CFC - CENTRO FISIOTERAPICO DEL CORLEONESE

giovedì 10 dicembre 2020

"Vizio totale di mente per delirio di gelosia". E il killer viene assolto


di Ilaria Carra
POLEMICA SULLA SENTENZA A BRESCIA
MILANO — Assolto perché incapace di intendere e di volere a causa di un totale vizio di mente per «un delirio di gelosia». Si è chiuso così il processo davanti alla Corte d’Assise di Brescia a carico dell’80enne Antonio Gozzini, che un anno fa uccise la moglie 62enne Cristina Maioli, insegnante di scuola superiore, per poi vegliarla per ore. Una sentenza che sta facendo discutere. Il legale della difesa, Jacopo Barzellotti, precisa che «non stiamo parlando della gelosia come sentimento che tutti noi possiamo provare nei nostri rapporti, chi più chi meno. Ma di una malattia mentale: il mio assistito è affetto da un disturbo psicotico di gelosia, una forma di delirio riconosciuta dalla psichiatria». L’uomo, in sostanza, secondo la difesa e quanto riconosciuto dai giudici, non sarebbe stato in grado di riconoscere «il disvalore » del proprio gesto, perché era in preda a «un delirio psicotico» quando ha prima stordito nel sonno la moglie con un mattarello e poi l’ha accoltellata alla gola, per poi tentare di suicidarsi. Le ragioni dell’assoluzione verranno spiegate nelle motivazioni dei giudici che usciranno entro 90 giorni. Ma il delirio di gelosia esiste in psichiatria? «Esiste, ed è una sindrome psicopatologica molto frequente che si inserisce spesso in altri disturbi come la bipolarità e si manifesta sovente in persone in età avanzata — spiega lo psichiatra Alessandro Santarone, responsabile del servizio psichiatria dell’Arp, l’associazione per la ricerca in psicologia clinica — in cui talvolta il deterioramento cognitivo crea un terreno fertile. Deriva dall’incapacità o dalla perdita di capacità di empatizzare, di avere contatto coi sentimenti altrui. È una patologia ».

La depressione aveva accompagnato per anni Gozzini che, stando alle indagini psichiatriche, negli ultimi tempi aveva manifestato forte gelosia nei confronti della moglie, convinto di essere stato tradito: «Un vero e proprio delirio di gelosia», scrive il consulente della procura nella relazione in cui sostiene che Gozzini al momento dell’omicidio era affetto da un disturbo «tale da escludere totalmente la capacità di intendere e volere». Per la pm Claudia Passalacqua, che ha già annunciato ricorso, l’80enne ha compiuto l’omicidio «perché la moglie voleva farlo ricoverare per la depressione». L’uomo, attualmente in carcere, verrà trasferito in una Rems per l’esecuzione delle misure di sicurezza e le cure.

L’assoluzione desta polemiche. Di «terribile ritorno al passato», parla il Pd con la sua responsabile per i diritti, Monica Cirinnà: «Un marito in preda alla gelosia può uccidere la moglie senza essere condannato all’ergastolo». Le fa eco la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione femminicidio: «Approfondiremo questa sentenza ». Insorge anche il mondo dell’associazionismo: «La gelosia e la depressione diventano condizioni legali per compiere impunemente un femminicidio», commenta la presidente della Rete D.i.Re,, Donne in rete contro la violenza, Antonella Veltri.

Per qualcuno, la sentenza richiama quella sulla «tempesta emotiva» che fece dimezzare a 16 anni la condanna in primo grado di Michele Castaldo per aver ucciso la ex Olga Matei a Riccione nel 2016 (poi in appello i 30 anni sono stati riconfermati).

La Repubblica, 10 dic 2020


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