mercoledì 11 novembre 2020

LA LETTERA. Un contributo per salvaguardare i valori della nostra Costituzione come argine contro fanatismi e fascismi

L'incredibile lettera del dirigente scolastico di Ancona 

Pubblichiamo la significativa lettera aperta alla Gazzetta di Mantova del 10 novembre 2020 scritta da Giovanni Perrino, dirigente scolastico in pensione di origine corleonese. 
GIOVANNI PERRINO 

Gentile Direttore, Ho scelto di far passare alcune settimane dal triste episodio delle lapidi fasciste restaurate e promosse a monumento-testimonianza di valori. 
Tanto si è scritto da Associazioni e  cittadini e, come ANPI Ugo Roncada, mi sono limitato ad una non formale partecipazione. Poi, spento il rumore e lo scalpore suscitato, sono tornato a riflettere sull’episodio partendo da un ricordo personale che vorrei presentare come segno di solidarietà a tanti Dirigenti scolastici e insegnanti che in questi giorni affrontano problemi nuovi e immensi come la difficile scelta fra lezioni in presenza e una DAD che tutti riconosciamo suppletiva ma non sostitutiva dei bisogni formativi dei nostri giovani.

Ancora oggi i problemi sono aggravati da attenzioni inopportune da parte di chi, come il Direttore dell’USR Marche, usa il suo tempo per ricordare (v. lettera allegata), con frasi discutibili per  vacua e ambigua retorica, il valore del 4 Novembre al punto da suscitare sorpresa e indignazione nelle scuole e un intervento della Ministra Azzolina.

In pensione, sono lontano dalla scuola ma, come accade ai medici anziani desiderosi di tornare in corsia per sopperire all’emergenza, ogni giorno penso a quanti nella scuola lavorano e soffrono una quotidianità che, simile alle corsie, cambia in modo doloroso e, purtroppo, a volte rovinoso.

L’episodio che desidero ricordare è legato alla mia maturazione professionale e affiora a seguito di quanto accade nel mantovano e non solo. Circa alla metà degli anni settanta, vinto il concorso nazionale per passare di ruolo (italiano e latino) mi fu assegnata la cattedra all’Istituto per Geometri Filippo Juvara di Palermo. Il Preside era il prof. Giuseppe Passarello, italianista di fama, nipote di Quasimodo per parte di madre e autore di saggi critici e libri di testo allora molto usati.

Dopo circa un mese dalla mia assunzione in servizio, mi fu consegnata una lettera di convocazione in presidenza per prestare giuramento sulla Costituzione della Repubblica nelle mani del Preside. Una docente molto stimata, la Prof. Luisa Baroni, qualche giorno dopo mi si avvicinò in sala docenti dicendosi compiaciuta e onorata di essere stata indicata come mia madrina. Dal giorno della Laurea non provavo una simile emozione, ero eccitato e intimorito ma con orgoglio informai familiari e amici come se avessi vinto un premio. La mattina della cerimonia mi presentai  tirato a lucido in camicia e cravatta, col vestito buono che poi era quello della laurea e del concorso. Alle 11 avevo un’ora buca, si chiamava così l’intervallo fra una lezione e l’altra, e in quell’ora il preside aveva fissato la breve cerimonia.

Entrato in Presidenza, lo trovai alla scrivania e accanto a lui, in piedi la Prof.ssa Baroni, vestita con sobria eleganza. Io ero ancora un giovanotto mentre lei era una signora bionda e bella che io ammiravo moltissimo anche per la sua cultura e per la stima che riscuoteva nella scuola e in città. Sorvolo sulle parole che il Preside mi rivolse mentre mi consegnava per ricordo un portapenne in ceramica artigianale che ancora oggi uso con devozione.
Disse “Iniziamo” e aprì la carpetta rossa con la Costituzione invitandomi a leggere gli articoli sulla scuola. Non era enfatico ma empatico e con autorevolezza mi ricordò che quel giuramento mi avrebbe guidato nel mio lavoro di docente che augurava lungo e produttivo.

Alla domanda di rito, posai la mano sul libro e con voce tremante, guardandolo negli occhi, dissi “Lo Giuro”.Poi accennai un sorriso alla Prof.ssa Baroni che mi porgeva il certificato di assolvimento dell’obbligo.

Giuro che ancora oggi non ho mai dimenticato quel momento semplice e solenne. Quei volti mi hanno guidato nel mio lavoro e, indimenticati, mi sono cari ancora oggi.

So che non era quello un momento privato ma il mio primo giorno natale come docente.

Poi la mia vita è stata tutta un casa e scuola e ancora oggi fatico a discernere le due cose nei miei comportamenti.

Spero che quell’obbligo, non costoso ma significativo, venga ripristinato mentre si discute di concorsi più o meno formali e di assunzioni in massa di giovani docenti.                                   Con estrema modestia chiederei al suo giornale di condividere questo auspicio.

Questa riflessione facevo nella mia mente ricordando l’episodio come un film quella mattina al ritorno da Roncoferraro dopo aver visto due cippi inneggianti al disastroso colonialismo italico durante il fascismo.

Con il Dirigente, oggi in pensione, ho condiviso per alcuni anni la mia attività.

Ho lavorato molti anni a Mantova e altrove, ho sempre avuto ottimi rapporti con colleghi di mezzo mondo dando per scontato un comune patrimonio di cultura, di valori  e di coerenza pedagogica.

Alla base di quella convinzione c’era proprio quel Giuramento in forza del quale nel mio lavoro non mi sono mai sentito solo. Mi addolora molto prendere atto che non sempre ciò accade e anche a chi ha giurato sulla Costituzione può capitare di smarrire la diritta via proprio quando facendo parte di un’istituzione, fosse un piccolo Comune o una Direzione generale,certi riferimenti sono essenziali.

Prof.Giovanni Perrino

Poggio Rusco (Mantova)

P. S. Questa lettera è stata pubblicata sulla Gazzetta di Mantova del 10 novembre 2020

Nessun commento: