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venerdì 1 agosto 2014

Il priore: «Giornalisti come i mafiosi, in alcuni di loro si annida il diavolo»

La processione di Ballarò
Nota choc della guida dei carmelitani Pietro Leta. Assostampa Palermo: parole sconcertanti
PALERMO - «Siamo certi che il diavolo si annida dentro i mafiosi, ma è altrettanto vero che fa breccia anche dentro alcuni giornalisti disposti a fare scoop a qualsiasi costo». Lo scrive in una nota il priore dei carmelitani Pietro Leta riferendosi agli articoli che qualche giorno fa avevano parlato di uno stop della processione con la statua della Madonna, lo scorso 27 luglio, davanti al negozio di pompe funebri di Alessandro D’Ambrogio boss palermitano di Porta Nuova.

LE FERMATE - Il priore dice: «Si esclude che il boss in questione, infiltrato in mezzo ai Confrati due anni fa all’uscita della statua della Madonna, abbia mai fatto parte della Confraternita. Durante il percorso ufficiale della Processione sono state fatte almeno una quarantina di fermate della statua e quindi di tutto il corteo, sia per il pericolo di cavi elettrici stesi tra alcuni edifici, sia per la fatica dei portatori del fercolo, sia per dare la possibilità di issare alcuni neonati sulla statua della Madonna, come pure per permettere ad alcune famiglie di dare dai balconi la loro offerta».
«NESSUN INCHINO» - Il religioso esclude poi «categoricamente che con la statua della Madonna sia stato operato alcun genere di “inchino” o altri gesti o segni similari. La sosta davanti dell’Agenzia del boss in questione, sebbene ad alcuni metri e per i minuti strettamente necessari, è stata conseguenza di una richiesta formale di una coppia di genitori che ha presentato il proprio bambino da issare al viso della Madonna».
UNCI: CRONISTI GUIDATI DALLA LORO COSCIENZA- Sulla vicenda interviene anche il presidente del Gruppo siciliano dell’Unione cronisti Leone Zingales: «La fermata del simulacro della Madonna del Carmelo davanti l’esercizio commerciale di un boss mafioso e alla presenza di suoi stretti congiunti - dice - a prescindere dall’inchino della statua, è un fatto che andava raccontato alla pubblica opinione». Quindi «bene hanno fatto i colleghi di Repubblica a riprendere e a pubblicare l’evento, spia di un atteggiamento purtroppo diffuso di sudditanza alla cultura della prepotenza più vicino alla superstizione che alla religione». «I cronisti non sono guidati né da Dio né dal diavolo - ha concluso Zingales - ma solo dalla loro coscienza civile e professionale; dispiace che a qualche sacerdote questo non piaccia, ma i colleghi se ne faranno una ragione».
ASSOSTAMPA: SCONCERTANTI LE PAROLE DI LETA- Il segretario provinciale di Assostampa Palermo Roberto Ginex, parla di «affermazioni sconcertanti». «Riteniamo queste parole semplicemente sconcertanti - dice Ginex - soprattutto quando ad affermarle è un sacerdote che non si può permettere di accostare i giornalisti che operano con correttezza, scrupolo e spirito di sacrificio ai mafiosi, e men che mai al diavolo». «Certo - aggiunge Ginex - comprendiamo il grande imbarazzo della comunità religiosa palermitana, chiamata in causa per presunti rapporti equivoci con gli ambienti mafiosi e auspichiamo un dialogo sereno e costruttivo tra le forze sociali ed ecclesiali della città affinché possa essere raggiunto l’obiettivo che dovrebbe accomunare tutti, cioè la liberazione di Palermo dalla mafia e dalla mentalità mafiosa».

31 luglio 2014

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