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martedì 23 giugno 2015

Nino Gennaro, l'angelo del sottosuolo vent'anni dopo

Massimo Verdastro nel reading di testi di Nino Gennaro
di PIPPO LA BARBA
Nino Gennaro, il poeta "contro" corleonese che negli anni settanta e ottanta scosse un ambiente culturale represso con i suoi atteggiamenti anticonformisti e con la sua omosessualità ammessa (ma non esibita) esprimendo un’idea della politica fondata sul diritto di ciascuno di essere se stesso, è ricordato in questi giorni a Palermo, a vent’anni dalla morte, nell’ambito degli eventi del Gay Pride.
Il teatro Massimo, il teatro stabile Biondo, l’assessore comunale alla Cultura Francesco Giambrone e un comitato di intellettuali suoi amici ed estimatori gli hanno dedicato una tre giorni: una prima presentazione della vita e della produzione teatrale e poetica presso la sala ONU del teatro Massimo; una seconda manifestazione nella scalinata del Massimo con un reading di poesie e testi teatrali; la terza è una mostra di scritti, disegni, acquarelli, che verrà inaugurata giovedì prossimo nella sala grande del teatro Biondo.

Il reading di poesie e monologhi è stato recitato con grande forza evocativa dal suo amico artista Massimo  Verdastro, che ha fatto scoprire Gennaro e il suo teatro di strada in tutt’Italia.
Dai testi di Nino emerge sempre una forte voglia di riscatto individuale, che per essere efficace deve unire un gruppo di persone, farsi comunità.
Ho ricordi ben precisi di Nino Gennaro, essendo un mio coetaneo, entrambi nati e vissuti a Corleone sino a buona parte degli anni settanta. Ricordo una persona di una cultura raffinata (citava Prevert) e che nello stesso tempo esprimeva una propria poetica e vitalità dialettica con una continua denunzia dell’immobilismo sociale e dell’acquiescenza passiva delle famiglie del popolo  a modi di vivere chiusi, che non cambiavano mai per un malinteso senso di rispetto verso la “tradizione”. Nino gridava forte contro questo mondo grigio e senz’anima, attaccava la mafia, ma anche l’incapacità dei corleonesi di uscire dal guscio, di farsi protagonisti di un riscatto mai veramente cercato.
La riscoperta di Nino Gennaro dopo vent’anni di oblio, la valorizzazione del suo teatro di strada, definito “teatro madre”, ignorato per decenni dalle istituzioni culturali e oggi riconosciuto dai due più importanti teatri di Palermo, Il Massimo e il Biondo, costituiscono il giusto risarcimento nei confronti di un uomo vero, che seppe scalfire le barriere del conformismo e della stratificazione sociale, ponendosi come antesignano di quella rivoluzione culturale nel campo dei diritti che oggi finalmente sta dando i suoi frutti.

Pippo La Barba

1 commento:

Francesco Paolo Magno ha detto...

Carissimo Pippo La Barba , si eviti di considerare POSITIVI TUTTI i COMPORTAMENTI e gli APPRODI CULTURALI di chi ha mostrato di essere UN ANTICONFORMISTA. C'è un ANTICONFORMISMO COSTRUTTIVO, ma c'è anche un ANTICONFORMISMO DISTRUTTIVO . Credo che l'ANTICONFORMISMO di NINO GENNARO fosse pesantemente distruttivo ! Lo ebbi come allievo al Liceo "G. Baccelli" di Corleone, e in quel periodo non mostrò doti di valore.
FRANCESCO PAOLO MAGNO