

Addio a Giorgio Chinnici, il criminologo divenuto presidente del consiglio comunale negli anni della "primavera di Palermo"

Giorgio Chinnici

PIETRO SCAGLIONE
Il criminologo Giorgio Chinnici, scomparso ieri, divenne Presidente del Consiglio Comunale di Palermo negli anni della rivolta dei siciliani dopo le stragi del 1992. Cugino del consigliere istruttore Rocco Chinnici, assassinato nel 1983, il professore Chinnici fu il successore – ai vertici di “Sala delle Lapidi” – del giudice Antonino Caponnetto, il padre del Pool Antimafia di Palermo candidatosi con la Rete dopo le uccisioni dei suoi colleghi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 
Esponente del Partito Comunista Italiano prima e del Partito Democratico della Sinistra poi, Giorgio Chinnici fu uno dei protagonisti della Primavera di Palermo, ma fu anche un noto criminologo e docente di Statistica nell’Ateneo palermitano. 

Nelle sue ricerche, il professore Chinnici smontò molti stereotipi sulla Sicilia e sulla mafia. Ad esempio, in una sua importante ricerca elaborata negli Anni Ottanta, Giorgio Chinnici confutò il pregiudizio che l’omertà fosse un carattere tipico della natura dei siciliani e dimostrò come - al contrario di quanto si potesse pensare - la Sicilia, in termini di denunce, si collocasse al di sopra degli standard medi nazionali. Inoltre, il criminologo – dati alla mano – mostrò come, per esempio, dal 1970 al 1975 in Sicilia fossero stati individuati più autori di reato rispetto al resto d’Italia.  Giorgio Chinnici, in definitiva, sfatò la concezione antropologica del siciliano omertoso e smentì lo “stereotipo dell’omertà utile a relegare un carattere umano definito ad un ambito regionale”.

Nel 1992, per iniziativa del Centro Studi Giuseppe Impastato, insieme al sociologo Umberto Santino e con la collaborazione dello studioso Giovanni La Fiura e dell’avvocato Ugo Adragna, Giorgio Chinnici fu coautore del volume “Gabbie vuote – Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al MaxiProcesso” (Franco Angeli Editore).

Il libro fu presentato nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, il 21 febbraio del 1992, 3 mesi prima della strage di Capaci e 5 mesi prima della strage di Via d’Amelio. Uno dei relatori dell’evento, organizzato dal Centro Studi Cesare Terranova, fu proprio Giovanni Falcone che dichiarò: “Di fronte a principi come l’obbligatorietà dell’azione penale, la connessione dei reati associativi, la conseguenza del maxiprocesso era assolutamente inevitabile. Qui non è per difendere né posizioni mie né posizioni di altri, però bisogna riconoscere almeno che sarebbe stato un arbitrio frazionare il processo, di fronte a una realtà che era mostruosa e che è stata riconosciuta come tale, unica ed unitaria, proprio dalla Suprema Corte di Cassazione e da quella Ia Sezione Penale, che non si può dire sia stata tenera nei confronti degli errori dei magistrati”.

Il sociologo Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, precisò di avere usato nel volume “Gabbie vuote” il termine “supplenza della magistratura” “non per dire che la magistratura è andata oltre o si è arrogata compiti non suoi, ma per dire che la magistratura ha fatto per intero, per quello che poteva, il suo dovere. Il libro lo abbiamo dedicato a Terranova, Chinnici, Ciaccio Montalto e a tutti gli altri magistrati che nel compimento del loro dovere si sono scontrati a tal punto da averci rimesso la vita. Poi è iniziata l’operazione che ha portato allo sgretolamento, cioè l’operazione che ha portato alla distruzione di quel soggetto che ha generato tutta quella mole, enorme e importantissima, di lavoro che a mio avviso permette di non tornare più indietro. Però bisogna andare avanti e bisogna vedere come e perché è stato sgretolato il pool antimafia, perché al palazzo di giustizia di Palermo, e non solo al palazzo di giustizia di Palermo, sono successe una serie di cose che hanno portato proprio alla distruzione di quel soggetto che invece doveva essere considerato come un soggetto benemerito”.

Nel dibattito del 1992 e nel volume, Giorgio Chinnici evidenziò l’impunità di molti delitti eccellenti e parlò di crisi della giustizia.

Pietro Scaglione

1 commento:

Giuseppe Carlo Marino ha detto...

Un necrologio che vale molto di più di un necrologio! E' un utile nota per la memoria di un periodo travagliato e glorioso della nostra storia. Bravo Pietro!
Giuseppe Carlo Marino