giovedì 15 ottobre 2020

L’anniversario. Orcel, cent’anni fa il sindacalista che unì contadini e operai

di AMELIA CRISANTINO

Palermo, 14 ottobre 1920, è sera. Provenienti dalla sede della Camera del lavoro di via Montevergini due uomini stanno tornando a casa ma dopo pochi metri, all’angolo fra il vecchio Cassaro e via Collegio del Giusino, un sicario si materializza nell’ombra e riesce a pugnalare al fianco uno dei due. I soccorsi sono tardivi e inadeguati, l’uomo che non ha ancora 33 anni muore nella notte all’ospedale San Saverio.
La notizia si diffonde in un baleno, l’aggredito è Giovanni Orcel, il segretario della Fiom, la Federazione del metalmeccanici che raccoglie gli operai della Fonderia Oretea e dei cantieri navali. È un leader molto amato, nell’unica sua biografia Giovanni Abbagnato ha scritto che Palermo reagisce all’assassinio con uno spontaneo sciopero generale che attraversa la città a lutto.

Sono giorni difficili per il movimento sindacale. La dialettica lavoratori-imprenditori è ancora di là da venire e i sindacalisti rischiano la vita: Orcel si impegna in prima persona, sa di essere in pericolo. Specie dopo il 29 febbraio di quello stesso 1920, quando a Prizzi era stato ucciso il suo amico Nicolò Alongi, ed era come un conto rimasto ancora aperto: la creazione di un comune fronte di lotta operai- contadini era stato un punto di forza del movimento dei Fasci siciliani, Orcel era tornato su quelle intuizioni. Aveva cominciato a collaborare con Alongi che dirigeva il movimento contadino di Prizzi, sperimentando forme di lotta unitaria che non tutti capivano: il Partito socialista ebbe, infatti, un atteggiamento di chiusura. A sostenere lo schieramento Orcel- Alongi troviamo soprattutto la Fiom: solo il blocco di potere agrario- mafioso comprende subito quanto può essere pericolosa quell’alleanza contadini- operai che Gramsci avrebbe in seguito teorizzato. Alongi era stato il leader riconosciuto dei contadini corleonesi, un ruolo carico di incognite. Per rimanere a Corleone, nel 1919 erano stati uccisi Giovanni Zangara e Giuseppe Rumore, il capolega collaboratore di Alongi. Si punta a soffocare ogni protesta con la paura. Ma gli operai della Fiom guidata da Orcel denunciano la mafia e, in un’epoca in cui la solidarietà dello Stato ancora non esiste, fanno una colletta per la famiglia Rumore.

Giovanni Orcel aveva attraversato la scena palermitana come una meteora. La sua famiglia era modesta, non aveva frequentato le scuole superiori ma aveva imparato il mestiere di tipografo che all’epoca era molto politicizzato. Quando comincia a seguire la Camera del lavoro di via Montevergini è ancora giovanissimo, presto diventa un militante " globale": fonda la Lega dei lavoratori del libro, aderisce ai gruppi della sinistra, dirige il settimanale La riscossa socialista, si impegna per la costituzione della prima federazione regionale del Partito socialista. Nel 1914 parte per Lipsia, vuole partecipare a un convegno come rappresentante dei tipografi. Lo scoppio della guerra lo costringe a fermarsi a Torino: ne approfitta per allacciare rapporti con altri politici e sindacalisti. È contrario all’intervento italiano nella prima guerra mondiale, e quando viene chiamato alle armi si impegna per allargare ancora la sua rete di contatti.

Finita la guerra, nel marzo 1919 diventa segretario generale della Fiom, la punta avanzata del movimento sindacale di Palermo ed è un leader nato. Non si ferma alle rivendicazioni della categoria che pure sono oggi tanto ovvie da sembrare " naturali" come le ferie retribuite, le otto ore di lavoro al giorno, l’eliminazione delle gabbie salariali dove gli operai del Sud vengono pagati di meno o gli aumenti salariali agganciati al costo della vita. Orcel comprende l’importanza dell’industria che, in una società arretrata come quella siciliana, può trasformarsi in veicolo per il cambiamento: i suoi metalmeccanici lottano pure contro il carovita, perché nelle città il prezzo del pane è ancora importante. E con la forza d’urto della Fiom dalla sua parte, Orcel chiede la formazione di una commissione comunale per il controllo dei prezzi.

Intanto, dopo i licenziamenti dell’estate, il 4 settembre gli operai hanno occupato il Cantiere navale presidiato dalla polizia: sono entrati da un foro nel muro di cinta, il Consiglio di fabbrica ha organizzato la ripresa delle attività e una delle navi in lavorazione viene battezzata "Nicolò Alongi". L’occupazione continua sino al 29 settembre, poi la Fiom si divide fra gli intransigenti decisi a resistere e chi vorrebbe una mediazione. Lui guida gli intransigenti, ma da segretario della Fiom gestisce anche le trattative per un accordo con la proprietà del cantiere: una decisione sofferta che non tutti comprendono e gli avversari si scatenano. Il sindacalista rivoluzionario che conquista operai e contadini è circondato dalla diffidenza.

Nella lettura dello storico Giuseppe Carlo Marino il 14 ottobre 1920 la mafia chiude il conto aperto quando, assieme ad Alongi, Orcel aveva voluto creare il fronte unito operai- contadini. In Sicilia il "biennio rosso" aveva prodotto un lungo elenco pieno di nomi, di caduti il cui esempio tante volte è stato dimenticato. Stavolta c’è però uno strascico inaspettato.

Il 17 aprile 1971 Marcello Cimino pubblica su L’Ora la ricostruzione dell’omicidio Orcel: pare che il sicario abbia confidato a suo fratello – che era un militante socialista – non solo la propria colpevolezza ma pure il nome del mandante, Silvestre Gristina inteso Sisì, da Prizzi, responsabile anche dell’uccisione di Alongi. E pare che, mentre lo Stato archiviava come avvenuti ad opera di ignoti l’uccisione dei due sindacalisti, una sommaria " giustizia proletaria" abbia colpito il Gristina, colpevole o meno che fosse, ma anche lui morto pugnalato in una strada palermitana.

La Repubblica Palermo, 14 ottobre 2020


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