lunedì 12 ottobre 2020

Gigi Proietti: "Mi sono liberato davvero quando ho smesso di tingermi i capelli"


Gigi Proietti

di SILVIA FUMAROLA
L’attore compie 80 anni. Ha appena girato un film e sta scrivendo un libro
Gigi Proietti se ne sta a casa «buono buono, perché questo non è il periodo per fare gli spiritosi e perché ormai c’ho un’età. Non la posso manco nascondere». Il 2 novembre compie 80 anni. L’attore formidabile di A me gli occhi please , il truffatore di Febbre da cavallo , il carabiniere più amato nei panni del Maresciallo Rocca , il visionario che «dove c’erano immondizia e siringhe» ha messo su il Globe Theatre, non ama i bilanci e neanche le celebrazioni. Ha girato la commedia Io sono Babbo Natale di Edoardo Falcone (uscirà a dicembre) con Marco Giallini ex galeotto, coppia formidabile.

Proietti, allora sta davvero buono a casa?

«Buonissimo. Non è un periodo facile per nessuno. Deprime perché fanno a gara a chi te mette più paura ma fanno bene. Non sono un guascone, la situazione è seria e poi spuntano quelli come Trump, pericolosissimi. Ci si fa belli trasgredendo. Non sai come girarti, mi mette un po’ d’ansia proprio la mancanza di sacralità della vita da parte dei vecchi citrulli e dei ragazzini, a prescindere dal Covid.

La vita è una. So’ diventato vecchio?».

No, saggio. Le danno sempre fastidio «le parole che nascondono il vuoto»?

«Ho avuto qualche problemino di salute e mi sono visto la tv di seguito. Quando parlano del coronavirus dicono tutto e il contrario di tutto. E lo dicono insieme, nello stesso programma. Nessuno obietta: ma che state a di’?».

La cosa peggiore è sempre «avere colleghi tristi»?

«Per amor di Dio, sono tremendi.

Questo è un mestiere strano, ha tutti i difetti, ma il gusto della battuta me lo fa diventare simpatico. Se manca pure quella... Alcuni non fanno un sorriso neanche se gli spari».

Il rapporto con l’età?

«La vecchiaia c’è e non puoi farci niente. Non mi ricordo chi ha detto: "Alla mia età, la malattia è questa". È una malattia da logoramento, però non mi va di essere pessimista, ringrazio i miei genitori per il senso dell’ironia. Aiuta. Pensi ai capelli».

Ha una testa leonina.

«Mi sono liberato da quando non mi tingo più. Girando Il maresciallo Rocca cominciavo a imbiancare, bisognava ritoccare sempre: sembravo incatramato. Una volta venne uno a farmi la tinta a casa e uscì fuori un colore violaceo. Sul set erano disperati. Allora ho deciso di tagliarmi i capelli. Per abituarti al bianco ci metti tempo, passi davanti a una vetrina e ti domandi: chi è quel signore anziano?».

Non starà a casa senza fare niente, che combina?

«Sto scrivendo un libro, titolo ‘Ndo cojo cojo , fuori da ogni regola.

Racconterò degli amici, della gente che ho incontrato».

Chi sono i suoi amici?

«Per motivi diversi ce ne sono stati vari. Ho amato la frequentazione con Vittorio Gassman, non era un maestro di vita ma era un uomo di un’intelligenza finissima, molto più moderno di quanto si potesse immaginare. Sensibilissimo, non a caso ha sofferto di depressione».

È capitato anche a lei?

«Appaio come una persona molto sicura di sé ma ho fragilità mostruose, anzi, suonano ancora più profonde perché sono a contrasto».

Chi ha capito che doveva fare questo mestiere?

«Lello, il mio più caro amico: ha 90 anni. È il sassofonista che suonava con me quando facevo il cantante.

Intanto frequentavo il Centro universitario teatrale. Venne a vedermi, recitavo Le sedie di Ionesco insieme a Silvana De Santis. Avevo 19 anni. Mi disse: "Tu ancora studi e vieni a canta’ la sera? Questo è il mestiere che devi fare". È stato importante come quando Gassman disse di me e di Carmelo Bene: sono bravi. Una parola di stima da parte di un grande aiuta».

È sempre di sinistra?

«Uno che è di sinistra, specialmente della mia età, rimane di sinistra. Una volta significava un’appartenenza e mi auguro che si ritorni a un rapporto più intelligente, più aperto, perché poi la sinistra si è chiusa. Sono di sinistra in maniera naturale, non potrei essere altrimenti anche se non sono d’accordo quasi mai con quello che fanno. Quanto aveva ragione Nanni Moretti quando in Aprile diceva a D’Alema: "Dì qualcosa di sinistra".

Non la dicono mai».

La Repubblica, 12 ottobre 2020

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