venerdì, marzo 11, 2022

Calogero Mannino: “Rapporti mafia-politica? Macché l’infiltrato era solo Ciancimino”


di Claudio Reale

L’intervista all’ex ministro democristiano Davanti alla casa di Calogero Mannino un cartello ricorda che «la Dc è tornata». E se l’ex ministro non è interessato all’invito che il manifesto gli rivolge, quello che gli preme è semmai scrivere la storia di quegli anni, scossi dall’omicidio di Salvo Lima e poi dalle stragi: «Tutta quella narrazione — dice — è stata affidata a racconti hackerati dai collaboranti di giustizia. Ero un avversario di Lima, e come tale dico che non merita di essere seppellito con lo stigma». 

Partiamo da lì, dall’omicidio Lima. Che clima c’era nella Dc? 

«Prima di quel momento c’è una campagna elettorale al termine della quale la Dc arriva al 30 per cento». 

E Andreotti pensa al Quirinale. 

«Non c’è dubbio che gli amici di Andreotti ci abbiano pensato, ma quella candidatura non c’era». 

Le cronache dicono altro. 

«Al momento del ritiro di Forlani le candidature sono quella di Scalfaro, quella di Giuliano Vassalli, voluta da Craxi e subito sostenuta da me, e quella dello stesso Craxi, pensata da De Michelis ma scartata da Bettino». 

Perché? 

«Craxi voleva un governo presieduto da lui con la Dc che facesse da ponte all’intesa col Pci. Andreotti non era candidato. Il tema è questo». 

Quale? 

«Per Simone Weil “la storia non è altro che una compilazione delle deposizioni fatte dagli assassini circa le loro vittime e se stessi”. Sulla mafia in Sicilia la narrazione è stata affidata a un circuito con fini politici». 

La commistione fra quella Dc e la mafia è più che un’opinione. 

«Al congresso del 1983 c’è una svolta. 

Sino a fine anni ’70 il problema mafianon si evidenzia in Italia. Il problema tragico è il terrorismo. La svolta sono gli omicidi Reina e Mattarella». 

Che c’entra il 1983? 

«Estromettiamo Ciancimino dalla Dc. Il pentito Pennino dice che a quel congresso c’erano Provenzano e Riina in un hotel vicino. Nella Dc c’è la consapevolezza dell’impossibile convivenza con la mafia». 

Della convivenza della Dc. 

«Della società nel suo insieme. Quel 

congresso non è facile». 

Torniamo al 1992. 

«Fra un attimo: restiamo al congresso del 1983. Molti pensavano al compromesso su Ciancimino». 

Incluso Lima? 

«Lima taceva». 

Insomma, secondo lei la Dc non aveva rapporti con la mafia? 

«Cosa nostra non è importante per i rapporti inesistenti con la politica. È importante per droga e armi e per laviscriminale, come dimostrano le vittime di quegli anni». 

Di Andreotti la Cassazione dice: «Mafioso fino al 1980». 

«Mafioso no. Che ha avuto un contatto con Bontate. Da dimostrare. La prescrizione non è condanna». 

Neanche assoluzione. Andreotti non ha avuto rapporti con la mafia? 

«Era troppo furbo, se non se ne vuole riconoscere la grande intelligenza». 

La Cassazione dice diversamente. 

«Lima non avrebbe mai fatto incontrare Andreotti e Bontate». 

A prescindere da lui, la mafia non ha avuto rapporti con la politica? 

«Se stiamo ai processi devo rispondere: solo con Ciancimino. Era un infiltrato della mafia in politica». 

A Lima Falcone lancia un’accusa: «Gira sull’auto dei Salvo». 

«Lima avrebbe avuto rapporti con qualcuno della mafia perdente. Non risultano rapporti con i Corleonesi». 

Ha rapporti con i Salvo. 

«Chi non aveva rapporti con loro? 

Ignazio Salvo faceva parte del comitato Dc a Trapani, dove i Mattarella erano maggioranza». 

E allora perché viene ucciso? 

«Perché viene ucciso Mattarella? 

Perché Cosa nostra vorrebbe mettere le mani sulla Dc, che risponde sostenendo il maxiprocesso». 

Dice che il motivo è uguale? 

«Mattarella era d’accordo con Lima. 

Sulla sua presidenza della Regione c’è la benedizione di Andreotti». 

Il delitto Lima arriva 12 anni dopo. 

«L’elefante ha memoria lunga. La causa è il maxiprocesso». 

Poi lei teme per la sua vita. 

«No. La polizia include molti politici fra le persone a rischio». 

Molti dicono di avere appreso da lei della sua paura. Da Nicola Mancino a Giuliano Guazzelli. 

«Non da me: dai rapporti di polizia. 

Fu Guazzelli a dirmi del pericolo». 

Torniamo alla partenza. Che clima c’era nella Dc il 12 marzo 1992? 

«Il cielo divenne plumbeo». 

E nessuno aveva paura? 

«C’era una campagna elettorale. 

Dopo il funerale abbiamo ripreso. E abbiamo vinto. Il risultato lo prova». 

La Repubblica Palermo, 11/3/2022

1 commento:

Unknown ha detto...

IL SIGNOR MANNINO È UN MAFIOSO??? LEOLUCA CRISCIONE, SVIZZERA!