martedì 7 febbraio 2017

Un paese al crocevia: storia di Bolognetta

Il libro, avvalendosi di una documentazione archivistica in gran parte inedita, della memoria dei testimoni, di un’ampia ricerca bibliografica, ripercorre con rigore scientifico e gradevolezza narrativa la plurisecolare vicenda di una delle centinaia di “città nuove” sorte in Sicilia durante la colonizzazione interna che cambiò il volto dell’isola tra il XIV e il XIX secolo.  All’inizio del Seicento, in una zona situata tra l’”asprezza dannata” del feudo e la “mollezza lasciva” della Conca d’oro, nasceva attorno ad un fondaco, per volontà della potente famiglia Bologna e del mercante Mancino, il villaggio rurale di Santa Maria dell’Ogliastro, dal 1883 ribattezzato Bolognetta, che conta oggi più di quattromila abitanti, in provincia di Palermo. La comunità si sviluppa sotto il “mero e misto imperio” dei marchesi Mancino e grazie al lavoro di braccianti, mezzadri, contadini piccoli e medi, balie ed imprenditrici, artigiani e ceto medio in un territorio dalle risorse limitate, posto all’incrocio di importanti vie di comunicazione. L’Ottocento, dominato dallo scontro tra i proprietari terrieri ed il ceto dei “civili”, sarà un secolo di rivolte popolari e disordine amministrativo. 

La lotta per il controllo del potere locale vede emergere un forte potere mafioso con l’assassinio del sindaco Giorgio Verdura, ex carabiniere che aveva messo in crisi il dominio dei partiti-famiglie dei Monachelli e dei Benanti. Il Novecento si aprirà con la recrudescenza del fenomeno mafioso, che vede colpiti l’arciprete Castrenze Ferreri (1920), l’organizzatore di ex combattenti in lotta per la terra Carmelo Lo Brutto (1922) e tanti altri. Il grande esodo migratorio a cavallo dei secoli XIX e XX diretto verso le due Americhe fa nascere oltreoceano una “Bolognetta fuori di sé”, una comunità derivata in relazione continua con quella originaria.


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