mercoledì 7 dicembre 2016

Mille chilometri in provincia. Il viaggio della Cgil sulle strade dissestate della provincia di Palermo

Strade trasformate in torrente per decine di chilometri, muri di contenimento franati, piante cresciute nei crateri al centro delle strade, lunghi tratti senza asfalto, cartelloni stradali scoloriti, posizionati in modo inadeguato, tratti segnalati come off limits per chilometri ma con i varchi lasciati liberi al transito degli automobilisti. Guard rail appesi nel vuoto a delimitare strade ormai precipitate di alcuni metri. Percorsi con l'asse stradale completamente deviato, carreggiate ristrette della metà a causa delle frane. Strade che all'improvviso scompaiono alla vista, costringendo, a salti nel buio. É la rete stradale che collega i centri dell'entroterra della provincia di Palermo. La Cgil ha effettuato un viaggio in 4 tappe lungo circa mille km, attraversando le strade che collegano le zone più interne e impervie della provincia di Palermo.
Abbiamo viaggiato in tutte e cinque le aree della nostra area metropolitana, l'Alto Belice Corleonese, la Costiera occidentale Partinicense, la costiera orientale termitana, la Lercarese Sicana e le Madonie. Abbiamo percorso mille chilometri tra strade statali come la SS 120, la strada dell'Etna, strade provinciali come la 4, che collega San Cipirrello a Corleone, la Sp 45, la 107, la 624. Abbiamo attraversato anche mulattiere, le regie trazzere dei Borbone, addentrandoci in quella cosiddetta viabilità alternativa, tornata in auge dopo il crollo del viadotto sulla Palermo-Catania. Abbiamo solcato i tragitti della targa Florio, su cui appaiono i cartelli di ambiziosi progetti per ripristinare il glorioso circuito finanziati dall'Unione europea ma mai iniziati. Percorsi alternativi solo sulla carta, perché a loro volta crollati o franati. Spesso, uniche vie percorribili per collegare i paesi che insistono in queste 5 zone.

Nella prima tappa abbiamo percorso 173,3 km di strade tra cui la Sp4, la Sp45, la Sp 107, la Sp. 624, la Sp 59 e abbiamo attraversato, partendo da Palermo, i paesi di Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato, Corleone, Campofiorito, Roccamena. La strada da Partinico a Corleone presenta 17,4 km di circuito con interruzioni, smottamenti, frane. Basta percorrere la Sp 4 da Corleone a San Cipirrello per capire la condizione di degrado delle nostre strade: il percorso è segnato da ripetute frane. Nella strada manca completamente l'asfalto e ci sono continui abbassamenti di livello. In alcuni tratti, emblematica la zona di “pietra lunga”, tra Corleone e san Giuseppe Jato, l'originale tracciato non esiste più: ci sono duecento metri circa di viabilità interrotta dove si percorre una bretella realizzata arbitrariamente da privati, che hanno effettuato i lavori con i propri mezzi, chiedendo un contributo alla gente del posto. Una storia che si è conclusa con risvolti penali. Man mano che ci si avvicina a Corleone, le strade sono tutte franate, si sale e si scende su cumuli di terra come sulle montagne russe, l'asfalto è un tappeto devastato. La strada che collega Corleone con gli aeroporti di Palermo e Trapani, e con le località balneari, la Corleone-mare, era al centro di un progetto di 40 miliardi di vecchie lire nel piano opere pubbliche della Provincia del '93. Nel corso degli ultimi 15/20 anni, sono stati realizzati solo sporadici interventi di manutenzione, per ripristinare il fondo stradale. Lavori che si sono dimostrati inefficaci: in molti casi si sono limitati a spianare un po’ di ghiaia sulle buche. La Sp 59 per Roccamena, fino al km 4 è chiusa, possono entrare solo i mezzi agricoli e gli automobilisti accorti. Dopo poche decine di metri si è costretti a tornare indietro: la strada diventa il letto di un torrente.
La seconda tappa. Il secondo giorno siamo partiti da Palermo verso Sciara, Cerda, Montemaggiore Belsito, Alia, Valledolmo. In tutto 207,6 km percorrendo la A 19, la SS 13, la Sp 21, la SS 120, la Sp 7, la Sp 53, la Sp 8, la Sp 64. La strada provinciale 7, che collega Cerda con Montemaggiore Belsito e con Alia, è ancora chiusa al transito dal km 12 al km 22, malgrado sia oggetto di un finanziamento con progetto esecutivo del 2012, dell'importo di 2.565 mila euro. Il cartello che prevedeva la fine, nel maggio 2015, dei lavori di manutenzione straordinaria e di ricostruzione del muro della strada, è lì ma le opere dopo quattro anni non sono mai iniziate. Lungo la via si incontra anche un altro cartello, che avverte che il traffico per Alia si interrompe a Montemaggiore Belsito, e la chiusura della strada, infinita, dura da 13 anni, è stata disposta da una determina della Provincia del 2003. Un altro cartello avverte l'automobilista che la strada è chiusa e chi transita incurante del divieto ha la responsabilità di eventuali danneggiamenti alla propria auto. Chi passa ugualmente – come fanno tutti da anni – trova la segnaletica piazzata in mezzo alla strada, acqua che scende lungo i muri di contenimento, muri a secco sospesi nel vuoto, pezzi di guard rail che delimitano il nulla. Nella strada per Caltavuturo, dissestata, col fango incrostato al centro del cammino, dove si procede a passo d'uomo, esiste, quasi per burlarsi dei viaggiatori, un rilevatore per l'alta velocità. La strada provinciale 41 è chiusa dal chilometro 5. Sulla strada provinciale 8, Valledolmo-Palermo, le frane provocate dalle piogge hanno reso il manto stradale scivoloso. Una tabella annuncia lavori d'emergenza dell'ex Provincia per la sistemazione del piano viario. Mai iniziati. Dovevano terminare a gennaio 2015.
La terza tappa. Nella terza tappa abbiamo percorso 217 chilometri, da Palermo a Caltavuturo e Castellana Sicula e ritorno. La strada statale 120 dell'Etna e delle Madonie è chiusa dal Km 10-500 al km 20-300. Una strada che alterna smottamenti, cespugli cresciuti in mezzo alla strada, frane che coprono metà carreggiata, margini di strada che scorrono a livelli differenti, case cantoniere a rischio crollo. In tale contesto di mulattiere in dissesto, sorgono i cartelloni con i progetti di musealizzazione del circuito della targa Florio. Nel tratto bivio Cerda- Caltavuturo ci sono 4 frane e forti dislivelli nel piano stradale. Nel tratto Caltavuturo-Tremonzelli, in numerosi punti le cunette di scolo dell'acqua sono otturate e determinano allagamenti al manto stradale e frane. La strada provinciale 24 di Scillato, svincolo Scillato-Caltavuturo, 8 km di strada, attualmente è chiusa perché franata: è quella utilizzata come via di fuga per l'autostrada A 19 nel tratto Tremonzelli-Scillato.

La quarta tappa. Quarta tappa: 280 km, da Palermo a Pollina, San Mauro Castelverde, Gangi, Petralia, Castellana, Palermo. Strade percorse la A 19, la Sp 25, la SS 113, la Sp 52, la Sp 60, la Ss 120. Ovunque lo stesso scenario: strade franate, manto stradale alterato. Interi tratti di Sp 25 senza asfalto, con avvallamenti. Nella strada provinciale 60 per Ganci i muri di contenimento in cemento armato sono crollati per le frane : sono tenuti in piedi con opere provvisorie e puntellati con dei bastoni. Idem nella strada provinciale 52 Gangi-San Mauro: strada totalmente dissestata in più punti con i muri di sostegno franati. La strada provinciale delle Petralie (Petralia Sottata-Petralia Soprana-Bivio Ferracci) presenta 7,200 km di strada sconnessa con dislivelli in tutto il tratto stradale. La strada provinciale 9 bis “Di Cammisini” Collesano-Bivio Firrionello-Scillato nel tratto Scillato-Buonfornello è attualmente chiusa per due frane in due punti, con disconnessioni e dislivelli nel tratto stradale. La strada ex consortile n° 10 “Di Catuso-Rurale5-Portella Pero”, che consente l'accesso alla discarica consortile Rsu di Castellana Sicula ai camion e ai mezzi agricoli che vanno a scaricare i rifiuti, è totalmente dissestata e sconnessa in diversi punti dei suoi 8 km, perché allagata dalle acque di scolo dei terreni. La strada intercomunale 6 Petralia Soprana-Archi romani-Bivio Valle Petrusa, anello di congiunzione e accesso alla Sp 54 per Piano Battaglia e Ospedale di Petralia, ha una grossa frana e il manto stradale sconnesso. L'intercomunale 19 di Raffo Bivio Madonnuzza (km 4,600) presenta 3 frane e sconnessioni e dislivelli: è la strada transitata giornalmente da diversi Tir che trasportano salgemma dalla miniera di Petralia Soprana. L'altra strada che i camion percorrono è la provinciale 11 di Blufi (km 8,100) che collega i comuni delle Madonie con lo svincolo autostradale di Irosa: la strada ha 4 frane e si presenta dissestata in larghi tratti. Anche la strada di collegamento intercomunale “Irosa”, svincolo Irosa-Bivio Madonnuzza, nella parte di collegamento Irosa-Blufi si presenta dissestata in più punti: nei primi 4 km viene giornalmente transitata dai Tir della miniera di salgemma.
E per finire, piano Battaglia, dove quest'anno partono gli impianti nella stazione sciistica. La strada provinciale 54 (Petralia, Piano Battaglia, Piano Zucchi, 34 km) presenta 4 frane nel tratto di 14 km Petralia-Piano Battaglia. Un'altra frana nel tratto Collesano-Bivio Moncerrati e numerosi dislivelli nei collegamenti dei viadotti con il tratto su terra. La strada provinciale 113, la circonvallazione di Piano Battaglia, è dissestata in tre punti.
E se un anno fa c'è stato il caso della strada statale 643, a sua volta franata e riaperta in fretta, individuata da Anas come percorso alternativo per arrivare a Catania dopo il crollo del viadotto sull'autostrada, è un dato di fatto che la viabilità provinciale non ha mai ricevuto la giusta manutenzione. Colpa di una rete infrastrutturale che deriva dai vecchi sentieri tracciati dai contadini, ai tempi dei Borbone, promossi a Regie Trazzere dai Savoia ed ereditati dalla Repubblica, che le ha resi strade statali asfaltandoli a cadenza forse decennale. In totale sono una trentina le strade chiuse al traffico in provincia di Palermo. Ma l’elenco delle strade interrotte, sterrate, crollate e dei tratti franati è ormai sterminato.

I finanziamenti per i due servizi principali che l'ex Provincia cura, ovvero la manutenzione di 2.300 km di strade e la cura di 180 scuole, di cui metà in affitto, ormai scarseggiano. La manutenzione di scuole e strade è fortemente deficitaria: si è passati da una spesa di 50 milioni per gli edifici scolastici e di 80 milioni per le strade a 500 mila euro per entrambi i capitoli. Ma per le strade occorrerebbero almeno 200 milioni di euro (solo a Palermo).
Nella pianta organica della provincia nel 1990 c'erano 500 cantonieri, che controllavano lo stato delle strade. Oggi tra capocantonieri e cantonieri il numero si è ridotto a 40. 

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