mercoledì, luglio 27, 2022

Ciro Spataro: “La civiltà contadina protagonista delle opere del pittore Dino Paternostro”

L’intervento di Spataro all’inaugurazione della mostra
 

CIRO SPATARO

Il paesaggio agrario è la prima arma della nostra terra per rilanciare la vocazione turistica della Sicilia, poiché non c’è angolo della stessa che non sia suggestivo.

Queste considerazioni mi sorgono spontanee mentre osservo i dipinti di Dino Paternostro. Nelle sue opere palpita il giallo intenso delle spighe e dei covoni o il verde degli uliveti secolari, tipici del paesaggio corleonese.

Ho conosciuto un Dino giovanissimo 42 anni fa, quando presentò le sue opere al Circolo della Stampa di Palermo ed oggi, nella stagione della maturità, apprezzo ancora di più questi oli dove la densità della memoria è tale da penetrarti nella profondità del cuore.

Paternostro rivive scene e personaggi della civiltà contadina, ma non in modo nostalgico, perché egli dipinge quello che gli comunica la sua terra di cui sente forte la simbiosi.

Egli non può fare a meno di quelle radici in cui è cresciuto; non può fare a meno dell’antica pisata” quando si stava tutti assieme, in cerchio, insieme ai covoni sciolti sull’aia dove i muli giravano incitati dalle preghiere e dai canti dei contadini; non può fare a meno del momento corale per la raccolta delle olive, in quanto venivano coinvolti tutti: uomini e donne, vecchi e bambini.

E questi dipinti parlano oggi a ciascuno di noi, ci fanno pensare ad un mondo in cui i valori essenziali della comunità si toccavano con mano. 

A livello cromatico emerge la maestria di Dino nel far palpitare la luce che diventa quasi protagonista delle sue opere.

Nulla viene lasciato al caso. Lo stesso titolo della mostra “Sicilia tra sacro e profano” ci fa comprendere la sua filosofia della vita: la bellezza del paesaggio agrario contrasta con la durezza della nostra terra e soprattutto con il vissuto sofferto dei contadini per portare quotidianamente a compimento il raccolto di un anno. 

Nel contempo non è da sottovalutare l’occhio sempre attento del pittore verso la crisi della società rurale siciliana che vede purtroppo, da diversi anni, l’abbandono delle campagne da parte dei giovani protesi verso altre mete.

Ma c’è un altro aspetto di Dino Paternostro che occorre porre in evidenza, quello del rapporto veramente significativo tra l’artista ed il trascendente.

E così, attraverso la strada della figurazione, è riuscito a realizzare delle opere pittoriche che esprimono appieno la sua concezione del sacro, basti pensare all’ ”Annunciazione” , alla “ Deposizione” e all’originale tela della “ Trinità” in cui l’amore del Padre verso il Figlio si manifesta nel prendere in braccio il Cristo morto dopo la crocifissione. Un dipinto esemplare per far capire come Dio si è veramente immolato per l’umanità intera.                                                      

                                                                                                   Ciro Spataro

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Abbiamo il piacere di pubblicare una bella poesia in dialetto di Ciro Spataro, che l’autore ha magistralmente declamato a conclusione del suo intervento all’inaugurazione della mostra di Dino Paternostro


Pani di casa mia

mpastatu di suduri e di fatìa

pani, panuzzu di la terra mia 

nca inchi li vurzi di cu parti

nca puru ncrucchiulutu tu fa ciavuru

picchì si chinu di sangu e d’amuri

picchi sti guerri

picchì sti disagi?

ci su tanti populi affamati 

e cu li vrazza aperti

e tanti dispirati ca sciamaru

povira giuvintù  

pi un tozzu i pani 

lassaru la nostra bedda terra 

ah si tanti capissiru u valuri!

lu zappuni c’agghimma e lassa ‘ncruci

lu suli c’ abbrucia la giarnìa

li vecchi mpassuluti

o pani amaru

pani di casa mia 

cancia stu munnu

munnazzu di guai

l’umanità chi dormi e s’arrisvigghia

pani ci voli 

pani.                                                  

Ciro Spataro


 

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