mercoledì 23 dicembre 2020

Covid, mettiamo limiti a chi decide di non vaccinarsi


Andrea Catizone

avvocato e giurista 

C’è un dubbio che aleggia nell’aria e che rischia di inquinare lo straordinario risultato raggiunto da una scienza sempre più sofisticata, un risultato che ha permesso, in tempi inaspettati, di realizzare il vaccino che tutto il mondo attendeva per archiviare una volta per tutte la drammatica pandemia da Covid-19 con le sue varianti. Questa tragedia  ha colpito e travolto ogni essere umano della Terra:  per esserne stato direttamente aggredito, o per aver perduto affetti cari, o per aver perso il lavoro o per aver rinunciato a libertà soggettive e a piaceri sublimi benché rinviabili.

La discussione nebbiosa verte sull’obbligatorietà o meno della vaccinazione, cui non potrà mancare in seguito la polemica su chi deve  assumere questa decisione, in un quadro di strampalata suddivisione dei poteri tra le istituzioni centrali e quelle locali. Non finiremo mai di ringraziare quello straordinario momento post bellico in cui le menti più illuminate, di provenienza geografica e culturale molto diversa, hanno messo al centro della loro azione il benessere del Paese scrivendo una delle Carte costituzionali più belle del mondo. Non va più di moda dirlo: la Costituzione entrata in vigore il primo gennaio del 1948 è una delle più evolute e complete con una straordinaria forza che, al contempo, consente di innovare e di conservare. Essa dovrebbe essere studiata nelle scuole medie primarie da tutte e tutti gli studenti. L’art. 32 stabilisce che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”; esso è stato concepito dopo le gravi atrocità del fascismo e le distruzioni della guerra,  a favore di un paese estremamente sofferente, con tassi di mortalità elevatissimi per l’assenza di cure essenziali. Una norma che anche oggi - in un periodo in cui tuttavia lo spirito individualista prevale su quello di comunità di allora- fornisce  tutte le risposte a quel dubbio che serpeggia nel dibattito pubblico.

Il diritto alla salute, benché spetti a ciascuno come modalità di ricevere, ma anche rifiutare le cure, è certamente individuale, ma risponde ad una funzione sociale laddove esso consenta di garantire un benessere collettivo. In questi ultimi casi esso, la sua portata, può essere regolamentata da norme di legge senza che ciò sia considerato violazione della Costituzione. Del resto questo principio si riscontra anche per l’esercizio di altri diritti di cui siamo titolari, ma poiché esercitabili in talune circostanze e in un contesto sociale in cui coesistono diritti  della stessa natura attribuibili ad altri soggetti:  ecco che il bene collettivo prevale e permette una limitazione del suo esercizio. Per questa ragione l’art. 32  citato consente di rifiutare le cure solo quando ciò non compromette il diritto alla salute di altri soggetti, e trova massima espansione laddove le conseguenze ricadano solo sul titolare del diritto, anche se mettessero a repentaglio la sua  vita. Si ha massima libertà solo quando si decide su sé stessi.  Gli esempi si moltiplicano  e molte, tutte le libertà di cui siamo titolari possono trovare una limitazione se compromettono l’esercizio delle libertà altrui.

Sulla vaccinazione la Corte Costituzionale si è già espressa in due momenti diversi e su richieste specifiche stabilendo nel 2017 che la vaccinazione viene eseguita per un interesse sociale e collettivo e nel 2018 in cui afferma che la salute pubblica spetta alle competenze dello Stato. Queste due affermazioni risolvono positivamente il tema della vaccinazione obbligatoria che può essere imposta dallo Stato, si badi bene non dalle Regioni o altre istituzioni sott’ordinate, in quanto solo un provvedimento, possibilmente di origine parlamentare, può garantire la salute collettiva.  Occorre ribadire che nel nostro sistema giuridico è stata introdotta la vaccinazione obbligatoria già dal lontano 1968 e con legge n. 119 del 2017, seppur tardivamente,  si è ampliato il ventaglio delle vaccinazioni obbligatorie adottando un Piano nazionale di prevenzione vaccinale. 

Nulla di nuovo sotto il sole, si direbbe, con buona pace degli agitatori della polvere che farebbero bene a riporre le armi perché di confusione ce n’è già abbastanza fisiologicamente e non servono ulteriori stimoli per aumentarla.  

Una posizione intermedia, tutta da valutare e vagliare, potrebbe essere, in una prima fase, pensare di non passare per l’obbligatorietà, ma di condizionare l’esercizio di alcuni servizi e diritti fondamentali alla vaccinazione: chi non si vaccina non può usare i servizi pubblici di trasporto; chi non si vaccina non può andare al cinema, teatro, musei; chi non si vaccina non può circolare liberamente nei luoghi pubblici a guisa d’esempio. Forse ciò sopirebbe, in questo momento di fragilità della politica,  parte delle polemiche nefaste e nocive che oscurano un risultato straordinario: quello di aver finalmente un vaccino e di organizzarne la più grande distribuzione nella storia dell’umanità che permetta di ripensare, si spera su basi nuove, una vita lavorativa, sociale e familiare più umana. 


https://m.huffingtonpost.it, 23/12/2020

 

 

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