sabato 15 agosto 2015

Corleone, Cosmo Di Carlo ci ha lasciati... ma è sempre con noi


Cosmo Di Carlo
DINO PATERNOSTRO
Non è facile per me scrivere questa nota per ricordare l’amico e il compagno Cosmo Di Carlo, che ci ha lasciati proprio alla vigilia di Ferragosto. Non è facile perché la mia mente è affollata da mille pensieri e da mille ricordi. Ho ricordi che mi legano a lui dalla fine degli anni ’60, quando giocavamo insieme a calcio nel campetto dell’oratorio della Chiesa Madre, la stessa chiesa dove lunedì pomeriggio saranno celebrati i suoi funerali. E poi il liceo, la politica (per anni siamo stati consiglieri comunali insieme, io nelle fila del Pci e lui nelle fila del Psdi), il lavoro come dipendenti del Distretto sanitario di Corleone. E infine la passione per il giornalismo. Cosmo era un cronista nato: cercava la notizia, scavava per trovare i collegamenti tra i fatti, ricostruiva e scriveva. Per tanti anni - fino alla fine dei suoi giorni – è stato corrispondente del Giornale di Sicilia. Ma aveva cominciato col Giornale L’Ora nel 1990, dove si era cimentato con una grossa inchiesta sulla diga Piano di Campo, appaltata dal Consorzio Alto e Medio Belice e mai costruita.

Ma a fare il giornalismo, io e Cosmo, l’avevamo imparato nelle strade di Corleone, tra i morti ammazzati degli anni ’70-’80-‘90 intermezzate dalle pax mafiose con i suoi assordanti silenzi. L’avevamo imparato a Corleone a fare i cronisti, fondando prima Corleonese-Notizie e poi Città Nuove. Con la sua rubrica “Il Passator Scortese”, che i lettori aspettavano ogni mese con tanto interesse, ironizzava sui difetti della politica cittadina, sferzando personaggi veri che sembravano finti: il profeta Mariano, don Vito da Rondello, Satanacolomba, etc.
Insieme abbiamo sperimento la paura e praticato il coraggio, dopo l’incendio della redazione di Città Nuove, nella notte tra il 16 e il 17 aprile 1991. Da cronisti dilettanti, insieme a Pino Governali, Leoluca Pollara, Biagio Bonanno e pochi altri, avremmo potuto ritenere conclusa la nostra avventura (tanto non ci guadagnavamo mica il pane con quel mestiere li…). Invece, grazie alle tante solidarietà, abbiamo provato a “gridare” in Italia e nel mondo che a Corleone c’era mafia, ma anche forze sane che la volevano combattere. E abbiamo fatto gli ambasciatori di questa nuova Corleone. Quante volte siamo stati al nord: in Piemonte (Vinovo, Nichelino), In Emilia-Romagna (Reggio Emilia, Scandiano), in Lombardi (Mantova, Brescia).
Sono stato la prima persona a cui Cosmo ha telefonato la notte del 24 settembre 2002, quando “qualcuno” pensò di incendiare il portone di casa sua, terrorizzando sua moglie e i suoi figli. Ed è stata la prima persona a cui ho telefonato la notte del 28 gennaio 2006, quando i “soliti” ignoti hanno incendiato la mia macchina parcheggiata sottocasa. Avevi cominciato a fare il cronista anche per la piccola ma battagliera “Telejato” e questo a “lorsignori” dava fastidio. Avevo animato una forte opposizione al sistema di raccolta dei rifiuti; avevo scritto “I Corleonesi”: e neanche questo piacque a “lorsignori”…
Ne abbiamo passate insieme, caro amico mio, caro compagno di lotte e di ideali. Oggi una brutta e inesorabile malattia ti ha strappato alla tua cara moglie Antonella e ai tuoi figli Salvatore e Innocenzo, ti ha strappato a tutti noi che ti abbiamo voluto bene. Ma diceva lo scrittore Cesare Pavese nei suoi “Dialoghi con Leucò”: «L' uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia». Anche tu, Cosmo, amico mio, sicuramente hai d’immortale il ricordo che lasci, che noi mai dimenticheremo. Ciao. Un abbraccio… (dp)

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