domenica 6 settembre 2020

Parigi addio, svanito il sogno della figlia del boss Riina


Ha chiuso il bistrot tornando a Corleone. Forse trasferita di nuovo: qualcuno sussurra che sia andata in Canada. 
E' svanito in pochi mesi il sogno di cambiare vita trasferendosi nella Ville Lumiere per Lucia Riina, 40 anni,  una dei quattro  figli del boss corleonese stragista Totò, morto nel 2017 in carcere dove era finito dopo 24 anni di latitanza. La più giovane dei rampolli Riina era sbarcata a Parigi nell'autunno 2018 aprendo il bistrot "Corleone by Lucia Riina" dove alle pareti aveva appeso le sue opere pittoriche. A gennaio  2019 dopo che la notizia si era diffusa e i media avevano fatto servizi provocando reazioni anche del sindaco di Corleone cui non era piaciuto il nome della cittadina nell'insegna, e suscitando anche l'aggressività del marito di Lucia, Vincenzo Bellomo, che ha inseguito operatori televisivi lanciandogli contro oggetti, la coppia aveva deciso di togliere il nome pesante dal ristorante.


"Non ho cercato di provocare né di offendere nessuno - aveva detto Lucia - volevo soltanto valorizzare la mia identità di artista-pittrice. E anche mettere in risalto la cucina siciliana. Affinché non ci sia nessun malinteso, vi annuncio che ho deciso di ritirare il mio nome dall'insegna del ristorante e dalle pubblicità, anche se mi dispiace che la mia identità di pittrice e di donna venga negata".


Ma nel luglio 2019 Lucia con marito e figlia ha deciso di salutare rue Daru e tornare a Corleone.  Nel paese dei boss che hanno gestito Cosa nostra per un quarantennio però la  donna da qualche tempo non si vede. C'è chi dice si sia trasferita scegliendo una meta lontana. Nessuno in paese parla apertamente ma qualcuno sussurra che i Bellomo siano andati in Canada.


Pascal Fratellini, ultimo discendente della famiglia di un celebre trio di artisti circensi originari di Firenze che fece fortuna in Francia, socio dei Bellomo nel locale parigino, dice che Lucia ha lasciato Parigi nell'estate 2019 "non avevano legami, non parlavano bene il francese, e forse mancavano loro i familiari". "Andare a trovare lo zio - aggiunge - o il fratello che sono in carcere era molto difficile. Per loro i legami sono importanti. Quando stavano in Francia la madre chiamava tutti i giorni per avere notizie: 'Cosa succede a Parigi?'" Il bistrot parigino non ha riaperto dopo il lockdown. Fratellini spera di riaprire a breve anche se "il ristorante è solo una parte della mia attività, il mio principale business sono i locali notturni che scontano però la crisi in modo più forte".

La Repubblica Palermo, 6 settembre 2020

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