domenica 9 maggio 2021

Mafia, Papa Francesco rilancia la scomunica. "Non solo appelli, anche una condanna nei testi della Chiesa"

Papa Francesco (Ph. Ansa)

di
SALVO PALAZZOLO
Istituito in Vaticano un gruppo di lavoro di cui fanno parte l'ex procuratore Pignatone e don Luigi Ciotti, che dice: "La Chiesa vuole fare uno scatto ulteriore nell'impegno contro la mafia"
Ventotto anni fa, Papa Wojtyla lanciava il suo anatema contro la mafia dalla Valle dei Templi. Oggi, Papa Francesco vuole rendere ancora più forte la scomunica nei confronti dei boss: mettendola nero su bianco. Nel diritto canonico, nel catechismo. Per questo ha istituito uno gruppo di lavoro nell’ambito del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ne fanno parte don Luigi Ciotti, il presidente di Libera; Giuseppe Pignatone, l’ex procuratore di Roma oggi presidente del tribunale vaticano; il professore Vittorio Alberti, “officiale” del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale; monsignor Michele Pennisi, vescovo di Monreale; Rosy Bindi, l’ex presidente della commissione antimafia; don Marcello Cozzi, docente della Pontificia università Lateranenze; don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei Cappellani delle carceri; Ioan Alexandru Pop, del Pontificio Consiglio Vaticano per i testi legislativi.

La notizia è arrivata nel giorno giorno della beatificazione di Rosario Livatino, il giudice siciliano ucciso dalla mafia nel 1990. “Per onorare il primo magistrato beato nella storia della Chiesa, che ha esercitato coraggiosamente la professione come missione laicale, è stato costituito un gruppo di lavoro sulla scomunica alle mafie”. Il gruppo di esperti è già al lavoro, ha il compito di “approfondire il tema, collaborare con i vescovi del mondo, promuovere e sostenere iniziative". Il Papa vuole che la scomunica sia estesa a tutte le mafie, non solo quelle italiane.

“La Chiesa ha fatto passi avanti nel percorso contro la mafia – dice don Luigi Ciotti – ma bisogna fare uno scatto ulteriore. Le organizzazioni mafiose usano la religione come strumento di consenso e di potere. E’ allora necessario che ci siano pronunciamenti non solo verbali, ma scritti. Per dire in maniera chiara che la Chiesa taglia i ponti con la mafia”. Il gruppo voluto dal Papa sta lavorando non solo all’inserimento della scomunica nei testi della Chiesa, ma anche ad alcune iniziative: “Nelle carceri, nei vari contesti – spiega don Ciotti – c’è bisogno di una condanna forte del fenomeno, ma anche di una nuova pastorale”.

Un lavoro che parte dalle parole di Papa Francesco che già nel 2015 ribadiva l'appello alla conversione per i boss. "C'è già una scomunica di fatto, che entra in vigore a prescindere dalla scomunica de iure". Il presidente di Libera spiega che le parole pronunciate dall'altare, soprattutto nelle regioni meridionali, hanno segnato una chiara incompatibilità fra Vangelo e mafia. "Ma queste parole devono andare anche oltre, il Papa vuole che raggiungano la Chiesa universale, che non ha queste prese di posizione nella dottrina sociale o nel diritto canonico o nel catechismo". Ecco che allora gli appelli diventeranno presto dei testi ben precisi, per rilanciare l'impegno della Chiesa contro tutte le mafie del mondo. 

La Repubblica Palermo, 9 maggio 2021

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