CFC - CENTRO FISIOTERAPICO DEL CORLEONESE

domenica, novembre 14, 2021

Dopo la diffida del Comune a Mediaset a non usare il nome della città per la fiction “Lady Corleone”, la replica di Taodue: “È un cognome non il il nome della città”. L’assessore Dragna: “Allora chiamatela Palermo o Ragusa...”


Infuriano le polemiche e i botta e risposta tra il comune di Corleone e la Clemart, società che produce la serie tv “Lady Corleone”, per la Taodue, che andrà in onda prossimamente su Canale 5. Nel paese si sono stufati di questi stereotipi su mafia & Corleone. Il sindaco Nicolò Nicolosi e l’assessore Giusy Dragna hanno diffidato Mediaset e la Taodue.

La produzione replica goffamente

A farlo è Massimo Martino (Clemart), che risponde alle accuse del sindaco di Corleone: “Non comprendiamo il motivo delle dichiarazioni del sindaco di Corleone a riguardo di una serie che utilizza Corleone solo ed esclusivamente come cognome della famiglia dei protagonisti. 

La città di Corleone non viene in alcun modo citata o rappresentata nella serie che stiamo girando e che è ambientata invece tra Milano e Palermo ed è un racconto di pura finzione”. 

Un finto stupore quello di Martino. Infatti, se si facesse un sondaggio anche europeo o mondiale per chiedere cosa evoca la parola “Corleone”, nessuno risponderebbe “un cognome”, tutti invece “il paese della mafia”. Se fosse solo un cognome, allora ha ragione l’assessore comunale Giusy Dragna che invita a chiamare la lady Palermo, Ragusa o Trapani, anch’essi sono cognomi. 

Ma che c’entra “Il Padrino”?

Sottolinea ancora la società che ha realizza anche Rosy Abate I Bastardi di Pizzofalcone: “Seguendo questa logica verrà chiesto di modificare anche il cognome Corleone dal libro e dal film il Padrino?”. Un’ironia che si poteva risparmiare. E che manifesta solo sciatta arroganza. 

C’è sui social chi gioca a commentare ironicamente come la società di produzione: “Diffidate Francesco Ford Coppola. Iddu cuminciò, a curpa è a so'”, “la colpa sua è”. Quella al regista americano è un’accusa scherzosa. L’accusa vera bisognerebbe lanciarla contro i mafiosi corleonesi che hanno infangato il nome di Corleone (Navarra, Liggio, Riina, Provenzano, per citare i più famosi). Ma questo non si fa. 

Altri ritengono pretestuosa questa diffida del sindaco di Corleone. Dall’America addirittura qualcuno commenta: “Even here in the states (USA), the name Corleone is synominous with the Mafia. I guess you can’t erase History”, ovvero: “Anche qui negli States (USA), il nome Corleone è sinonimo di mafia. Immagino che non possiate cancellare la Storia”.

Si fa finta di non capire (o non lo si capisce davvero) che non si tratta di cancellare la storia (Corleone ha inventato il Cidma per non dimenticare la mafia e ricordare l’antimafia), ma di non alimentare i luoghi comuni, gli stereotipi. 


Il Comune continuerà a combattere

Il Comune vuole combattere dal canto suo i soliti stereotipi e vecchi cliché. L’abbiamo sollecitato noi a protestare e a provare ad impedire quest’ennesimo (e stavolta gratuito) accostamento del nome CORLEONE alla MAFIA. Si è pronunciato il consiglio comunale e adesso il sindaco e la giunta. “Intendiamo tutelare – hanno dichiarato il sindaco Nicolò Nicolosi e l’assessore Giusy Dragna – il buon nome della città e non permetteremo che – a causa del potere evocativo che suscita – possa essere svilito ad etichetta commerciale con cui vendere prodotti commerciali”.

È ancora l’assessore Dragna oggi su Facebook a replicare a tutti. 

“Tentare di difendersi ed argomentare tirando in ballo Francis Ford Coppola e affermando che Corleone è solo un cognome… - sostiene l’assessore - qualcuno dovrebbe dire al produttore della Taoduefilm che lui non è un regista Hollywoodiano e che dal 1972 ad oggi il mondo è “leggermente” cambiato, sono cambiate le coscienze, la storia ed il mondo. Cinquant’anni dopo non è ammissibile tentare il successo mediatico di una fiction di dubbia qualità (a questo punto devo proprio dirlo, visto “lo spessore” di precedenti come Rosy Abbate) - e adesso parlo da spettatrice - con una trovata commerciale come questa. Allora perché non chiamarla Lady Palermo, lady Ragusa o Lady Trapani, in fondo sono solo cognomi… ma sono solo cognomi??? avrei gradito di più la schiettezza nel dire che Corleone è un nome che fa batter cassa, che attira ed evoca scenari quali quelli a cui l’autore vuole esattamente riferirsi, peccato per lui che Corleone non è più quella e non lo è da lungo tempo ormai, con buona pace di coloro che intendono sfruttare commercialmente l’affare. Non possiamo permetterci più passi indietro, non è ammissibile! 

Corleone può senza dubbio avere un ritorno commerciale dal suo nome, ma non pubblicizzando una storia finta che replica lo stereotipo delinquenziale che ormai ha stancato. Porterà sviluppo economico la bellezza del nostro territorio, la bontà del nostro cibo e dei nostri prodotti, la magnificenza dei nostri monumenti ma non certo la storia di una delinquentella in erba che porta il nome glorioso della nostra città come cognome”.

“Io non ci sto, non lo accetto”, conclude l’assessore. 

Non l’accettiamo neanche noi e, nel nostro piccolo, siamo a fianco dell’assessore Dragna, del sindaco Nicolosi e del consiglio comunale di Corleone. (Dp)

14/11/2021


1 commento:

Unknown ha detto...

Concordo su quanto scritto dal sindaco di Corleone. Concordo su quanto sia meschino e riprovevole far leva sul nome della nostra città per evocare mafiosità e fatti di sangue del nostro triste passato....quando Corleone era Tombstone. Che ci sia oggi un sentimento nuovo e tanta voglia di affrancamento dal passato nei corleonesi onesti è verissimo. E' altrettanto vero che persiste e permane in altri nostri concittadini un sentimento opposto....quasi una volontà di accreditamento a certe famiglie e a certi disvalori. Che il Sindaco si indigni e difenda il nome della città è operazione meritevole di lode. Voglio sommessamente ricordare che nel raggio di pochi metri dalla casa comunale, davanti ad attività commerciali ricettive, campeggiano manifesti che reclamizzano "amaro il padrino", "il pasto di don vito" e "amaro don corleone". Io penso che anche questo sia un chiaro riferimento alla triste associazione Corleone=mafia oltre a una evidente evocazione di fatti di sangue. Su questo non banalizzerei. Peraltro ho più volte avuto modo di osservare gruppi di turisti, sia italiani che stranieri, che fanno selfie con lo sfondo di questi manifesti. Anche il rispetto dovuto ai nostri concittadini vittime della mafia a volte latita. Esemplificando, per tutta l'estate il busto di Placido Rizzotto di Piazza Garibaldi è stato adornato su entrambi i lati da due contenitori porta rifiuti. Neanche questo giova al rispetto e all'affrancamento. Infine mi sembra di aver notato che nell'ultimo recentissimo periodo il CIDMA non stia vivendo la sua stagione migliore.

Ringrazio per la pazienza

Dott. Matteo Carlotta