giovedì 26 novembre 2015

Corleone, blitz dei carabinieri al Comune: sequestrati atti



SALVO PALAZZOLO (La Repubblica)
Arrivano i carabinieri al Comune di Corleone, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I militari sono alla ricerca di riscontri agli spunti emersi dalle intercettazioni. Le microspie hanno registrato i boss mentre parlavano di lavori pubblici, ma anche di rapporti con esponenti della giunta diretta da Lea Savona. Top secret il contenuto degli atti richiesti dai carabinieri del nucleo Investigativo di Monreale e dai colleghi della Compagnia di Corleone, sembra però che le indagini del pubblico ministero Sergio Demontis stiano approfondendo alcuni aspetti dell'appalto per la ristrutturazione del campo sportivo. In quella struttura, il custode era davvero particolare, quell'Antonino Di Marco che faceva il capomafia di Corleone. E proprio Di Marco parlava con l'allora assessore ai Lavori pubblici Ciro Schirò, sollecitando alcune assunzioni. In un'altra intercettazione, allegata agli atti dell'inchiesta che venerdì ha portato a sei arresti, Di Marco si vantava addirittura di avere «un canale di collegamento diretto con il capo ufficio tecnico di Corleone - così è scritto nel provvedimento di fermo della procura - il dirigente lo avrebbe tenuto costantemente aggiornato sui nuovi appalti edili banditi dal Comune».
È il capitolo più riservato dell'inchiesta, che ripercorre le relazioni dei mafiosi con la politica e con la burocrazia. E al centro dell'inchiesta resta il fratello del sindaco Lea Savona, Giovanni, che nelle intercettazioni è stato sorpreso a parlare con il boss di Chiusa Sclafani Vincenzo Pellitteri.
Intanto, la pubblicazione delle intercettazioni su Repubblica ha provocato un terremoto al consiglio comunale di Corleone. Lunedì sera, si è tenuta una seduta straordinaria dell'assemblea. I sei consiglieri del Pd, all'opposizione, chiedono le dimissioni del primo cittadino. «Il caso Corleone deve diventare questione nazionale», dice il consigliere Dino Paternostro, memoria storica del movimento antimafia. Di sicuro, oggi, del caso Corleone si occuperà la segreteria provinciale del Partito Democratico. Prosegue Paternostro: «L'indagine della magistratura ha messo in evidenza fatti gravi, che potrebbero anche portare allo scioglimento dell'amministrazione per il rischio di infiltrazioni mafiose». Ma il sindaco non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. L'ha ribadito in un'intervista a Tele Jato: «Nessuno metta in discussione il mio impegno antimafia», dice. E difende il fratello, sorpreso dalle intercettazioni a incontrare il boss Pellitteri. «Chi lo sapeva che era un mafioso? Ufficialmente era solo un esponente della Coldiretti e mio fratello è titolare di un laboratorio caseario».
Le intercettazioni sono una vera miniera per chi indaga. Anche per decifrare gli ultimi equilibri di mafia. Nel corso di un dialogo, un esattore della cosca, Francesco Paolo Scianni, diceva al capomafia Di Marco: «Questo Messina Denaro non può essere mai il capo, perché uno di fuori la provincia... deve essere la città più grande che c'è nella Sicilia ed hanno il capo ». E insisteva: «È difficile che fa il capo di tutti, questo mi raccontava Chinuzzo ieri sera».
Chinuzzo è Rosario Lo Bue, autorevole mafioso di Corleone. Dunque, la fonte dell'informazione era autorevole.
s.p.

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