martedì 6 ottobre 2020

Pd e 5S, trionfo a Termini: "Un modello". Ma il centrodestra resta forte senza Lega


di ANTONIO FRASCHILLA
Nel centro del Palermitano passa al primo turno Maria Terranova, candidata dei due partiti che governano insieme a Roma Ad Agrigento l’uscente Firetto al ballottaggio dovrà inseguire il civico Miccichè. I grillini perdono Augusta, i dem Marsala
Se Partito democratico e Movimento 5Stelle vogliono fermare il vento di centrodestra che tira ancora forte in Sicilia, devono mettersi insieme. Almeno per giocarsi la partita. Perché se è vero che i sovranisti non fanno presa, con la Lega che va male ovunque, è anche vero che il centrodestra conquista città amministrate da dem e grillini, come Marsala e Augusta, conferma la guida di Enna, si prende al primo turno Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto e si gioca ancora la partita in altre grandi città al voto come Agrigento, dove affronterà l’uscente Lillo Firetto.

Per fermare questa avanzata, i dem e i 5Stelle guardano adesso al modello Termini Imerese. Qui la candidata Maria Terranova ha sbaragliato il centrodestra vincendo al primo turno: prendendosi così i complimenti del ministro Luigi Di Maio e facendo esultare anche i leader del Movimento e del Pd, che parlano apertamente di « modello da seguire per le Regionali». «Questo è il modello che dobbiamo seguire anche per le prossime elezioni regionali in Sicilia — dice il viceministro grillino Giancarlo Cancelleri — ho creduto dal primo momento che Maria Terranova fosse la nostra carta vincente e presentarsi in alleanza con il Partito democratico oggi non solo ha rappresentato la valida alternativa per la città, ma inoltre ci ha permesso di giocare la partita » . « Reggiamo la sfida dimostrando che l’accordo che abbiamo chiuso con il M5S è un punto di partenza su cui continuare a discutere per trovare un’intesa più ampia, come già avviene a livello nazionale, in vista anche dei prossimi appuntamenti elettorali » , aggiunge il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo.

Dem e 5Stelle insieme « giocano la partita » , come dice Cancelleri. Da soli no. I grillini perdono Augusta, dove la sindaca uscente Cettina Di Pietro arriva dietro i due candidati del centrodestra che adesso faranno il ballottaggio; mentre i dem perdono Marsala, dove Alberto Di Girolamo viene più che doppiato da Massimo Grillo, sostenuto da un centrodestra compatto ( ad eccezione della Lega) che vince al primo turno sfiorando il 60 per cento dei consensi.

Il centrosinistra, per non scomparire del tutto dai grandi centri, si aggrappa a Lillo Firetto, che ad Agrigento arriva al ballottaggio da sindaco uscente per il rotto della cuffia contro Franco Miccichè, il candidato civico sostenuto dall’Mpa di Roberto Di Mauro e da Vox, il movimento di Diego Fusaro. Miccichè sfiora la vittoria al primo turno, battendo anche l’altro candidato del centrodestra, Marco Zambuto, che era sostenuto dallo strano asse tra Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè. Nella città dei templi i 5Stelle sono solo quinti.

Centrosinistra e grillini non giocano la partita da nessuna parte, nei grandi centri: né a Milazzo né a Barcellona Pozzo di Gotto ( in quest’ultimo centro si presentavano insieme), dove vengono sconfitti al primo turno dai due candidati di centrodestra, Giuseppe Midili e Giuseppe Calabrò. Anche a Enna vince il centrodestra, insieme a Italia Viva, con il sindaco uscente Maurizio Dipietro.

Se centrosinistra e Movimento 5Stelle da questa tornata elettorale possono trarre utili consigli per un’alleanza, sul fronte del centrodestra salta ogli occhi la scarsa presa della Lega e dei sovranisti sull’elettorato siciliano. Il partito di Salvini, che puntava a fare lo sgambetto al centrodestra in grandi comuni come Marsala, Augusta e Milazzo andando in solitaria, non arriva mai al ballottaggio e nei risultati di lista non arriva mai alle due cifre. Un flop, considerano le aspettative e anche l’impegno dello stesso leader Matteo Salvini, che aveva comiziato in alcuni comuni dell’Isola. La Lega da sola non tira: può drenare consensi al centrodestra, ma non tanto da diventarne ago della bilancia. E anche questa è un’indicazione che in vista delle prossime Regionali rafforza i centristi, Forza Italia e anche il governatore Nello Musumeci, che ha detto no alla federazione con la Lega e punta a fare un suo "partito del presidente".

La Repubblica, 6 dicembre 2020

Nessun commento: