domenica 25 ottobre 2020

Maurizio Landini (Cgil): “Pronti allo sciopero se salta il blocco dei licenziamenti”

Maurizio Landini

 di SALVATORE CANNAVO'
Il segretario della Cgil: “Con la libertà di cacciare e i bonus alle imprese per assumere vuoi far sostituire i lavoratori. Conte ci convochi. Da aprile dialogo più difficile”
“Giuseppe Conte ci deve convocare e dare una risposta su blocco dei licenziamenti, legge di Bilancio e fondi europei, altrimenti ci mobiliteremo”. Nel dirlo, il segretario della Cgil, Maurizio Landini, fa intendere di non escludere nulla, nemmeno lo sciopero.

Conte non vi ha dunque convocato sui licenziamenti?

Ancora non abbiamo notizie. Il governo si è preso l’impegno di riconvocare questo incontro. Sarebbe davvero contraddittorio dire che si intende ‘ripartire dal lavoro’ e in piena emergenza sbloccare i licenziamenti.

Ma con il presidente del Consiglio non vi sentite costantemente?

Dagli Stati generali non abbiamo avuto altri incontri. L’estate ha prodotto un rallentamento e non ho capito perché. Ora è il momento di un piano straordinario per il lavoro non per licenziare.

Sui licenziamenti potreste scioperare?

Non escludiamo nulla. Sicuramente, come movimento sindacale ci mobiliteremo, ma non ci interessa il conflitto per il conflitto, vogliamo risolvere i problemi delle persone.

Pesa l’offensiva di Confindustria?

Io credo che l’approccio di Carlo Bonomi non sia in sintonia con il bisogno di protezione che c’è nel Paese. Sanno anche le imprese che proteggere il lavoro oggi è la condizione per un futuro comune domani.

Qual è la vostra proposta?

Ridefinire un provvedimento di Cassa integrazione per Covid. Il governo ha proposto una proroga di 18 settimane e quindi per queste nuove 18 settimane va prorogato anche il blocco dei licenziamenti. Trovo contraddittorio che si unisca la decontribuzione alla libertà di licenziare. Ridurre le tasse per i nuovi assunti e prevedere i licenziamenti significa voler sostituire i lavoratori.

Che giudizio date sulla manovra di Bilancio?

Pensiamo che occorra investire sul serio sulla Sanità pubblica, fare assunzioni nel Pubblico impiego e nella Scuola. È il momento degli investimenti pubblici, di una riforma degli ammortizzatori sociali e una legge sulla non autosufficienza. Basta con gli incentivi a pioggia alle imprese. Vorremmo un tavolo per discutere di come si spendono i soldi europei. Servono riforme radicali, compresa quella fiscale e una vera lotta all’evasione.

Quella che è stata presentata non vi piace?

Deve essere più coraggiosa e riguardare anche i pensionati. Quella descritta nella manovra di Bilancio prevede risorse non sufficienti ed entrerebbe in vigore solo nel 2022. Serve qualcosa di più. Compresa la defiscalizzazione degli aumenti contrattuali.

Nei posti di lavoro c’è sicurezza?

È stato molto importante aver realizzato a marzo i protocolli di sicurezza e creato comitati nei luoghi di lavoro. Purtroppo le morti sul lavoro non sono un problema superato, dovremo fare una verifica. Emergono dei limiti e ci sono stati dei ritardi. Sulla scuola siamo di fronte a problemi ad esempio per la questione dei trasporti, per gli orari o la gestione degli spazi. Si è sentita la mancanza di un confronto con i sindacati.

Condivide l’approccio graduale del governo sul Covid?

Abbiamo sempre lavorato per fare in modo che si lavori in sicurezza: questo viene prima di ogni altra cosa. Occorre agire sulle criticità, ad esempio i tracciamenti nel sistema sanitario. I medici di base, i professionisti, i pediatri, la protezione civile potrebbero potenziare i test in luoghi sicuri.

Nessun lockdown?

Non abbiamo mai chiesto lockdown generalizzati, ma sempre e soltanto che si mettesse la sicurezza al primo posto. E quindi andranno fatte le verifiche sulla base di questo criterio.

Le misure di protezione sociale sono arrivate correttamente? O anche la Cgil ha qualcosa da lamentare con l’Inps?

Sicuramente ci si è trovati di fronte a una situazione straordinaria. Processare più di 11-12 milioni di prestazioni in 60-90 giorni non era mai successo. I problemi ci sono stati e vanno studiati dei sistemi che permettano di accelerare i tempi.

Lei ha lamentato sempre la distanza della politica dai temi del lavoro. C’è ancora questa distanza?

Siamo al banco di prova. Il punto di cambiamento è ora. La pandemia rende evidente il ruolo del lavoro senza il quale non si può sconfiggere il virus. Il cambiamento va fatto adesso.

Tradotto in proposte?

Noi abbiamo 5 priorità: sanità pubblica, lavoro sostenibile e non precario, sostenibilità ambientale, infrastrutture materiali e digitali, istruzione, scuola e formazione.

Sono progetti già in campo.

Ma siamo ai titoli, nessuno conosce il dettaglio. Solo nella Sanità, per sostituire chi è andato in pensione, servirebbero 50 mila assunzioni. Per investire davvero sul lavoro occorre cambiare le leggi fatte in questi anni. Il mercato da solo non è in grado di affrontare il cambiamento. Non basta tornare a prima del Covid. Occorre mettere al centro la persona, la qualità del lavoro, a partire dai giovani e dalle donne.

Il Fatto Quotidiano, 24 ottobre 2020

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