domenica 16 maggio 2021

Santo Stefano Quisquina celebra la “giornata della memoria” e ricorda Lorenzo Panepinto, vittima innocente della mafia

Un momento del ricordo di Panepinto

SANTO STEFANO QUISQUINA. Seppure in emergenza sanitaria Covi che limita le manifestazioni, Santo Stefano Quisquina non dimentica e celebra, oggi, la Giornata della Memoria, ricordando Lorenzo Panepinto, tra le vittime innocenti della mafia.

“Il 16 Maggio - dice il sindaco Francesco Cacciatore - per noi stefanesi è una data che non può passare nel dimenticatoio e anche quest’anno nel massimo rispetto della normativa vigente non potevamo esimerci di ricordare la figura, il valore umano e culturale del maestro Lorenzo Panepinto”.

Lorenzo Panepinto

Per Cacciatore, l’Ente locale è il luogo ideale per avviare un rapporto significativo tra educazione e società, luogo dei diritti, delle regole e dell’impegno. Oggi come civica amministrazione ricordiamo e rinnoviamo i sentimenti di gratitudine nei confronti di chi ha sostenuto e tutelato la libertà , Lorenzo Panepinto, le vittime innocenti delle mafie, le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere, tutti coloro che sono morti per mano di organizzazioni criminali”.

Lorenzo Panepinto nacque a Santo Stefano Quisquina il 4 gennaio 1865, da Federico ed Angela Susinno. Fu maestro elementare e si dilettò pure di pittura. Nel suo sangue, però, scorreva la passione per la politica che cominciò a praticare dal 1889, quando fu eletto consigliere comunale nel gruppo dei democratici mazziniani, che mise in minoranza il gruppo dei liberal-moderati fino ad allora al potere.

Il governo del marchese Di Rudinì fece commissariare nuovamente il comune e Panepinto si dimise per protesta, dedicandosi all’insegnamento e alla pittura. Poi si sposò e partì per Napoli, ma al ritorno, nel 1893, la Sicilia era in subbuglio per il movimento dei Fasci. Fondò, quindi, il Fascio di Santo Stefano, che pochi mesi dopo venne sciolto dal governo Crispi, come tutti gli altri Fasci dell’isola.

Per rappresaglia politica fu licenziato dal comune dal posto di maestro elementare, ma non si scoraggiò e continuò i suoi studi pedagogici e di metologia didattica, pubblicando due interessanti volumi nel 1897.

All’inizio del ‘900, alla ripresa degli scioperi agricoli, Lorenzo Panepinto fu di nuovo in prima linea mirando a dare ai contadini gli strumenti delle cooperative agricole e delle Casse Agrarie, per emarginare i gabelloti dei feudi.

A circa 10 anni dalla morte di Panepinto, nell’ottobre 1920, i socialisti di Santo Stefano riuscirono a conquistare il municipio, eleggendo sindaco il mitico Peppe Cammarata, suo amico e collaboratore, dopo le epiche lotte per l’occupazione delle terre e per l’acquisto collettivo del latifondo “Mailla”. Cammarata non dimenticherà mai il suo maestro, continuandone la battaglia.

Non si può dire che fu la giustizia a trionfare quel 7 aprile 1914, nell’aula del Tribunale di Catania, dove si era riunita la Corte d’Assise per l’udienza conclusiva del processo contro gli assassini di Lorenzo Panepinto. Infatti, dopo un dibattimento durato appena 11 giorni, venne letta una sentenza, che lasciò con l’amaro in bocca i contadini di Santo Stefano Quisquina

«Avendo i giurati dato risposta negativa alle domande se l’imputato abbia ucciso Lorenzo Panepinto ed abbia tentato di uccidere Antonio Picone e Ignazio Reina – disse il presidente, cavalier Sgroi – l’imputato Giuseppe Anzalone deve essere dichiarato assolto per non aver commesso i fatti a lui attribuiti e pertanto si ordina la di lui scarcerazione».

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