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sabato 4 febbraio 2017

Corleone e il battesimo contestato. Riina Jr padrino in chiesa, lite tra Curie

SALVO PALAZZOLO 
FRANCESCO PATANE’
Il figlio del boss ha battezzato la nipote. Il vescovo di Padova: “Ha sbagliato, ma ha intrapreso un percorso di pentimento”. Il Sacro Cuore smentisce Corleone: “In questi casi non serve un certificato di idoneità”
È diventato un caso il battesimo a Corleone con un padrino d’eccezione, il figlio di Totò Riina. Dopo l’ira del vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, il parroco della Chiesa madre, don Vincenzo Pizzitola, ha provato a giustificarsi: «Salvo Riina aveva un certificato di idoneità firmato da un parroco di Padova». Ma dalla diocesi patavina rimandano in Sicilia la responsabilità di aver fatto salire sull’altare un pregiudicato condannato per mafia. «La parrocchia del Sacro Cuore ha soltanto cresimato Giuseppe Salvatore Riina a fine dicembre»: il vescovo Claudio Cipolla, già nella bufera per lo scandalo del parroco denunciato per sfruttamento della prostituzione, prova a sfilarsi dalle polemiche.
«Non esistono certificati di idoneità per fare da padrino – commentano dalla Curia – Ma, soprattutto, spetta al parroco della chiesa dove avviene il battesimo stabilire se il padrino sia idoneo a fare da guida spirituale al battezzato». E sembra che a Padova non sapessero affatto del battesimo. Per la diocesi veneta, il figlio del capo di Cosa nostra è solo «un cristiano che ha sbagliato e che ha dimostrato con un lungo e profondo percorso di pentimento di essersi riavvicinato alla chiesa – questo il commento della Curia – Per questo ha ricevuto il sacramento della cresima». È già un fatto inedito, Salvo Riina che si ravvede (ma solo davanti a Dio, non davanti alla giustizia terrena). Ma su quanto è accaduto dopo, la Chiesa di Padova rimanda alle responsabilità del parroco di Corleone, che avrebbe dovuto valutare se il candidato padrino era davvero pronto, al di là del certificato di cresima, a fare da padrino.
Ma quale percorso spirituale ha fatto Salvo Riina? Il parroco del Sacro Cuore, don Daniele Marangon, si trincera dietro un «no comment». Una cosa è certa: il figlio di Totò Riina è da sei anni a Padova dopo aver finito di scontare una condanna per associazione mafiosa, sembra essersi integrato perfettamente nel quartiere Arcella, dove è molto conosciuto. «Scherza e si intrattiene con le cassiere dei supermercati, frequenta i locali alla moda, si era anche iscritto all’università ma con scarsi risultati – racconta un investigatore della squadra mobile di Padova – Fa volontariato in un’associazione che si occupa del reinserimento degli ex detenuti e a quanto pare non ha problemi di soldi». L’associazione in questione è “Noi famiglie contro l’emarginazione”, gestita da Tina Ceccarelli.
Del battesimo non sapevano a Padova, e la notizia era rimasta riservata anche in Sicilia. Il vescovo di Monreale, infatti, non era stato informato da don Pizzitola. Ma la notizia è filtrata comunque. E Pennisi è andato su tutte le furie: «Si tratta di una scelta censurabile e poco opportuna ». Sul caso interviene anche la sorella del giudice Falcone, Maria. Dice: «A prescindere che si chiami o meno Riina, il padrino di battesimo secondo la Chiesa viene scelto perché dà una sorta di indirizzo morale al figlioccio. Non credo che un condannato per mafia possa avere quei principi morali che consentano di dare a un ragazzo il giusto indirizzo per fare delle scelte edificanti ». Il caso è aperto. Presto, potrebbero presto scattare provvedimenti da parte della diocesi di Monreale, dopo l’istruttoria ordinata dal vescovo.

La Repubblica Palermo, 3 febbraio 2017

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