venerdì 1 agosto 2014

Bimbo «conteso» a Corleone: la replica del papà del piccolo

PALERMO - «In merito all’articolo sul bimbo “conteso” mi preme precisare i fatti e gli eventi che hanno portato a ledere la dignità, la privacy e i diritti di mio figlio, bambino diversamente abile tramite un video da voi pubblicato dove non solo mio figlio è ben riconoscibile in viso ed anche nelle fattezze corporee da chi lo conosce, sia perché anche l’indirizzo dove si nota il portone di casa e il numero civico rendono ben rintracciabile il minore considerato che è l’unico bimbo ad avere la patologia di cui è affetto e sia per la situazione che da circa sette anni si protrae. Preciso e sottolineo che l’attuale situazione non deriva da una mera conflittualità tra genitori separati ma il Tribunale dei minorenni di Palermo dopo una lunga attività mirata a comprendere le necessità del Minore sin dal novembre 2011 ha inteso emettere una serie di provvedimenti finalizzati
al percorso riabilitativo più indicato al piccolo nonché indicava anche l’inserimento dello stesso presso un centro di eccellenza per il recupero delle persone con questa patologia, inoltre convocava la madre del bambino per le contestazioni sulla potestà genitoriale benché l’ostruzionismo posto in essere dalla madre anche nelle semplici comunicazioni con il centro è stata altissima e la stessa tramite il suo legale proponeva un reclamo a questo provvedimento alla Corte d’appello di Palermo la quale visto i contenuti strampalati del reclamo rigettava confermando le indicazioni del Tribunale dei minori.
Nell’anno 2012, nel solo mese di giugno il piccolo poteva usufruire dei benefici derivanti dal percorso riabilitativo indicato dal Tribunale ma non senza comportamenti ostruzionistici della madre. Fatti per i quali la predetta è gravata da un procedimento penale presso il Tribunale di Termini Imerese. I successivi provvedimenti sempre del Tribunale dei Minori hanno sempre indicato alla madre di aderire al percorso riabilitativo in Calabria ma nonostante i numerosi reclami sempre proposti alla Corte d’Appello e sempre puntualmente rigettati, non hanno fornito alcun viraggio sostanziale alla madre e finalizzati al benessere del piccolo. Visti gli accadimenti e i comportamenti messi in atto dalla stessa nei mesi di settembre ottobre 2013 il tribunale dei minori emetteva provvedimento finalizzato al prelievo da parte mia del piccolo e la collocazione presso il detto centro specialistico.
Il 7 ottobre 2013 recatomi in quel centro per prelevare il bambino bonariamente la madre scatenava nei miei confronti una folla di persone esagitate anche con minacce di morte a mio indirizzo. Fatti di cui ho informato tempestivamente l’autorità giudiziaria e per i quali sono le indagini ancora in corso. Già allora la madre ha dato un grosso cenno di mancanza di pudore e ritegno e soprattutto disprezzo nei confronti del figlio. Di fatto la stessa proponeva tramite due giornaletti online alcuni articoli avulsi dalla realtà, nell’occasione anche il sindaco del Comune di quel centro, ente pubblico dove la madre lavora, si lasciava andare in dichiarazioni diffamatorie prendendo le difese della sua impiegata. A novembre 2013 il tribunale dei minori di Palermo emetteva un provvedimento articolato comprendendo ogni atto istruttorio compiuto, guardando attentamente alle relazioni redatte dal centro per la cura dei legami familiari già delegata dell’attività d’indagine e della NPI infantile di Palermo e decretava l’affido del minore alle cure paterne confermando la decadenza della potestà genitoriale della madre. Benché proposto reclamo in Corte d’Appello quest’ultima confermava il provvedimento del tribunale dei Minori di novembre 2013 in toto. Non negando contatti tra il piccolo e la madre. Nel periodo intercorso da febbraio 2014 al 23 luglio 2014 l’assistente sociale di quel comune delegata all’attività di consegna del bimbo ha iniziato un giusto percorso affinché il tutto avvenisse nella maniera più dolce e pacifica nell’interesse del piccolo ma anche in quel caso i comportamenti ostruzionistici della madre hanno impedito il giusto svolgimento.
Pubblicato il decreto di cui oggi emesso dalla corte civile minorile, nuovamente l’assistente sociale ha cercato di attuare il giusto training in favore del bambino ma gli ostacoli, i comportamenti ostruzionistici perpetrati dalla madre sono stati un crescendo giorno per giorno. La stessa senza rispetto per il figlio ha inteso mobilitare fin dal giorno 15 e dalle pagine del profilo Facebook della ditta di famiglia una raccolta firme proposta e perorata anche dal signor F. il quale ha inteso anche entrare nel merito delle decisioni dei giudici proponendo in uno scritto autografato ed inviato alle massime cariche dello stato di bloccare l’esecuzione di quanto decretato. Tornando ai fatti relativi al 23 luglio corrente anno, presi accordi con l’assistente sociale alle ore 9 giungevo presso il comune di quel centro che indico essere Corleone dove ero accolto da molte persone le quali presidiavano l’ingresso della struttura San Ludovico dove hanno sede gli uffici del servizio sociale. Lì alcuni congiunti diretti della madre del bambino non esitavano a minacciarmi con gesti palesi di cagionarmi danni fisici e come consuetudine di quei posti sputavano a terra al mio transito. Entrato all’interno degli uffici attendevo come programmato dall’assistente sociale l’arrivo del bambino al fine di poterlo prendere e ritornare in Calabria. L’attesa si è protratta fino alle ore 13 circa in quanto la polizia di Stato, fatta intervenire sempre dall’assistente sociale, mi indicava e chiedeva di seguirli in caserma presso i loro uffici al fine di scongiurare qualche spiacevole inconveniente anche perché all’indirizzo della madre come ben riproduce il vostro video, nel frattempo si erano adunate moltissime persone ed anche erano presenti molte telecamere. Di fatto giunti in commissariato attendevo risvolti positivi per ricevere mio figlio. Erano circa le ore 14 allorquando l’assistente sociale mestamente e dispiaciuta mi riferiva di riprendere il viaggio di ritorno senza il bambino per la ferma opposizione della madre, dei suoi congiunti e delle persone ivi radunate.
Consiglio supportato anche dai titolari dell’ordine e della sicurezza pubblica del locale commissariato. Intrapreso il viaggio di ritorno alle 14:30 ero nuovamente contattato dall’assistente sociale la quale mi chiedeva di tornare indietro poiché avvisata dal sindaco che la consegna del bimbo sarebbe avvenuta nella massima tranquillità e sicurezza per il piccolo avanti i locali del commissariato di pubblica sicurezza. Ivi giunto parcheggiavo l’autovettura di fronte la struttura e vi entravo aspettavo per circa 25 minuti l’arrivo di mio figlio accompagnato dalla madre. Ma giungeva una folla di circa 150 persone ed anche il legale della madre il quale in una comunicazione tra il mio legale e lui prendeva le distanze da ogni situazione avulsa da quanto decretato. Analoga dichiarazione lo stesso avvocato indirizzava all’assistente sociale, di fatto quest’ultimo entrava anche all’interno del corpo di guardia degli uffici della polizia per poi uscire e ricompattarsi alla folla che presidiava l’esterno. In quell’occasione l’assistente sociale e l’autorità indicavano possibilità all’autovettura sulla quale viaggiava mio figlio di poter entrare anche nel cortile degli uffici menzionati.
Udivo nonostante la folla inveisse contro di me, i pianti e le urla di mio figlio benché l’assistente sociale si avvicinava a predetta auto il bambino era trattenuto dalla madre. Il bambino vista la folla, le urla della madre e dei congiunti tutti piangeva ed ogni attività dell’assistente sociale era vanificata. Oggi affermo che per i fatti accaduti avanti al commissariato e presso gli uffici del servizio sociale del comune ho esposto dettagliata denuncia all’autorità giudiziaria competente anche perché l’autovettura di mia proprietà è stata fatta oggetto di atti vandalici da parte della gente lì presente. Grazie all’intervento della polizia successivamente ai danneggiamenti sono stati eseguiti rilievi tecnici nonché ho chiesto espressamente d’identificare gli ignoti malfattori presenti tra la folla grazie anche al sistema di videosorveglianza ivi presente. Oggi visto il contenuto dei vostri articoli dettati dalla controparte la quale non ha esitato a dare eco mediatico e d’impatto mio figlio a una cultura mediatica vergognosa concludo che in tutto ciò che è accaduto io non ero presente e non ho visto mio figlio. Io non ero presente nel video di via Lombardia eseguito dalle telecamere chiamate dalla madre e da chi per lei. Dall’attenta visione del video si può notare che il soggetto di sesso maschile che esce dal portone parlando in dialetto siciliano chiede prima un telefonino si rivolge verso una telecamera presente invitandola ad entrare nel portone per riprendere mio figlio. Il piccolo seduto sul pianerottolo alla vista dello zio scoppia in un pianto violento, non trovando ristoro tra le braccia della madre e colpendola anche. Il bambino alla vista dello zio e della telecamera già in pianto aumenta l’intensità del suo grido di protesta in virtù anche della patologia di cui è affetto.
Mi preme precisare che come riportato da altre testate giornalistiche la madre era impegnata ad ospitare all’interno dell’appartamento una troupe de Le Iene nonché a rilasciare interviste anziché preoccuparsi di accudire il figlio e prepararlo alla giusta consegna. Il pianto di mio figlio non è stato causato dal sottoscritto in quanto sul posto non vi ero ma dall’indegno spettacolo ordito dalla madre, dallo zio e da altri soggetti ivi convenuti. Guardando il video attentamente si nota che le fattezze corporee rendono mio figlio ben identificabile. Anche in viso lo stesso è ben riconoscibile altresì la diffusione dell’audio del suo pianto viola la privacy dello stesso. In più mi duole far presente che dalle pagine di Facebook della ditta di famiglia della madre l’adunata era stata organizzata molti giorni prima, ciò a fare comprendere meglio la premeditazione dell’indegno spettacolo posto in essere. Resto basito di come il primo cittadino di quel comune si propone in un’intervista fatta nella villa dove abita mio figlio nella quale parla circa i traumi a suo dire che mio figlio avrebbe patito a causa del giusto trasferimento presso la mia residenza. Affermo che questa persona non ha alcun titolo accademico per affermare ciò. La stessa già in passato ha esordito in dichiarazioni simili, forse per racimolare voti. Dalle riprese video si può ben notare anche la presenza dell’avvocato della madre che comunicò il suo astenersi da quanto è di extra giudiziari.
Mi preme far presente che attualmente mio figlio è trattenuto arbitrariamente da una persona che non esercita la potestà genitoriale la quale benché io fossi presso i locali del commissariato ha inteso anche far giungere presso l’abitazione personale del 118 senza informarmi. Mio figlio attualmente è trattenuto arbitrariamente dalla madre presso quel luogo. Come sempre ho massima fiducia nell’autorità giudiziaria e nelle determinazioni che quest’ultima adotterà nell’interesse di mio figlio, la cui madre non ha compiuto nulla per non rendere serena tale esecuzione. Ma anzi ha cavalcato in maniera insulsa l’onda mediatica usando l’estrema sensibilità di mio figlio rendendo uno choc tragico quanto di più naturale sarebbe stato, e cioè che mio figlio venisse con me. Fermo restando i diritti a lei riconosciuti ad esercitare la sua genitorialità. Chiedo formalmente il ritiro del video pubblicato online in quanto lede la privacy la dignità di un bambino diversamente abile. Spettacolarizzato pur di vincere, nel non rispettare ciò che l’autorità giudiziaria ha decretato. Purtroppo appare chiaro che il possesso del bambino da parte di quella madre costituisce anche un buon ritorno economico derivante da annessi e connessi. Intimo l’oscuramento e il ritiro del video per i motivi sopra indicati significando che aderirò ulteriormente alle vie legali nei confronti vostri, dell’operatore video e di tutti coloro che ne hanno preso parte. Il padre».
Corriere della Sera, 29 luglio 2014


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Scioccante........

Anonimo ha detto...

come mai il padre non ha preso il bambino davanti al commissariato? da quello che si e' visto ed e' pure registrato dalle telecamere del commissariato c'e' stasto un netto rifiuto del bambino ad andare col padre

Anonimo ha detto...

siamo un gruppo di mamme, a parte di tutte le menzogne che sono scritte in questo articolo, volevamo sapere dagli addetti ai lavori, se il lavoro dell' "ASSISTENTE SOCIALE!!!!" è stato fatto correttamente, per quanto ci risulta, la sopraindicata, doveva svolgere un lavoro ben accurato, per far si che il passaggio da madre a padre, per il bambino, fosse stata in maniera poco dolorosa; di questo non è stato fatto niente. Chiediamo con forza agli Uffici addetti di verificare con cura il lavoro svolto dell' "ASSISTENTE SOCIALE" in tutela del bambino; inoltre, di verificare la posizione della stessa, visto che il suo atteggiamento non è stato professionale, in quanto all'arrivo del "PADRE" e dei suoi congiunti, si sono abbracciati come se si conoscessero da sempre.

Anonimo ha detto...

Anch'io ero tra la folla quel giorno e anch'io ho assistito alle grida di quel povero bambino. E' stato un bambino forte e sicuro di se, Ha pianto tutto il giorno dicendo di non volere andare con il padre. Inizialmente non sapevo che il bambino fosse autistico ma quando l'ho saputo ho pensato "quanti passi avanti ha fatto questo bambino nell'essere così sicuro di saper scegliere con chi andare e con chi rimanere" Si è vero che esistono dei centri adatti per questi bambini, ma è pur vero che nessuno può mai sostituire il calore e l'amore di una mamma o di un papà.E, siccome Alessandro per sette anni è cresciuto con la mamma, adesso non vuole andare con suo padre. E' che c'è di male in fondo è stata lei a vedere il suo primo sorriso, è stata lei a vedere il suo primo dentino ,è stata lei ad accudirlo nonostante tutte le difficoltà. Il giudice purtroppo ha dato una sentenza : il bambino deve stare con il padre. Ok, il padre è venuto a prenderselo ma il bambino non vuole andare con lui.Voglio precisare che molte persone come me, eravamo lì solo come sostegno morale per il piccolino che con le sue grida ha sconvolto tutti noi. Allora mi chiedo: questo papà non è rimasto sconvolto nel vedere suo figlio in quella situazione.Concludo dicendo: forza Alessandro , fatti valere,e sii sempre sicuro di te su ciò che vuoi fare.

M.M. ha detto...

Spero tanto che il padre del bambino abbia la possibilità di leggere ciò che sto per scrivere. Caro padre,Lei ha sempre "schifato" il paese in questione, come ha schifato la gente che viveva attorno a sua moglie, ora ex; Non voglio entrare nel merito della sentenza, probabilmente se lo facessi, se solo avessi la possibilità di parlare con quel giudice, gli direi in mano a chi vuole mettere un bambino di Sette anni per giunta autistico. Ma non vado a fondo, non è la sede adatta. Caro Padre di Alessandro, Lei sa benissimo che il bambino da quando è nato ha vissuto con la madre, Lei già da allora era tornato in Calabria; il bambino è rimasto con la madre anche dopo la separazione, il vostro bambino è cresciuto con la sua mamma,anche perchè Lei era già in Calabria da prima che nascesse. Se davvero avesse tenuto più di qualunque cosa al mondo ad avere Suo figlio accanto, avrebbe potuto raggiungerlo Lei qui, anche una volta a settimana, voglio immaginare che nessuno l'ha mai ostacolata; Caro padre, potrei scrivere per giorni interi, potrei scrivere tanto, ma voglio limitarmi a dirLe che l'idea di levare un bambino alla madre non doveva nemmeno sfiorarla, se Lei davvero avesse penato al bene di Suo figlio; ricordi una cosa,il bambino vive per sua mamma, per gli spazi mentali e fisici costruiti attorno a lei, vive per queste cose perchè sono state il Suo mondo per la sua intera vita. E' ingiusto, direi innaturale, strappare Alessandro alla donna che gli ha dato l'anima in questi anni e per la quale egli stesso vive. Si lasci dire una cosa, il bambino quel giorno ha pianto tutta la mattina, ha urlato, e chiesto aiuto e sin dalla mattina.Se Lei alle ore 9, invece che andare negli uffici del comune, fosse andato sotto casa, avrebbe udito le urla di Suo figlio già da quell'ora, quando non c'era gente radunata. E' ingiusto ed è una grande calunnia quella che ha affermato; nessuno Le ha detto che quando Alessandro è uscito di casa per essere portato in commissariato, ha salutato le persone radunate lì davanti, sorridendo felice? (rifletta piuttosto sulla consegna in commissariato, avvenimento a dir poco sconcertante, dato che si professa fautore della "naturalità" dell'eventuale consegna al padre. Troppe inesattezze e troppe calunnie nell'articolo che ho letto. Rifletta, se davvero ama questo bambino. Concludo dicendole che il bambino non può lasciare la sua mamma,non perchè non possa, ma "solo" perchè non vuole e credo che alla fine delle Sue riflessioni, potrebbe anche cominciare a tenere conto di ciò che un bambino di quasi 8 anni vuole; non vorrebbe farlo nessun bambino, si figuri quel bambino che chiama Sua madre "vita mia". Cordiali saluti

Anonimo ha detto...

Il padre sapeva che il bambino non voleva andare con lui, ma la cosa più sconcertante è che anche l'assistente ai servizi sociali lo sapeva,ma in sede comunale lo ha negato dicendo che il bambino era sereno e tranquillo. Cose da rabbrividire poichè con i bambini non si scherza a maggior ragione con Alessandro. Un consiglio rivolto al padre: se è vero che ami tuo figlio,
ma non ci credo per le calunnie dette in quella lettera, lascialo vivere dandogli tutto l'amore di un padre e vedrai che a poco a poco avrà fiducia in te e si ricrederà. Capisco che al momento è presto ma nella vita bisogna saper aspettare con fiducia mai con la violenza e nemmeno con i giocattoli.