venerdì 16 dicembre 2016

160° anniversario della morte di Francesco Bentivegna, eroe cortonese del risorgimento

Francesco Bentivegna
di SILVIA BENTIVEGNA
In occasione del 160° anniversario della fucilazione di F B ho sentito il dovere di scrivere due righe affinché il messaggio che Francesco ci ha lasciato in eredità morendo, arrivi a chiunque desideri ascoltarlo.
Io muoio per la libertà del mio popolo, il mio sangue germoglierà e farà libero il popolo oppresso. Confortati e spera nell’avvenire.”
Queste furono le ultime strazianti parole pronunciate da Francesco Bentivegna alla Madre Teresa Cordova dei Marchesi della Giostra durante l’ultimo incontro concessogli prima di avviarsi al patibolo.
Francesco Bentivegna fu fucilato all’alba del 20 dicembre 1856 nella Piazza principale di Mezzoiuso davanti la casa della cognata Rosaria Aparo.
Si concludeva così, con una sentenza di morte emessa in meno di 24 ore da un tribunale illegittimo, con un omicidio di stato e la sua esecuzione, l’ultima rivolta siciliana pre-risorgimentale ad opera di Francesco Bentivegna, che vedeva coinvolti moltissimi paesi dell’entroterra  siciliano del palermitano.
Con la rivolta della Lacca, in cui l’eroe corleonese voleva liberare la Sicilia dal dominio borbonico, si chiudeva un capitolo tragico e al tempo stesso glorioso della vita di Francesco, di suo fratello Stefano e di tutta la sua famiglia.
L’ultimo baluardo di libertà, il sogno dei fratelli Bentivegna, in cui avevano creduto fortemente, veniva definitivamente infranto con l’esecuzione della condanna.

Ma nelle ultime parole di Francesco non c’è rassegnazione, non c’è ombra di dubbio che possa incrinare minimamente la sua speranza, la sua convinzione. Egli infatti rincuora la madre e la esorta a essere forte perché il suo sacrificio non sarà vano perché un giorno non molto lontano, nei cuori e nelle vene dei giovani delle future generazioni, il suo sangue possa ancora scorrere e battere generando lo stesso ardente desiderio di libertà che lo portò a combattere per una società civile migliore per tutti.
Francesco infatti scelse il martirio perché amava la sua gente e perché non riuscì mai ad accettare quel modello di società in cui i poveri erano vessati, maltrattati e schiacciati dai prepotenti.La sua intera esistenza, quella di suo fratello Stefano e Giuseppe, soprattutto dopo la tragica morte del  fratello Filippo, perseguitato ingiustamente dal regime borbonico e dai suoi tirapiedi, si svolse nel tentativo di realizzare un progetto di società civile in cui il riscatto sociale avrebbe permesso alla sua gente condizioni di vita più dignitose.
Per questo motivo oggi noi nipoti, orgogliosi della grande eredità morale che Francesco ci ha lasciato, gli dedichiamo questo ricordo commosso, per non dimenticare mai cosa può fare un uomo mosso dall’amore per la sua gente, ma anche per trasmettere alle nuove generazioni gli insegnamenti che attraverso il suo sacrificio Francesco ci ha voluto lasciare.
Le giovani generazioni hanno bisogno di riferimenti sani, forti e puri per poter prendere spunto e condurre una vita all’insegna di quei principi per cui la vita stessa  vale la pena d’essere vissuta.
In questo periodo, è innegabile, stiamo vivendo un momento di decadenza morale ed etica, per questo dobbiamo riportare alla nostra memoria coloro che con la propria vita rappresentano un esempio da seguire per tutti.

Voglio concludere il mio omaggio con le parole del Professore Vincenzo Bacceri durante la commemorazione della morte di Francesco del 1885:
O prode, o martire, o precursore della libertà, BENTIVEGNA, se è vero che da un mondo invisibile tu vedi il nostro pianto…
moristi a Mezzoiuso, fucilato, senza baci, senza pianto, né ti fu accanto, in quell’eterno passaggio, una sposa affettuosa, un amico devoto, un servo fedele;
né gli occhi ti furono chiusi dalla tua madre vereconda madre… colei che ti diede alla luce, novella… si consuma lentamente in un angoscioso dolore.
e tu passasti, morto, nel bacio della religione, confortato dalla parola dolce di un sacerdote incorrotto, che ti volle salvare dall’ingiuria del tempo.
Ma oggi noi siamo qui, amici, tutti compagni, tutti fratelli, vi è il popolo per cui soffristi, gli oppressi per cui sudasti e i giovani ai quali legasti un testamento civile.”

La commemorazione si terrà la mattina del 20 dicembre a Corleone verso le 11.00  e primo pomeriggio a Mezzoiuso con la deposizione della corona di fiori sul luogo della fucilazione intorno le 15.00. Nel tardo pomeriggio, alle 19.00 si terrà la messa a suffragio nella Chiesa Madre di Corleone. Chiunque volesse partecipare può farlo. La cittadinanza sarà la benvenuta.


Silvia Bentivegna

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