venerdì 20 luglio 2018

LETTERA APERTA: A proposito della maestra di Corleone NON rinviata a giudizio...


Manipolazione e deformazione della realtà; in una sola parola: MISTIFICAZIONE
È questo il danno che fa un certo giornalismo di oggi. Credo fermamente che il primo dovere di un paese civile sia quello di tutelare i diritti dei bambini; questo non vuol dire calpestarne altri alla base della nostra civiltà. Per questo motivo, dopo le notizie venute fuori negli scorsi giorni, le rettifiche diventano doverose, per quel dovere di cronaca andato ormai perduto:
1) La maestra di Corleone non è stata rinviata a giudizio ma è stata lei stessa a chiedere il rito abbreviato.
2) Il rito abbreviato non equivale al patteggiamento e non è un’ammissione di colpevolezza. Il rito abbreviato è stato chiesto perché un processo lungo anni ed anni non avrebbe senso: i filmati, se valutati nella loro interezza, sono già una prova su cui decidere immediatamente.

3) Il fermo immagine che è stato sbattuto in testa agli articoli on-line del 14 luglio è un falso.
Quella che si vede, infatti, non è la maestra imputata, quella non è la sua classe e le parole sottotitolate non appartengono a nessuno dei suoi alunni.
Infatti il simbolo che compare è quello della Polizia di Stato, non dei Carabinieri che hanno effettivamente condotto le indagini.

4) Contrariamente a quanto affermato da alcuni audaci “giornalisti”, IN NESSUN MOMENTO DELLE INTERCETTAZIONI VIDEO SI POSSONO OSSERVARE SCHIAFFI AL VISO, TIRATE D’ORECCHIO, SCULACCIATE, CALCI, UMILIAZIONI, INSULTI E SOPRATTUTTO PIANTI E IMPLORAZIONI DEI BAMBINI.
 Ovviamente ci auguriamo che di questo qualcuno risponda nelle sedi opportune.
Ma questa, oltre che una doverosa rettifica, vuole essere anche una riflessione più ampia. Il video diffuso in rete nel mese di ottobre, un trailer estrapolato dal contesto, si presta a interpretazioni che non rendono fedelmente quello che accadeva in classe. Ed allora quegli spezzoni a bassa risoluzione, ripresi dall'alto, con audio rimbombante che si ripete nonostante lo scorrere delle diverse immagini, fanno presto a creare il mostro. D'altronde ormai il mondo è veloce. Ai più, basta leggere il titolo di un articolo e vedere quel trailer per rendere la notizia certa e la fonte attendibile.
Poco importa quello che è successo prima, che succede dopo o, meglio ancora, quello che accade in giorni e giorni di normalissima attività. La verità è lì in quei pochi secondi, standardizzata in quelle immagini ormai così tanto comuni, i cui contorni sfocati sono entrati più volte nelle case di tutti noi. Ma in realtà chi sa come stanno veramente le cose?

Pochi si chiedono per quanti mesi la maestra sia stata ripresa; pochi sanno che sono nove i capi d’imputazione. Quel video trailer di 41 secondi ne riassume sei: sei frammenti di centinaia di ore di attività.
Tutti, anche i tanti a favore della maestra, pensano che lei dica "uno e due, raccoglilo!!" per imporre di raccogliere il gioco caduto a terra, mentre in realtà interviene per riprendere due bimbi che stanno, per l’ennesima volta, pestando sotto i piedi lo zaino di un compagno, il quale per essere difeso ha richiamato la sua attenzione.
Tutti, anche i tanti a favore della maestra,  pensano che lei dica "uno e due, raccogliete le costruzioni! le costruzioni non si buttano, si gioca!" perché le costruzioni sono state riversate per terra. Invece, nonostante l’ennesimo richiamo, in quel preciso momento le costruzioni vengono tirate in aria come coriandoli, rischiando non solo di ferire i compagnetti vicini ma anche le bimbe interessate dal richiamo, data soprattutto la dimensione delle costruzioni presenti nelle classi delle materne.
Ma d'altronde, se dal video sono stati tagliati i secondi prima e i secondi dopo ogni azione, se le testate giornalistiche riportano come titolone “BASTAVA UN GIOCATTOLO SCIVOLATO DALLE MANI PER SCATENARE LA VIOLENZA DELLA MAESTRA”, se in quei pochi secondi la si sente gridare quelle parole avulse dal contesto, il gioco è fatto! (tanto per fare un paio di esempi, ma di esempi simili è pieno il caso).
I nostri occhi "vedono" e le nostre orecchie “sentono”, quindi ciò che la notizia riporta è autentico.
Ecco cosa si intende per decontestualizzazione. Lo stesso gesto potrebbe assumere un valore diverso se contestualizzato. Vedere la scena nella sua interezza o, meglio ancora, vedere tutte e cinque le ore di lezione, probabilmente, permetterebbe di assistere alla giornata di una classe tipo.
Una classe un pò difficile, come tante altre nella carriera della maestra, ma composta da bimbi meravigliosi, tutti diversi tra loro: alcuni timidi e altri esuberanti, alcuni calmi e altri iperattivi, alcuni introversi ai quali alzare la voce sarebbe un delitto e altri dal temperamento più forte, a volte capricciosi o dispettosi, LEGITTIMAMENTE PER L'ETÀ CHE HANNO, che non vengono turbati dal rimprovero fatto a voce grossa, tanto che IN NESSUN MOMENTO SI POSSONO OSSERVARE BAMBINI CHE PIANGONO (l’ordinanza del giudice Stefania Gallì parlava espressamente di una totale INSSUSSISTENZA nelle risultanze investigative poiché dai filmati a disposizione  si poteva osservare come i gesti della maestra non fossero mai stati seguiti da alcuna reazione di pianto o di disagio del minore interessato o degli altri alunni presenti, e fossero apparsi strettamente funzionali a riportare ordine all’interno della classe, considerato il brevissimo lasso temporale in cui le stesse andavano ad inquadrarsi).

Che la giornata scolastica sia poi piena di canti, giochi, attività, abbracci, nasini da asciugare, risate, apprendimento di regole e nozioni, TUTTO FEDELMENTE TESTIMONIATO DAL RESTO DELLE INTERCETTAZIONI, sembra non avere più neanche il minimo valore. Ma soprattutto, a nessuno importa sapere cosa pensavano della maestra quei bimbi e le relative coppie genitoriali. Genitori disponibili, con i quali poter discutere senza remore delle cose che non andavano, sempre presenti durante l’anno scolastico. Genitori partecipi dell’educazione dei propri figli. Che la maestra abbia avuto e abbia tutt’oggi l’appoggio della quasi totalità di loro? Non importa! Anzi no, peggio: questi pro maestra non sanno fare i genitori, chissà come trattano i figli in casa!
A tal proposito, tempo fa, trovandomi al supermercato con una collega di lavoro, madre dolce e amorevole di tre figli d’età compresa tra i 2 e i 6 anni, per sua convinzione contro ogni tipo di approccio duro nell’educazione dei suoi piccoli, osservai una scena quotidiana e innocua che, al tempo stesso, mi spinse ad una considerazione: all’ennesimo capriccio del figlio di 4 anni, dopo l’ennesima spiegazione, la mamma lo prese per un braccio, lo colpì con un buffetto alla testa e lo fece sedere con forza sul carrello. Il bimbo capì di avere esagerato e rimase buono per il resto degli acquisti. Niente di più pacifico. Ma se qualcuno avesse estrapolato soltanto quel frangente della loro giornata il risultato sarebbe stato differente: la mia collega sarebbe sembrata una madre isterica, violenta e sbrigativa nei modi di fare col piccolo.

Questo per dire che alla base dell'approccio scientifico alla realtà vi è il principio secondo cui "UN FENOMENO RESTA INSPIEGABILE FINCHÉ IL CAMPO DI OSSERVAZIONE NON SIA ABBASTANZA AMPIO DA INCLUDERE IL CONTESTO IN CUI IL FENOMENO SI VERIFICA"
Il rischio sotteso è che la nostra convinzione tenda a colmare le lacune percettive relative ai fatti dandoci una lettura degli accadimenti che possa discostarsi anche notevolmente dalla realtà.
SOLO SE SI HA UNA PANORAMICA DEI FATTI SI PUÒ STABILIRE DOVE STA LA VERITÀ.

Ma la cosa peggiore di questa caccia alle streghe sta nel fatto che la fiducia nei media, che sbattono in prima pagina GRAVISSIME FALSE ACCUSE, e negli organi inquirenti, che hanno proceduto con l’arresto, instilla nei più il dubbio del “chissà cosa altro ci sarà”. Ci sono altri 3 capi d’imputazione di cui rispondere, 3 frammenti sfortunatamente non inclusi nel trailer perché se mostrati, con molta probabilità, avrebbero evidenziato una tale banalità da far dubitare anche i più accaniti giustizieri.


A completare questo senso di ingiustizia, per finire, vi è il sapere che la fuga di immagini, notizie, video trailer, viene fuori proprio da comandi di Polizia, Carabinieri, Procura della Repubblica; insomma da tutti quei pilastri che dovrebbero tutelare i diritti del cittadino inquisito e che invece troppo spesso, soprattutto nella delicata fase d’indagine, ne alimentano il massacro mediatico a braccetto con i mass media.
Panem et circenses, affermava Giovenale.

Ma attenzione, siamo tutti figli del nostro tempo. La perversa macchina messa in moto vale per ognuno di noi. Se io mai mi sarei aspettata di vivere tutto questo, allora anche ad altri potrebbe accadere di vedere la propria madre, sorella, figlia, sentenziata senza appello.
Il tritacarne mediatico non risparmia nessuno.
Se non ci accorgiamo di questo, nonostante siano passati duemila anni, non siamo tanto lontani dalla crudeltà con cui gli antichi romani assistevano allo spettacolo del massacro dei gladiatori e decidevano con un pollice all'insù o all'ingiù che fine avrebbero fatto.
Ma in fondo, sin dall’inizio di questa storia ho avuto modo di leggere tra i commenti “LAPIDATELA!. Con buona pace dei buonisti.
Quello che oggi chiamiamo "like di facebook" già a quei tempi aveva il potere di decidere la vita di uomini finiti nella fossa dei leoni. Oggi questo “pollice” ha il potere di distruggerla, forse ancor più di una condanna penale.
FIRMATO
La figlia della maestra

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