giovedì 17 dicembre 2015

Palermo, il blitz dei carabinieri contro la mafia di Porta nuova e di Bagheria

PALERMO - Al pizzo e alla cocaina la mafia ci ha abituati. La novità sono i frutti di mare. Un settore "" dal clan di Porta Nuova, dicono ora gli investigatori. Il mandamento della zona centrale di Palermo viene colpito dal nuovo blitz dei carabinieri. E c'era una donna al vertice. Teresa Marino, 38 anni, moglie di Tommaso Lo Presti, aveva ricevuto il delicatissimo compito di aiutare economicamente le famiglie dei carcerati. Doveva conciliare il lavoro di mamma con quello di boss che gestiva la cassa del mandamento: ".. ho visto il conto... mi sono rimasti quindici mila euro... lui stava gli portando i soldi duemila e cinque... duemila e quattro, mille e quattro mi deve dare... mille tre e ottanta... la prossima settimana ci sono altri duemila e cinque, e ancora non abbiamo finito ancora c’è il materiale".


I militari hanno eseguito 38 fermi, una parte riguarda personaggi di Bagheria, dove i boss sono ormai da tempo in affari con le cosche palermitane. È la quarta operazione antimafia nell'ultimo mese. Altre ce ne saranno. Palermo sarà una città caldissima sul fronte giudiziario. L'ufficio Gip, quello che deve vistare le ordinanze di custodia cautelare, è oberato di lavoro e per lungo tempo è stato sotto organico. Trecento richieste di arresto per mafiosi, trafficanti di droga e pubblici ufficiali corrotti sono rimaste ferme. La macchina, però, con l'arrivo di nuovi magistrati, sta entrando a regime. Quello eseguito stamani dai militari del Reparto operativo e del Nucleo investigativo del comando provinciale è un decreto di fermo che passerà nelle prossime ore al vaglio di un giudice per le indagini preliminari. Bisognava fare in fretta perché c'era il rischio che qualcuno scappasse.

Secondo l'accusa, i nuovi capi di Cosa nostra hanno il volto poco noto del quasi cinquantenne Paolo Calcagno, considerato il reggente del mandamento, e finora mai indagato per mafia, e quello femminile di Teresa Marino, quarant'anni non compiuti, moglie di Lo Presti, un tempo leader a Porta Nuova e oggi in carcere. E dal carcere sarebbero partite le sue direttive veicolate dalla consorte che avrebbe avuto voce in capitolo anche nella gestione dei traffici di droga e delle estorsioni. I militari hanno bloccato due corrieri in Argentina e Francia, partiti per conto dei boss di Bagheria e Palermo. Lo Presti e Calcagno hanno lavorato fianco a fianco. Poi, quando il primo è finito in cella, il secondo ne avrebbe preso il posto. Un posto fondamentale nello scacchiere della mafia palermitana.

Dalle indagini dei pubblici ministeri Francesca Mazzocco, Caterina Malagoli e Sergio Demontis, coordinati dall'aggiunto Leonardo Agueci e dal procuratore Francesco Lo Voi, emerge, ancora una volta, che il mandamento di Porta Nuova è il più influente della città, indipendentemente da chi lo governi. Nel blitz di oggi finiscono in cella, oltre al presunto reggente Calcagno, anche i capimafia delle tre famiglie che ne fanno parte: Porta Nuova, Palermo centro e Borgo Vecchio. Così come in cella sono finiti pure i boss di Bagheria e Villabate, pronti a raccogliere le macerie di un mandamento fiaccato dalle operazioni.

Sul fronte pizzo, sono una trentina le estorsioni - tentate e consumate - contestate agli indagati.Solo quattro commercianti hanno denunciato spontaneamente di essere rimasti vittima del racket. Tutti gli altri lo hanno fatto solo dopo essere stati messi con le spalle al muro dall'evidenza delle indagini. Quando ormai per loro si profilava l'incriminazione per favoreggiamento aggravato hanno scelto di stare dalla parte dei carabinieri. Qualcuno, però, superata la paura, ha dato piena collaborazione. Specie nel popolare rione Borgo Vecchio. Hanno capito che non avevano altra scelta nel momento in cui si è pentito Francesco Chiarello, che non solo chiedeva il pizzo, ma annotava nomi e cifre in un libro mastro.

Infine c'è il capitolo pesce e frutti di mare.Negli ultimi mesi i boss di Porta Nuova si erano messi in testa di monopolizzare il mercato attraverso due centri all'ingrosso. E c'erano pure riusciti, tagliando fuori un concorrente. Come? Convincendo i fornitori veneti a non vendergli più merce. E alla fine il commerciante ha preferito chiudere l'azienda.

Il blitz di stamani è popolato di volti nuovi, ma anche di grandi vecchi. Come il boss di corso dei Mille, Gaetano Tinnirello, o un architetto della provincia un tempo vicino a Totò Riina e Bernardo Provenzano. E' la conferma, dicono il comandante dei carabinieri di Palermo, Giuseppe De Riggi e quello del Reparto operativo, Salvatore Altavilla, che la mafia ha uan grande capacità di riorganizzarsi.

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